Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Giornalista e turista a Riva Ligure sulle orme del suo dimenticato poeta Francesco Pastonchi. Il rapporto col paese, la sua gente, le atmosfere di un tempo. E oggi neppure lo IAT


Se è vero che per capire il presente è necessario conoscere il passato, la vita e la letteratura di Francesco Pastonchi sono un ottimo esempio di esercizio a ritroso nel tempo. Con lui e grazie a lui possiamo immergerci nel clima sociale e nella temperie culturale a cavallo di due secoli.

di Ezio Marinoni

Il poeta di Riva Ligure Francesco Pastonchi

A Riva Ligure una lapide mantiene questo grande poeta, oggi in parte dimenticato o trascurato. Una cittadella di 2.711 residenti distribuiti su una superficie di appena 2 km².  Sono  1.478 le seconde case, il 52% del patrimonio immobiliare del comune è utilizzato per scopi turistici pochi mesi all’anno. E in parte interessato da affitti brevi. 16 hotel e 1 o 2 strutture ufficiali definite residence.

Paese natale

Lungo l’unica strada strette case

saldate insieme, frustate dal vento

marino che sa d’alghe e di catrame,

e il mare è lì, frange alle soglie, arremba

in secco i gozzi all’orlo della piazza

getta barbagli nei fondachi bui,

di là campagna tra muretti d’orto

e il gelsomino sul pozzo e la pace

mistica dell’ulivo che inargenta.

Liguria aspra e soave, tu mi stai

nel cuore. Qui visse le sue veglie

di fanciulla mia madre, e qui posare

dall’errabonda vita sarà dolce.

Qui si trovano le spoglie e la lapide, attigua a una chiuesetta, di Francesco Pastochi 

La lapide è stata posta dal Comune, nel trentesimo anniversario della morte di Pastonchi, sulla facciata della casa attigua alla chiesa parrocchiale (ex Palazzo Lombardi).

Ripercorriamo in breve la sua ricca biografia. Francesco Pastonchi nasce a Riva Ligure, oggi in provincia di Imperia, il 31 dicembre 1874, da padre toscano e da madre ligure. I genitori si trasferiscono a Torino negli anni Ottanta, dove Francesco frequenta l’Università e studia sotto Arturo Graf.

Pubblica le prime poesie sul periodico Il venerdì della contessa, sulla Gazzetta Letteraria e sul quotidiano La Gazzetta del Popolo della domenica.

Nel giugno 1903, insieme a Domenico Chiattone e allo scultore Leonardo Bistolfi, fonda il periodico di storia, arte e letteratura Il Piemonte. Lasciata questa rivista, crea il settimanale letterario Il Campo, una fugace esperienza letteraria che esce a Torino dal 20 novembre 1904 al 31 dicembre 1905.

Francesco Pastonchi ha l’arguzia che lo porta a soprannominare Gozzano “il terzo Guido”; innamorato del poeta canavesano, è il primo a evidenziare l’inadeguatezza e l’insufficienza della definizione crepuscolare della sua poesia.

Nel 1935 riceve l’incarico, «per chiara fama», di professore di lingua e letteratura italiana all’Università di Torino; dal 16 giugno 1939 è membro dell’Accademia d’Italia.

I suoi versi attraversano varie tendenze letterarie: parnassianesimo, estetismo, decadentismo.

Nel suo tempo ha goduto di larga fama; le sue migliori poesie, a detta dei critici, si ritrovano nelle ultime raccolte (I versetti e Endecasillabi) nelle quali, ormai in età matura, si lascia andare a una sincera malinconia e allo stesso tempo mette in risalto, oltre alla consapevolezza della propria solitudine, gli aspetti semplici ed esaltanti della natura.

Muore a Torino il 29 dicembre 1953, nel suo appartamento di via Riccardo Sineo, con il desiderio di essere sepolto al paese natio. Questa via è situata nel quartiere Vanchiglia di Torino, a brevissima distanza dallo sferisterio che non c’è più, intitolato a Edmondo De Amicis (nato a Oneglia il 21 ottobre 1946 e morto a Bordighera l’11 marzo 1908) , costruito nel 1895 e abbattuto nel 1967 per fare spazio ad anonimi condomini.

A Riva Ligure Francesco Pastonchi ritornerà nel suo ultimo viaggio terreno.

Bisogna andarla a cercare, l’ultima dimora di questo poeta che ha voluto riposare qui per sempre. Nessuna indicazione in paese, peraltro sprovvisto di ufficio del turismo.

Questo fine letterato è un esempio dell’eterno ritorno, la fine arriva dove tutto ha avuto inizio.

Cerco la chiesetta dove vi è la sua sepoltura; vado verso l’interno del paese, attraverso una zona di moderni caseggiati, condomini creati per essere seconde case e ospitare turisti sempre più frettolosi e fugaci, e rimanere chiusi per gran parte dell’anno, con le loro tristi tapparelle abbassate già a settembre.

La prima sorpresa che trovo è la “staccionata” in listelli di cemento a punta triangolare che divideva il paese dalla ex Ferrovia dei Cipressi. Un casello è diventato abitazione privata, da lì inizia la via del Santuario.

Riva Ligure lantica chiesa di San Maurizio

L’antica chiesa di San Maurizio è ora il Santuario della Madonna del Buon Consiglio. Questa chiesa è un simbolo e un elemento storico nel quale si riconoscono gli abitanti di Riva Ligure. Già il primitivo nucleo abitato viene identificato in relazione a questa chiesa, vicina alla strada litoranea di origine romana. La sua prima citazione risale ad un documento del 1205, riguardo al vicino fossato che scendeva da Pompeiana, detto “fossato di San Maurizio”. Nei pressi esisteva un mulino e l’intera zona era stata messa a coltura, soprattutto con vigne. Da San Maurizio si distaccherà nel 1443 la chiesa parrocchiale di Santo Stefano al Mare.

Pochi metri dopo l’ex casello appare la chiesa: il sole al tramonto la colpisce in pieno e ne fa risaltare la facciata. Oggi il silenzio è la nota dominante; a fine Ottocento, quando il piccolo Pastonchi muoveva i suoi primi passi, il contesto doveva essere ben diverso e fortemente animato. Penso a campi coltivati, qualche filare superstite, stradine sterrate fra muretti a secco e lo sbuffare dei primi treni (il poeta nasce quando la ferrovia è in funzione da appena due anni), lo sguardo stupito dei contadini e qualche dama a passeggio con cappello e veletta.

Addossata alla navata destra della chiesa è la tomba di Francesco Pastonchi, trasformata in un piccolo mausoleo. Sulla pietra scarna è inciso:

… un sol ramo, sul muto

sasso, io vi chiedo, un ramo che l’adorni:

unico e a me sempre invocato alloro.

Francesco Pastonchi

Mi fermo in rispettoso silenzio al cospetto dell’uomo e della sua arte, perché la poesia nasce dal silenzio per parlare a tutti e scendere dentro i cuori.

Ezio Marinoni

DA ENCICLOPEDIA DELLA LIGURIA EDITA DAL SECOLO XIX NEL 2000

IL SECOLO XIX: 2 LUGLIO 2019 ORDINANZA DEL SINDACO:

STOP AI TURISTI SEMINUDI IN STRADA

 


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Ezio Marinoni

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