Villa Cilea a Varazze è una splendida dimora ottocentesca che fu residenza del maestro Francesco. Cilea, uno dei più brillanti compositori di musica classica del XX secolo, riconosciuto a livello a mondiale.
di Gianfranco Barcella


Nel corso degli anni, si sono succeduti annunci, appelli, promesse ma nulla è cambiato. Anche il tentativo del consigliere regionale varazzino Alessandro Bozzano di sensibilizzare la SIAE, proprietaria per lascito testamentario della villa, affacciata sul Mar Ligure non è riuscito a smuovere le acque.
Gli anni dei fondi europei sono tramontati mentre la SIAE si limita a mantenere una manutenzione di base senza alcuna volontà manifesta di valorizzare quel sito culturale di grande pregio storico-artistico. La storia scritta sulle pareti prestigiose di quella dimora è la seguente: Francesco Cilea e Rosa Lavarello si sposarono a Varazze il 20 Giugno 1909 e presero dimora presso <Villa Rosa casa Lavarello>, conosciuta ai più, ora, con il nome di <Villa Cilea>.
Costruita nell’Ottocento in stile liberty è circondata da un ampio giardino a due passi dal mare e si sviluppa su tre piani con grandi saloni arricchiti da affreschi del De Servi. All’interno sono ancora custoditi beni del patrimonio artistico del Maestro; il suo pianoforte a coda, alcuni manoscritti, spartiti inediti, nonchè la scrivania personale del musicista.
Il 24 Febbraio 1960 Risa Lavarello donò l’immobile alla SIAE affinché venisse destinato a favorire l’incremento del patrimonio artistico della Nazione con particolare preminenza riguardo alla <musica lirica, sinfonica e da camera, a vantaggio dei compositori di tale genere di musica e per quelli di libretti d’opera o testi per musica sinfonica-corale>.
Attualmente la villa risulta inagibile ed in vendita con il rischio di perdere un patrimonio culturale non solo per Varazze, la città che conferì al Maestro la cittadinanza onoraria, ma per tutti noi. Perdi più a Varazze manca un polo museale, una sala mostre ed una sala concerti.Una città che potrebbe raccontare molto di Sbarbaro e Montale è del tutto priva di strutture culturali adeguate.
Eppure tutto tace: un silenzio imbarazzante avvolge tutta la città, rispetto ad un bene che la arricchisce ed è ignorato da milioni di turisti che transitano a pochi passi dall’Aurelia e resta nell’abbandono e nell’oblio a testimonianza della miopia delle politiche pubbliche a favore della conservazione della bellezza architettonica e della cultura, Francesco Cilea, compositore calabrese di origine.
Per me, si sta rivoltando nella tomba. A Palmi, infatti, Fracesco Cilea nascque nel 1866. Il Conservatorio di Reggio Calabria è intitolato a lui. I giovani del Conservatorio hanno eseguito le musiche del Nostro soprattutto nelle edizioni del Festival: In viaggio con Cilea! Chissà… Forse la Regione Calabria potrebbe intervenire a sostegno dei Liguri….
Il blog Trucioli.it nel numero 57 del 28 ottobre 2021 già mise il dito nella piaga. Il pezzo iniziava mettendo in luce la mancanza si <un grande polo culturale a Varazze> e questo posto avrebbe potuto essere Villa Cilea e non solo. Oltretutto Villa Cilea è stato censito tra i luoghi del Cuore del Fai (Fondo Ambiente Italiano). Forse potrebbe acquisirla. Ancora il consigliere Bozzano così si era espresso in merito ”Perdere un bene di tale valore storico-culturale farebbe arretrare l’intera Regione Liguria e quindi la nazione tutta, sotto il profilo della conservazione di luoghi che per loro stessa natura devono essere conservati in quanto direttamente appartenenti alle più importanti personalità del mondo dell’arte e della musica del nostro territorio”.
Ricordo a me stesso l’art.9 della Costituzione che testualmente recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. I primi dodici articoli della Costituzione Italiana contengono i <cosiddetti principi fondamentali>, valori alla base dell’ordinamento repubblicano immodificabili neppure attraverso il procedimento di revisione costituzionale. L’inserimento dei principi fondamentali nell’incipit della Costituzione non è affatto causale ma risponde al preciso intento dei Costituenti di evidenziare anche testualmente l’importanza, fugando al contempo ogni possibile dubbio circa la loro immediata efficacia ed applicabilità.
Inoltre una delle importanti attività istituzionali della Soprintendenza è il riconoscimento dei beni culturali mobili ed immobili e la loro conseguente immissione nel regime di tutela, mediane una serie di iniziative e di procedimenti tecnco-amministrativi volti a confermare e regolare i diritti e comportamenti inerenti a questi beni. I beni culturali di proprietà pubblica o appartenenti a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici, sono sottoposti a vincolo di tutela diretta dell’interesse culturale e non possono essere alienati, esportati all’estero o sottratti alla pubblica fruizione senza che vi sia un’autorizzazione da parte dell’ente che ne cura la tutela, ossia il Ministero della Cultura che opera sul territorio attraverso i suoi uffici periferici.
Inoltre il dispositivo dell’art.733 del Codice Penale recita così: “Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda non inferiore a euro 2065. Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata”.
Si tratta di reato proprio, in quanto può essere commesso solo dal proprietario e, secondo l’orientamento dottrinale ora maggioritario, anche dal possessore o dal detentore.
Gianfranco Barcella



