Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La mia geografia immaginaria e la Brinenga tra Cairo e Rocchetta


Non avevo mai sentito parlare di geografia.

di Bruno Chiarlone Debenedetti
Mio padre Dante e Paini provano i fucili: 1946

Da piccolo sapevo cosa era la storia perchè mio nonno e mia nonna, i genitori di mio padre, le sere d’inverno davanti alla stufa, che riscaldava la loro cucina, mi raccontavano qualche favola che avevano sentito da piccoli e le chiamavano storie. Poi quando chiedevo loro ancora storie e loro non ne conoscevano più, mi raccontavano della storia dell’Italia, la leggenda di Romolo e Remo allattati dalla lupa e la fondazione della grande città di Roma.

Poi mi elencavano a memoria i nomi delle altre città, come Savona, dove abitava la zia Beppa e dove c’era il mare, come  Genova, la città più grande della Liguria. Poi nominavano Milano con il maestoso Duomo e Torino dove passava il Po. Senza nominarla mai mi parlavano di geografia, una parola che sentii per la prima volta a scuola. Però mi ero già fatto un’idea della geografia quando sentivo mio padre che parlava di caccia con i suoi compagni di squadra oppure dei luoghi dove nascevano i funghi.
Nominava i boschi della Rampaiana, le piante di Cian Pachino, oppure la volpe che aveva visto al Gioino, in Prà Ellera (Prueglia) e alla Funga.
I compagni parlavano della lepre che era sfuggita ai loro cani da caccia sopra la Brinenga. Poi c’era il Laiazzo e il Cianlazzo, scendendo a valle si trovava l’Arbu der Mangu e la Cappella di San Bartumè che aveva fatto costruire Nicola.

Amiche di un tempo a Rocchetta

Mi rendevo conto che il mondo andava oltre il cerchio dei monti che contornava Rocchetta o Cairo. Quando sentii dire che la terra era rotonda pensai che girando su me stesso e vedendo tutt’attorno le cime dei monti disposti in cerchio, quella era proprio la terra rotonda. Molto più tardi lessi nei racconti di Abba che anche lui da bambino pensava che il controno dei monti fosse il confine del mondo.

Sono ricordi per me primordiali e sono i luoghi che sentii nominare dai grandi che li conoscevano per averli percorsi in lungo e in largo nella loro infanzia e ancora dopo, quando andavano a caccia o ispezionavano i boschi alla ricerca dei funghi.
Come li sentivo nominare li collocavo in una geografia immaginaria, li disponevo in spazi ampi seguendo le indicazioni orali degli adulti. Inserivo le strade e i ruscelli perchè gli amici del papà erano precisi nelle descrizioni. Nominavano le piante con i nomi dialettali che mi rimasero impressi e i proprietari dei boschi. Una materia affascinante che mi ha permesso di portarmi dietro e riconoscere ancora oggi i nomi delle piante e i luoghi della mia infanzia.
Bruno Chiarlone Debenedetti
Babbo Natale a Rochetta

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B. Chiarlone

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