La battaglia per dire “basta!” all’eolico in Liguria si inasprisce sempre più. Si rivelò vana la ferma opposizione ai primi progetti dall’allora assessore regionale all’Ambiente Franco Orsi.
di Franco Zunino*

Ma quello che colpisce è il fatto che chi oggi la sostiene, un tempo parteggiava per l’eolico, e non poco, e anche in politica. Qualcuno si ricorda chi diede il via alle prime centrali ritenute “ecologiche” attorno all’Adelasia? Qualcuno ricorda chi le ha sempre promosse in tutta Italia come attrattrici di turismo? Ora lo stesso pensiero “ecologico” si è ribaltato. OK, ne prendiamo atto, ma riconoscere l’errore del passato – quando per paura del nucleare si vollero queste centrali di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili -, almeno a livello nazionale dovrebbe essere un dovere; almeno chiedere scusa, per poter avere credibilità oggi.
L’Associazione Wilderness, che da sempre ha combattuto contro ogni forma di centrale proposta come alternativa al nucleare, quando si volle, appunto, ritenere ecologico sventrare i più bei crinali e montagne appenniniche con strade e torri, sbarrare fantastiche gole e valli selvagge con dighe, “piastrellare” colline e pianure di pannelli solari, deviare fiumi e torrenti ogni dove per centraline idroelettriche, è sconcertata da questa incoerente presa di posizione.
Prendiamo l’esempio della Val Bormida e dello spartiacque padano-ligure, inizialmente salvato dalla ferma opposizione ai primi progetti dall’allora assessore regionale all’ambiente Franco Orsi, oggi compianto, con l’unica sigla ambientalista di condivisione rappresentata dall’Associazione Italiana per la Wilderness, all’epoca da tutti tacciata di “integralismo”, abbandonata all’ostracismo e al silenzio incoerente e vigliacco delle altre sigle, timorose del pericolo “nucleare”, quindi tutte impegnate a guardare il dito anziché la luna che l’AIW indicava!
Poi in Liguria cambiarono le cose politiche, i progetti furono ripresentati e ancora una volta con l’entusiasmo di quanti non condivisero la scelta di Franco Orsi, si innalzarono le prime torri lungo il crinale del Bric della Biscia. Fu l’inizio della fine! Il processo era iniziato e, dato che la fame vien mangiando, come dice l’antico proverbio, a quello ne seguirono altri e altri ancora lungo tutto il crinale ligure-padano dal Melogno a Montenotte, e a occidente e ad oriente dell’intero arco ligure.
Poi, sempre per lo stesso appetito, si sono cominciati a cercare i crinali più interni, ed ecco quello langhiano di Monte Cerchio, poi di Camponuovo, del Bric delle Rocche, ed infine il più disastroso di tutti sul quasi urbanisticamente vergine Monte Camuléra!
Ecco, oggi quei crinali sciupati e devastati per sempre con i loro valori ambientalistici, paesaggistici e anche storici (hanno alzato torri eoliche praticamente sul cippo che ricorda la battaglia napoleonica di Montenotte e che dà il nome al Comune di Cairo, e lungo tutte le dorsali dove la battaglia si svolse!); hanno circondato, e ancora non è terminato il cerchio, la splendida Riserva Naturale dell’Adelasia, sciupata dei suoi paesaggi con torri dominanti finanche sulla sua famosa Rocca.
E, cosa ancora più grave, all’epoca sostenendo che con quelle torri si favoriva il turismo! Un paradosso oggi sostenere il contrario! Eppure lo si fa, nel tentativo di fermare gli ultimi progetti, quelli che darebbero il colpo finale a quel sciupio di valori naturalistici, paesaggistici e storici che nel primo decennio del 2000 solo l’Associazione Wilderness sosteneva che si sarebbe fatto. Oggi si tratta di salvare almeno il salvabile. Ma per farlo forse bisogna riconoscere che non tutti i progetti eolici ancora in fase di approvazione arrecano quei danni che l’AIW aveva previsto quando tutti sostenevano il contrario. Perché se così fosse, allora ci vuole anche il coraggio personale e politico di sostenere che TUTTI i progetti eolici e fotovoltaici d’Italia sono dannosi.
Quelle associazioni ONG oggi del Terzo settore che per anni li hanno sostenuti, proponendoli addirittura nelle aree protette (in quanto ritenute compatibili essendo l’eolico produttore di energia “rinnovabile”!), finanche stampando una guida per invogliare la gente ad andarli a visitare questi “parchi eolici”, ovvero considerandoli attrattori di turismo, dovrebbe almeno spiegare perché in Provincia di Savona e nella Liguria intera, e forse anche in altre Regioni, oggi la stessa ideologia sostiene il contrario! Vero che anche la Bibbia al figliol prodigo disse di aprire le porte. Forse però qualcuno dovrebbe chiedere scusa, o almeno, per coerenza agli impegni di oggi, riconoscere di aver sbagliato, di aver guardato al dito quando l’AIW indicava la luna!
Franco Zunino
(segretario generale AIW)
