
Grande ispiratore della vittoria al Referendum sulla fecondazione assistita e grande ideologo della dottrina sui “valori non negoziabili”.


2/IL 16 GENNAIO 2024 TRUCIOLI.IT TITOLAVA: Il record italiano del monsignore: G.B Gandolfo, curriculum di 7 pagine, da Albenga al Vaticano andata e ritorno. (Vedi l’articola con 2.067 visualizzazioni)
Nel tardo pomeriggio di oggi, 14 giugno 2026, è morto Mons. Gandolfo. Ha avuto un improvviso arresto cardiaco. Nella mattinata aveva celebrato la Santa Messa nella chiesa del Sacro Cuore ad Albenga.
Martedì 16 giugno, in mattinata, la salma giungerà nella chiesa del Sacro Cuore dove alle 20,30 sarà recitato il Santo Rosario. Mercoledì 17 giugno alle ore 15.00 la Santa Messa esequiale nella Cattedrale di S. Michele. Monsignor Gandolfo era nato a Conio, Frazione di Borgomaro (IM), il 15 agosto 1938, era stato ordinato presbitero il 26 giugno 1962.


Si è spento, nella sua abitazione di Rocca Grimalda (Al), don Giovanni Ferrando. Aveva 85 anni: era nato il 7 ottobre 1940 nello stesso paese dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.
Per grazia di Dio e designazione della Santa Sede Apostolica Vescovo di Albenga – Imperia
Premesso, che dopo la “ordinazione episcopale” ricevuta in una comunità cristiana non cattolica dal sacerdote Giovanni Ferrando, nato a Rocca Grimalda (Provincia di Alessandria), il -7 ottobre 1940, ordinato presbitero il 19 dicembre 1970, membro del Clero di Questa Diocesi di Albenga-Imperia, con Nostro Decreto del 27 luglio 2020 dovemmo, con rammarico, dichiarare la scomunica latae sententiae in cui egli era incorso ipso facto per tale delitto canonico (cfr. can. 1364 C.J.C.), nonché rendere nota la sua connessa “irregolarità” all’esercizio dell’Ordine sacro nella Chiesa (cfr. can. 1044 C.J.C.);
Preso atto, con viva gioia, che don Ferrando stesso, con sua lettera manoscritta del 13 ottobre 2025, ha manifestato il pentimento per quanto avvenuto, che egli stesso definisce: «Tutto invalido», e ha chiesto di essere riammesso alla normalità della vita ecclesiale perché: «Io non ho mai abiurato la Fede ricevuta il 13 ottobre 1940 col Battesimo Cristiano Cattolico»;
Tenuto conto, che il Dicastero per la Dottrina della Fede, informato della resipiscenza mostrata da don Ferrando, con lettera del 22 aprile 2026 (prot. 532-2020, 109.155), ha deciso: «Tenendo conto in particolare dell’età avanzata del Rev. Ferrando», di concedergli la revoca della “irregolarità” contratta, autorizzandolo nuovamente l’esercizio dell’Ordine sacro;
Informato, l’Ecc.mo Vescovo della Diocesi di Acqui Terme, nel cui territorio dimora attualmente don Ferrando, e preso atto del suo parere;
PER LA PRESENTE LETTERA DI NOSTRA AUTORITÀ ORDINARIA
Disponiamo la REMISSIONE della SCOMUNICA latae sententiae in cui era incorso ipso facto il Presbitero Giovanni Ferrando nel momento stesso in cui aveva ricevuto la detta “ordinazione episcopale” in una comunità cristiana non cattolica.
Simultaneamente, in conformità alla decisione assunta dal Dicastero per la Dottrina della Fede, gli concediamo e dichiariamo la REVOCA della “IRREGOLARITÀ” all’esercizio dell’Ordine sacro in cui era incorso a norma del can. 1044 C.J.C.
PERTANTO- Dalla data odierna, il Sac. Giovanni Ferrando, riacquista ogni diritto-dovere connesso alla normale vita ecclesiale di tutti i “christifideles” e -altresì- di nuovo è autorizzato ad esercitare l’Ordine sacro, ossia celebrare la Santa Messa e ogni altra cerimonia del culto cattolico, predicare, amministrare e ricevere il Sacramento della Riconciliazione. Nella vita personale rimarrà, come al presente, senza incarichi pastorali; lo esortiamo – come egli stesso ha chiesto nella citata lettera del 13 ottobre u.s. – a condurre: «Vita semi-eremitica a norma del can. 603 § 1 C.J.C. seguendo la santa regola Benedettina», ossia, come recita il canone da lui citato: “Una rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella assidua preghiera e penitenza, dedicando la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo”. In tale stato di vita, lo invitiamo, in speciale modo, a pregare perché il Signore Gesù conceda alla Chiesa numerosi e santi sacerdoti, religiosi/e, missionari/e al servizio del Vangelo.
Accompagniamo questo Decreto con la nostra pastorale, larga benedizione a don Ferrando, lieti del suo ritorno alla pienezza della vita di fede nel grembo materno della santa Chiesa cattolica, augurandogli ampio conforto spirituale nella fedeltà al sacro ministero.
Il presente provvedimento sia notificato a Don Ferrando e agli stessi Ordinari e Dicasteri della Santa Sede ai quali venne comunicato il Nostro Decreto del 27 luglio 2020, nonché reso noto al Clero ed i Fedeli della Diocesi.
Guglielmo Borghetti
Albenga, dal Palazzo Vescovile, – 8 maggio 2026,
memoria liturgica della Beata Vergine del Rosario di Pompei.
FOTOSERVIZIO DI SILVIO FASANO DEL 30 LUGLIO 2020
ULTIMO ARTICOLO DI ALESSANDRIA OGGI 30 LUGLIO 2020- Rocca Grimalda – Si chiama don Giovanni Ferrando, ha 79 anni, ma per tutti, a Rocca Grimalda, è Don Nino. È nato in paese, vive nel centro storico ma la sua “carriera” l’ha fatta principalmente in Liguria dove era stato parroco di Garlenda e di Marmoreo.
Andato in pensione tre anni fa, rischia ora la riduzione allo stato laicale per richiesta del vescovo della diocesi di Albenga e Imperia, monsignor Guglielmo Borghetti, al tribunale ecclesiastico, dopo la scoperta che don Ferrando ha ricevuto l’ordinazione episcopale da parte della Chiesa ortodossa italiana, che l’ha elevato al rango di vescovo di Seborga. La cerimonia di consacrazione si era tenuta nella cappella privata di don Ferrando, in via Paravidino a Rocca. Ordinazione che in paese non era passata inosservata.
Dura la reazione della diocesi ligure, dove Don Nino è incardinato, che ha parlato di “scelta che ferisce in modo gravissimo la sua comunione con la Chiesa cattolica”. Per lui è scattata la scomunica “latae sententiae” cioè in automatico.
Ferrando era stato ordinato sacerdote nella diocesi di Acqui il 19 dicembre 1970. Ora, non potrà più partecipare come ministro alla celebrazione della messa o ad altre cerimonie cattoliche, né celebrare sacramenti e sacramentali né riceverli né esercitare incarichi di qualsiasi tipo perché giudicato dal tribunale ecclesiastico di Albenga «irregolare al riguardo dell’esercizio dell’ordine sacro nella Chiesa cattolica». Perderà pure ogni privilegio o titolo onorifico, mentre è già stata avanzata richiesta di dimissione dallo stato clericale.
Ma lui non si è scomposto. Anzi. Al blog della Chiesa ortodossa italiana che contesta la legittimità del provvedimento, Don Ferrando ha spiegato di vivere la scomunica “come una medaglia” e “una liberazione. Una conferma dei loro metodi che ho conosciuto molto bene”. Dice di sentirsi un perseguitato e di avere pronto un dossier che darà scandalo.
