Da 3.500 siamo arrivati a quota 20 mila. “Lupo: problemi e proposte del mondo rurale per una gestione sostenibile”. L’incontro pubblico, a Pinerolo, sabato 11 aprile 2026, al Centro congressi Hotel Barrage, organizzato dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, Associazione per la Cultura Rurale e Associazione Difesa Alpeggi Piemonte. La denuncia: in Italia spesi 70 milioni in progetti sul lupo e finiti in gran parte a una ristretta e ben nota cerchia di ricercatori..
COMUNICATO STAMPA – Fra gli obiettivi prioritari hanno proprio quello di richiedere alle istituzioni nazionali e regionali l’avvio di una, seppure tardiva, gestione numerica equilibrata e sostenibile del lupo. Quindi non eradicazione della specie, ma gestione come già avviene in altri Paesi, salvaguardando un numero di lupi soddisfacente – dopo averlo determinato con criteri obiettivi – per la conservazione della specie, ma prelevando annualmente, tramite esclusivo abbattimento da parte delle autorità e organi preposti (non dai cacciatori, per intenderci), un numero di esemplari pari all’incremento annuale naturale.
Il mondo rurale continua a subire pesanti predazioni, nonostante l’uso di cani da protezione, reti e personale di custodia. Gli allevatori che soprattutto a causa del lupo sono stati costretti a cessare l’attività a livello nazionale sono ormai oltre 20.000. Ricordiamo che l’Italia è lo stato europeo con la più grande popolazione di lupi, ormai ben superiore persino alla Romania e Spagna. Secondo l’ormai datato monitoraggio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) del 2021 – mentre per esempio in Germania un monitoraggio estremamente accurato viene fatto ogni anno – i lupi in Italia erano mediamente 3.307, poi riconteggiati a 3500. Ma il monitoraggio fu incompleto, non comprendendo la Pianura padana nonostante i lupi fin dal 2017 vi venissero persino trovati morti investiti sulle strade. Recentemente il prof. Marco Apollonio, noto esperto di lupi dell’Università di Sassari, ha dichiarato che, dopo cinque anni dall’incompleto monitoraggio Ispra, ormai sono almeno “oltre 6.000 esemplari” e che è necessaria la gestione, con “una zonizzazione a livello nazionale seria, con aree dove il lupo non deve essere toccato mai, aree in cui il lupo può essere gestito date certe circostanze, e aree dove il lupo proprio non ci deve essere”.
I dati prodotti in Italia non convincono affatto: secondo l’Università di Torino e LIFE WolfAlps EU nel 2024 in Piemonte c’erano mediamente 464 lupi, ma Regione Piemonte nel maggio successivo ne stimava addirittura 1.200 suddivisi in branchi, coppie e singoli. E questo a detta del prof. Ezio Ferroglio, sempre… dell’Università di Torino! Per capire, più lupi di tutta la Francia (1.082 lupi nel 2024-25), che è più grande dell’Italia, dove però da quattro anni ne vengono abbattuti legalmente dalle autorità il 20%, pari a circa 200 lupi l’anno, con conseguente riduzione delle predazioni e conflitti a suo tempo fortemente manifestati in piazza dagli allevatori francesi. Ma in Italia, con non poche migliaia di lupi in più, le istituzioni pubbliche hanno parlato solo di monitoraggi, dissuasioni, prevenzione dagli attacchi, organizzando migliaia di convegni scientifici, studi, progetti ecc. Dai calcoli analitici si evidenzia che in poche decine di anni sono stati spesi ben 70 milioni di euro in progetti sul lupo, in massima parte finanziati dall’Unione Europea e finiti in gran parte a una ristretta e ben nota cerchia di ricercatori.
In Italia, come in Francia e altrove, la mortalità di origine antropica del lupo è soprattutto dovuta a investimenti e in misura molto ridotta al bracconaggio, nonostante quel che si tende a fare artatamente circolare. In Italia circola il dato di 3-400 lupi trovati morti ogni anno, per cause anche naturali, ma non si cita che, visto il numero di lupi presenti, nascano ogni anno almeno il triplo di lupi, di cui buona parte sopravvive, con un aumento esponenziale ogni dodici mesi. Nonostante l’aumento del lupo a livello scientifico sia indicato intorno al 20% annuo, e in certi casi anche oltre il 30%, si fa circolare un dato a ribasso per noi assurdo, ossia il 4%. Non è vero che il lupo si autoregoli in base al numero di prede selvatiche – comunque milioni in Italia – , perché a queste bisogna aggiungere il bestiame oltre che gatti e cani. Tutto ciò comporta la predazione di 18.000/20.000 animali di allevamento ogni anno solo per restare a quelli regolarmente dichiarati, per ottenere rimborsi peraltro irrisori che coprono appena le spese di smaltimento delle carcasse ed erogati a volte con oltre un anno di ritardo, dopo estenuanti pratiche burocratiche. Inoltre i principali strumenti di prevenzione sono ormai inefficaci: la forte adattabilità del lupo lo porta ad arrampicarsi su reti di protezione alte oltre 2 metri, e a vanificare sovente pure quelle elettrificate, occorre tenere mute di cani (fra l’altro pericolosi per l’escursionismo) con spese notevoli e garantire la presenza costante dei pastori accanto alle bestie trascurando tutte le consuete attività aziendali di caseificazione, pulizia stalle, ecc. Ciò ha già comportato finora la chiusura del 30% degli allevamenti estensivi di montagna medio/piccoli, con incremento purtroppo di quelli intensivi.
L’Italia ha la stessa Direttiva Habitat di altri stati UE che legalmente gestiscono i lupi tramite abbattimento. Nel 2024 la Francia ne ha abbattuti 209 su 1013, la Svezia 30 su 375, la Svizzera 85 su 300, la Finlandia 52 su 300, e così via. Ma in Italia associazioni animaliste e ambientaliste, grazie a politici conniventi o esitanti tipo “abbiamo le mani legate”, di fatto ne bloccano l’attuazione. ISPRA, branca scientifica del ministero dell’Ambiente, nel 2025 addirittura aveva stabilito che in Italia, nei casi previsti, erano abbattibili 98-163 lupi, di cui 10-17 in Piemonte. Bene, a livello nazionale ne sono stati abbattuti solo due in Trentino. In Piemonte non si è neppure deciso di abbattere un lupo che a Usseax nel settembre 2025 aveva attaccato e ferito alle gambe un pastore, nonostante tale azione sia prevista da decenni dalla Direttiva Habitat!
L’Italia, non solo ha il numero record di lupi in Europa, ma anche aree con la più alta densità di lupi al mondo: tra le province di Verona e Vicenza, in particolare in Lessinia, è stata confermata una densità di ben 14,7 lupi per 100 km², ossia quasi 15 lupi in un ipotetico quadrato con lati di solo 10 km! Seguita dall’Appennino parmense-piacentino con una densità di 11 lupi per 100 km². Purtroppo conta altri primati purtroppo negativi: in Europa ha il più alto numero di attacchi di lupi, non provocati dall’uomo, a esseri umani (con tre tentativi di predazione di bambini rimasti feriti, due a Vasto e uno a Roma), con ben 20 persone attaccate, ferite e curate in ospedale dal 2017 al 2024, come dichiarato ufficialmente da ISPRA basandosi solo sui casi confermati scientificamente dal Dna. Ed è l’unico stato europeo in cui sia stato filmato l’attacco di un lupo a un bambino, a Finale Ligure nell’agosto 2024.
Per arginare questa situazione fuori controllo, l’Unione Europea inclusa l’Italia hanno declassato il lupo da specie particolarmente protetta a solo protetta, consentendo più facilmente l’avvio di piani di gestione e di contenimento (non da parte dei cacciatori), circostanza che verrà illustrata dal promotore stesso della declassificazione, nonché presidente dell’Associazione per la Cultura Rurale, on. Sergio Berlato (unica data in Piemonte di una serie di incontri informativi a livello nazionale). Parteciperanno anche come relatori Mauro Deidier, già presidente Parchi Alpi Cozie; l’on. Francesco Bruzzone in collegamento da Roma; Valter Marin, già consigliere regionale; Michele Corti, presidente dell’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali; Vittoria Riboni, titolare dell’Antica Latteria di Baceno, allevatrice e già presidente delle Aree protette dell’Ossola; Lilia Garnier, già sindaca e assessore del Comune di Villar Pellice; Rino Tron, sindaco di Roure; Giovanni Dalmasso, presidente Associazione Difesa Alpeggi Piemonte. Moderatore Mauro Deidier.
Un un appello è stato rivolto alla Regione Piemonte per attivare, sull’esempio francese, un piano di gestione numerica efficace della specie lupo, con un confronto serrato con le istituzioni nazionali, come peraltro ha dichiarato pubblicamente più volte di voler fare l’assessore regionale Bongioanni, ma del quale si attendono ancora risultati concreti.
