Trucioli

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Lettera / Ha stupito Pietra Ligure il ricatto ai danni della memoria di una donna. Siamo sgomenti, non omertosi davanti allo squallore. Quale il buon giornalismo?


Leggo spesso Trucioli.it con piacere, ma la lettera del 2 aprile 2026 in merito all’arresto di D.G. a Pietra Ligure per una presunta estorsione continua a girarmi in testa e mi suona subdola.

Si accusano i media di aver omesso passaggi fondamentali, cioè i dettagli sordidi di un ricatto ai danni della memoria di una donna morta, di cui giustamente non si citano neanche le iniziali. In gran parte d’Europa la stampa si comporta così, e solo quando c’è il processo si fa la cronaca con nomi e cognomi, sia per non turbare le indagini, sia per rispetto della vita privata di carnefice, vittima e loro cari, finché non emergano le prove.

Sbattere il mostro in prima pagina è consentito solo nel caso di indagini che coinvolgano personaggi pubblici che sono sospettati di aver compiuto danni alle finanze o alla sicurezza pubblica.

Se la donna “ricattata” è davvero quella di cui si vocifera, non c’è alcun reato che ella abbia compiuto in base al codice civile o penale, e dunque il ricatto era inteso a danneggiarne la “reputazione” postuma, a ferire i sentimenti della sua famiglia. E ciò per denaro, non per fame o bisogno, se non il bisogno di averlo per spenderlo in futili consumismi. Ė questo che ha stupito l’intero paese.

Tanti casi di cronaca ci confermano questo scivolamento nell’abisso, e adesso lo vediamo, l’Abisso Morale, qui nel nostro piccolo paese. Non è omertà, è che non abbiamo parole, non abbiamo aggettivi sufficienti, non potevamo immaginare che dietro una faccia banale e gentile si nascondesse un animo tanto malvagio da poter concepire un ricatto così tortuoso ai danni di una donna morta e dei suoi familiari, ben sapendo che hanno vissuto per anni in un’altalena tra la speranza e la disperazione, come conosce bene, e siamo purtroppo moltissimi, chi ha vicino persone ammalate di cancro.

Non è più una vera vita, non si ride più per davvero, si è costretti a piangere per conto proprio per non gettare nello sconforto ancora di più i propri cari e gli amici. Il crimine commesso da chi ha ricattato persone che avevano già tanto sofferto non trova aggettivi che possano descriverlo, è disgustoso e vile, ma non basta, perché tocca i sentimenti e la memoria ed è stato perpetrato per denaro.

Non è come togliere la vita a una persona, e non sarà sanzionato che poco, ma da un punto di vista etico è irreparabile. Siamo sgomenti, non omertosi, davanti allo squallore di chi ha valicato il limite del rispetto della dolorosa morte di una persona, con cui parrebbe oltrettutto aver avuto una relazione, col fine turpe di procurarsi un po’ di denaro.

Che la stampa si sia fermata davanti a una camera mortuaria dove giaceva un corpicino consunto e che non abbia dato ulteriori torbidi dettagli (come invece ha fatto la lettera apparentemente moralizzatrice pubblicata da Trucioli.it ) è un bene, e così dovrebbe sempre essere per tutte le questioni private che non hanno una ricaduta negativa sul bene comune. Sarebbe stato solo meschino pettegolezzo, che avrebbe afflitto ancora di più le famiglie della vittima e anche del carnefice, sicuramente all’oscuro di una simile abiezione. Ci sarà un processo, e tutto verrà fuori comunque. Perché anticiparlo in piazza senza conoscere le carte, tormentare le persone ancora prima del Tribunale? Non si dovrebbe mai più fare. Questo è buon giornalismo.
Ma la lettera pubblicata il 2 aprile svela alla fine il suo vero intento, “ in cauda venenum”. (“il veleno sta nella coda”).

“ …il silenzio più pesante riguarda un altro fatto…l’autore della presunta estorsione è il genero del sindaco…come se qualcuno avesse deciso che oltre una certa soglia non si può andare…”
A partire dal fatto che il Sindaco è un parente acquisito, e ci riempiamo sempre la bocca giustamente con “ le colpe dei padri non devono ricadere sui figli” – e men che meno sui parenti -, sindaco o non sindaco, un limite per il diritto di cronaca ci deve essere: l’intimità della vita delle persone, se non vìola alcuna norma di codice. Ė il limite della compassione umana ed è affidato allo stesso giornalista. In sede di processo dovrà comunque raccontare Fciò che emerge. Dare giudizi e rivelare indiscrezioni maligne velate dall’ostentazione della pietà per i poveri familiari è qualcosa che i giornalisti non hanno fatto e non dovrebbero mai fare, come invece ha fatto l’autore della lettera. Che non è un galantuomo.
Renata Rainato


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