Il capolavoro verdiano proposto per la stagione lirica estiva dell’Opera Giocosa ha convinto sul piano musicale, con l’eccellente Abigaille di Caterina Meldolesi. Il programma di sala interamente realizzato dagli studenti del progetto Giovani all’Opera 2.0.
di Angelo Magnano
Sebbene lo slogan “Tutti in salvo! Nessun escluso” ammiccasse senza ombra di dubbio alla chicca della semisconosciuta “Arca di Noé” di Britten, non vi erano dubbi che la punta di diamante della stagione lirica estiva del teatro dell’Opera Giocosa fosse il “Nabucco”, che ha infatti richiamato sul Priamar una notevole folla, tanto attratta dal capolavoro giovanile di Verdi da sfidare il caldo opprimente dei giorni di fine giugno.
Interessante la produzione, un nuovo allestimento realizzato in tandem con l’Ente luglio musicale trapanese, la Provincia di Lecce e il Teatro Politeama Greco di Lecce, e che il prossimo anno approderà nientemeno che alla Fenice di Venezia. A firmare l’allestimento, che faceva abbondante uso di americane, di immagini proiettate e di giochi di luci, una squadra composta dal regista Renato Bonajuto, dallo scenografo savonese Lorenzo Trucco e dal costumista Artemio Cabassi, il cui intento dichiarato mirava “ad una collocazione ‘senza tempo’ in modo da sfrondare certe ridondanze e riportare tutto alla purezza cristallina di una partitura di forte impatto”.
Ne sortiva un singolare intreccio fra immagini e costumi che richiamavano il periodo della biblica vicenda e tralicci ed americane che invece detemporalizzavano l’azione, realizzando una sorta di congegno metateatrale accentuato dal passaggio frequente dei macchinisti ad ogni cambio di scena. Indubbiamente l’ambientazione dell’allestimento nel suggestivo piazzale del maschio favoriva il potere evocativo delle proiezioni, che spesso si sposavano bene con le mura della fortezza savonese, sarà però da verificare se l’effetto si manterrà tale in uno spazio scenico come quello del gran Teatro veneziano. Al netto di queste considerazioni, restava il fatto che, quanto a movimenti scenici dei cantanti, la regia si uniformava largamente alla prassi d’antan di farli stare il più possibile immobili e piazzati in pose alquanto stereotipate. Un Nabucco, quindi, tutto sommato “tradizionale” dentro una cornice che solo in parte raggiungeva gli obiettivi dichiarati.
Ben venga allora la parte musicale, che ha scaldato i cuori dei presenti assai più dell’allestimento. Merito di un cast vocale che si è rivelato all’altezza della prova; di un’orchestra, la Sinfonica di Savona, che meglio di altre volte ha saputo far “cantare” la partitura verdiana grazie alla direzione duttile di Giovanni Di Stefano; del coro del Teatro dell’Opera Giocosa, ottimamente guidato da GianLuca Aschieri e capace di dare i giusti colori ai numerosi interventi (non ultimo un commovente “Va’ pensiero”, così come il coro d’apertura “Gli arredi festivi” di cui è costellato lo spartito. Della direzione di Giovanni Di Stefano si è apprezzata la capacità di distendere i tempi delle oasi liriche, dando un respiro belliniano a pagine come il mirabile duetto fra Nabucco e Abigaille del terzo atto, e di imprimere agogiche incalzanti ai passaggi più infuocati della vicenda senza mai trascurare una concertazione attenta alle singole voci orchestrali e – particolare non secondario – senza mai cedere alla tentazione di sopprimere i “daccapo” nelle cabalette, ma anzi valorizzandone l’efficacia drammaturgica.
Tra i solisti, la palma d’onore è andata a Caterina Meldolesi, vincitrice del concorso “Voci verdiane” di tre anni fa ed ormai affermata sui più importanti palcoscenici italiani. La sua Abigaille ha impressionato per la tecnica d’alta scuola che il soprano ha sfoggiato, sia nel padroneggiare i perfidi passaggi di registro disseminati da Verdi con una sicura pienezza di voce tanto negli acuti quanto nei gravi, sia nel conferire all’intrigante usurpatrice verità drammatica grazie alla ricca tavolozza di accenti e ad un fraseggio sempre ben calibrato sulla parola scenica. Dominatrice, ed applauditissima con merito. Ha convinto meno il noto baritono Ankhbayar Enkhbol, dal quale ci si attendeva un Nabucco più incisivo. Nella recita del 27 giugno ha esordito nel primo atto quasi sotto tono, per poi crescere in intensità espressiva nei successivi tre atti e culminando in un partecipe “Dio di Giuda”. Qualche smagliatura vocale ha fatto intuire un suo probabile affaticamento, che giustificava la prestazione non del tutto appagante.
Il ventisettenne basso genovese Giovanni Battista Parodi (poteva essere di un’altra città?) ha convinto nell’importante ruolo di Zaccaria: un sommo sacerdote forse fin troppo giovanile, ma autorevole nella ben impostata linea di canto, che si è esaltata nella sublime aria “Tu sul labbro de’ veggenti”, distillata con nobiltà d’accenti. Di squisita eleganza la prestazione del mezzosoprano Angela Schisano, a proprio agio nel ruolo di Fenena. Un ruolo che, sia pur marginale rispetto a quelli dei tre protagonisti, richiede notevoli doti interpretative che non sono mancate alla talentuosa allieva di Renata Scotto. Meno convincente il tenore Samuele Simoncini nei panni di Ismaele: a qualche incertezza d’intonazione si associava un’emissione poco raffinata del canto.
Di spessore la voce di Mariano Orozco, nel ruolo del gran Sacerdote, e positiva anche la prestazione del tenore Gianluca Moro (Abdallo). Mi sia concessa un’affettuosa menzione di Carola Marasco, che ricordo giovanissima voce bianca al Carlo Felice negli anni in cui ero suo parroco a Cogoleto. Quale piacere ritrovarla nella piccola parte solista di Anna, disinvolta in scena ed ottimamente calibrata con i colleghi più esperti nei concertati che l’hanno vista impegnata. Auguri di cuore Carola, per un cammino sempre più luminoso.
Menzione d’onore, infine, per il programma di sala del “Nabucco”: non il solito centone di autorevoli critici musicali, bensì i commenti e gli elaborati grafici degli studenti dell’istituto “Ferraris Pancaldo”, del liceo classico “Chiabrera – Martini”, del liceo “Della Rovere” e dell’istituto “Boselli Alberti Mazzini Da Vinci” coinvolti nel progetto Giovani all’Opera 2.0, ideato dall’Opera Giocosa e sostenuto dalla Fondazione De Mari. Un modo alternativo, e sicuramente più fresco, per raccontare il Nabucco.
La stagione estiva dell’Opera Giocosa vira decisamente verso un altro genere musicale, come si intuisce dal titolo della serata del 4 luglio (ore 21): “Italian swing night”, che vedrà esibirsi la Tigullio Big band Jazz orchestra. Ma attenzione: per chi si fosse perso “L’arca di Noè” di quel sublime geniaccio di Britten, l’occasione per scoprirla sarà la replica (ad ingresso gratuito) prevista domenica 19 luglio alle ore 21 nella chiesa concattedrale di Noli nell’ambito del NoliMusicaFestival 2026.
Angelo Magnano
