Com’è distante, di un altro mondo, quel “debuttante” di Claudio Scajola, Ministro degli Interni che, in Parlamento, ha tentato puntigliosamente e pervicacemente di giustificare l’inaudita violenza delle forze dell’ordine.
Violenza che ha colpito pacifici manifestanti, mentre black bloc e provocatori devastavano la città abbandonata a sé stessa.
Scajola, all’epoca ministro dell’Interno: “Non dimenticherò mai la morte di Giuliani”
Presidente del Consiglio dell’epoca era Silvio Berlusconi, al Viminale c’era Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia e presidente della Provincia, che in una intervista ricorda: “Non scorderò mai l’immagine della morte di Giuliani: quella gestione non riuscita dell’ordine pubblico, in cui un carabiniere alle prime armi ha rovinato la stessa sua vita sparando e uccidendo un altro giovane”.
In città, arrivarono a migliaia per un contro-vertice: erano gli “alteromondisti”, il movimento dei No global. La scelta di Genova, ricorda oggi Scajola, “la ereditammo dal Governo D’Alema”. Una decisione, dunque, già presa e difficile da modificare proprio per la macchina organizzativa della sicurezza, quella stessa sicurezza finita con la condanna dell’Italia da parte della CEDU che sentenziò come fosse stato violato l’articolo 3 della Convenzione dei diritti umani, sul reato di tortura. In Italia, bisognerà attendere il 2017 per una legge contro un simile reato”.
LA STAMPA del 16 luglio 2026- Scajola: “È stata una delle pagine più buie della storia della Repubblica”. L’ex ministro dell’Interno: “Il governo non avvallò la sospensione delle leggi”
IL CORRIERE DELLA SERA 17 FEBBRAIO 2002-
LO OPPOSIZIONI: RIFERISCA AL PARLAMENTO – Le opposizioni hanno chiesto che il ministro delle’Interno Scajola riferisca in Parlamento sui fatti di Genova e la sinistra chiede una commissione d’inchiesta sui fatti di Genova del luglio scorso.AGNOLETTO: SI DIMETTA – «Le dichiarazioni di Scajola confermano quello che noi abbiamo immediatamente detto a Genova. Non ci siamo trovati nè di fronte a un susseguirsi di fatti casuali nè ad episodi di legittima difesa ma bensì ad un piano repressivo preparato in precedenza dal Governo con settori dei servizi segreti e con i Carabinieri. Un piano nel quale era prevista la possibilitá che qualcuno rimanesse ucciso ». Così Vittorio Agnoletto commenta quanto detto dal ministro dell’Interno circa l’ordine di sparare impartito alle forze dell’ordine, la sera successiva la morte di Carlo Giuliani, se qualcuno dei no-global avesse invaso la zona rossa del G8. Nel chiedere le «dimissioni di Scajola», Agnoletto aggiunge che «ciò spiega come mai per far salire la tensione siano stati lasciate arrivare nel centro di Genova centinaia di black-bloc infiltrati da forze dell’ordine e da estremisti di destra come noi avevamo giá denunciato la sera del 18 luglio. Ci sono documentazioni sulle infiltrazioni mentre il corteo pacifico del Carlini fu attaccato dai Carabinieri totalmente a freddo . È ridicolo il tentativo di Scajola di non assumersi la responsabilitá di quanto avvenuto il 20 luglio affermando che l’ordine di sparare è stato dato solo la sera del venerdì».LA SMENTITA DEI FUNZIONARI DI POLIZIA – «Le dichiarazioni del ministro Scajola lasciano assolutamente sorpresi coloro che a Genova hanno avuto le maggiori responsabilitá dell’ordine e della sicurezza pubblica. C’è da dubitare che il ministro possa essere stato del tutto frainteso in quanto si può affermare con certezza che nessun funzionario di quelli che avevano, anche ai massimi livelli, le responsabilitá operative dell’ordine pubblico a Genova, abbia mai ricevuto l’ordine di sparare sulle folle in caso di invasione della zona rossa». Lo afferma Giovanni Aliquò, segretario dell’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia, in prima linea a Genova nei giorni del G8. L’ordine di sparare del quale ha parlato il ministro dell’Interno, in caso di invasione della zona rossa, «ove fosse stato impartito – aggiunge Aliquò – sarebbe stato comunque manifestamente criminoso e i funzionari di Polizia si sarebbero semplicemente rifiutati di eseguirlo mantenendo l’ordine pubblico ed assicurando l’incolumitá dei partecipanti al summit con gli strumenti ordinari, atteso che all’interno della zona rossa era stata provvidenzialmente creata una seconda cintura di sicurezza».FORZE ARMATE – «Se il ministro intendeva, invece, riferirsi all’impiego dei mezzi e delle potenzialitá delle forze armate in caso di attacco dai cieli o con metodologie di guerra, è certo che ciò travalica le competenze ordinarie ed implica livelli di responsabilitá diversi e più alti da quello del dicastero dell’Interno – osserva ancora Aliquò -. Conosciamo le minacce che hanno gravato sul G8, e sappiamo che, al di lá di marginali problemi di ordine pubblico, la Polizia di Stato italiana, con le altre forze, ha garantito in condizioni eccezionali un evento eccezionale»
