Gip collegiale, l’ultima riforma di Nordio sull’orlo del baratro. La giudice di Milano Maccora: “Mancano i magistrati, così è impraticabile”. Ma non solo a Milano, i tribunali più colpiti, al limite non poter rispettare i tempi di legge, sono quelli più piccoli.2/Una storia d’amore vero tra il ministro dell’Interno Piantedosi indicato in qualità di tecnico dalla Lega per Salvini Premier. Lei è la giornalista Claudia Conte. Lui sposato con Paola prefetto di Grosseto.
ULTIMA ORA- Solidarietà al ministro da parte della Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. (Dio, Patria e Famiglia). L’opposizione chiede di conoscere se Claudia Conte sia stata pagata per la nomina lampo come consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, ma c’è un altro incarico: la giornalista secondo il quotidiano Domani ipotizza anche una docenza, avuta nel giugno 2024,nella scuola di perfezionamento per le forze di polizia, avuto nel giugno 2024.

NORDIO? Verrebbe da dire un ministro che porta iella. Ha perso il referendum che porta il suo perso, ha cancellato l’abuso d’ufficio, per la gioia dei soliti noti, manco a dirlo tutti (o quasi) innocenti, perseguiti da giudici rossi o giustizialisti. Abuso d’ufficio un reato molto usato dai colletti bianchi, dai burocrati che non disdegnano le ‘spintarelle’ o gli ‘omaggi’. Ora Nordio avrà un bel da fare per districarsi tra norme Ue vincolanti e furbizie italiche. Italia unico paese d’Europa che grazie al suo governo (un tempo Fratelli d’Italia e la Lega erano paladini della legalità, a ‘morte i ladroni’!) ha eliminato dal codice penale l’abuso d’ufficio.
La Direttiva europea anticorruzione, proposta dalla Commissione europea nel maggio del 2023 dopo lo scandalo Qatargate, è stata approvata dal Parlamento di Bruxelles lo scorso 26 marzo 2026. L’adozione del provvedimento vincolante ha avuto grande eco in Italia, meno nei Paesi dove l’abuso di potere mai è stato messo in discussione.
L’Italia ha depenalizzato l’abuso d’ufficio con la nota Riforma Nordio pubblicata in Gazzetta Ufficiale nell’agosto del 2024, ossia quando da almeno un anno il governo Meloni aveva contezza del progetto di adozione di un atto giuridico europeo teso a contrastare la corruzione.
Per evitare di dover giustificare una clamorosa retromarcia, la destra italiana ha fatto pressione sulle istituzioni europee provando a giocare con le parole. Una prima versione del testo prevedeva il reato di “Abuso di funzioni” poi divenuto, all’articolo 7, “Esercizio illecito di funzioni pubbliche”, con facoltà di limitazione per gli Stati membri dell’applicazione della disposizione a determinate categorie di pubblici funzionari.
Un compromesso che solo in parte annacqua la norma: l’abuso di potere che Nordio aveva messo alla porta è destinato a ritornare nel nostro Ordinamento dalla finestra. E l’Italia, nel recepire la direttiva, dovrà tener presente anche i “Considerando” ossia i preamboli del testo vincolante cui è assegnata una importante funzione interpretativa. Il Considerando numero 11 stabilisce che ai fini della direttiva, la definizione di funzionario pubblico comprende chiunque eserciti una funzione legislativa a livello nazionale, regionale o locale, essa dovrebbe inoltre includere le persone che svolgono funzioni di pubblico servizio presso imprese statali e controllate, come pure presso fondazioni con funzioni pubbliche e partecipate.
Ora sul calendario del ministro c’è una nuova data “nera” dopo quella del referendum: è il 25 agosto, giorno in cui dovrebbe entrare in vigore la legge che introduce i tre giudici per le indagini preliminari. Ma non ce ne sono abbastanza: “Quasi impossibile mantenere i tempi dei procedimenti garantiti fin qui”.
Una considerazione per tutte: “Sarebbe un segnale importante, un banco di prova della reale volontà di dialogo tra magistratura e politica, in questi giorni annunciata da più esponenti istituzionali, riconoscere l’impraticabilità di questa riforma. Che, se entrerà effettivamente in vigore il 25 agosto a risorse invariate, bloccherà del tutto il funzionamento della giustizia penale”. Tant’è che Maccora chiede al Guardasigilli, a cui ricorda che l’articolo 110 della Costituzione “demanda una competenza esclusiva” di fornire agli uffici giudiziari “le risorse necessarie a garantire un funzionamento efficace e tempestivo”. Quei 250 giudici in più previsti dalla legge, per giunta non necessariamente dei Gip, ma rimasti finora sulla carta.
La nuova “catastrofe” che incombe su Nordio l’ha decisa e voluta lui stesso. Frutto della legge 114 del 2024, proprio quella che, ricorda Maccora, “ha abrogato l’abuso d’ufficio, nonostante da più parti venisse segnalata la necessità di mantenerlo, e che ha appena visto il Parlamento europeo approvare l’articolo 7 della Direttiva anticorruzione a cui ora gli Stati membri, e quindi anche l’Italia, dovranno adeguare le loro normative interne”. Cui si aggiunge ancora quell’interrogatorio “preventivo”, cioè prima dell’arresto, su cui si affastellano di continuo le sentenze interpretative della Cassazione.
Ma ecco ecco le grandi città: a Roma 37 gip presenti su 43 previsti in pianta organica, a fine 2026 ne andranno via tra 6 e 7, e ne arrivano solo 2. A Napoli, 46 gip previsti, 45 in servizio, 3 in via di trasferimento, affrontano le richieste di 95 pm sui 105 previsti. Una stima? La fa Nicola Gratteri, il capo della procura: “Servirebbero 50 gip in più”. A Palermo i gip sono 21 su 26 in pianta, ma i pm sono 51 in servizio su 60. Eccoci a Bari, 13 gip al lavoro, su 15 previsti, in procura 39 pm, capo compreso. Andiamo nelle medie città. A Genova 15 gip previsti, ne manca uno; 36 pm, ma 5 posti vuoti. A Venezia 8 gip su 10 in pianta, 23 pm su 26. A Pescara 4 gip, 23 pm su 26. A Prato 4 gip e 7 pm rispetto ai 9 previsti. E che succede nelle terre di Nordio dove il ministro ha regalato pure il nuovo tribunale di Bassano del Grappa? A partire da Treviso, la città dove negli weekend il ministro si dedica agli spritz: 4 gip sui 5 previsti, pm 15 su 17. A Padova, la città del sottosegretario leghista Andrea Ostellari, 6 gip, 16 pm su 18. Infine a Vicenza 4 gip presenti su 5; 15 pm su 17 . Che giustizia si può fare con questi numeri? Eppure proprio il referendum costituzionale, per Maccora, “ha fatto emergere come la durata ragionevole dei giudizi, cautelari e di merito, costituisca una priorità molto sentita dal Paese”. Un impegno importante che però “a risorse invariate difficilmente potrà essere garantito nel futuro”.
Come se non bastasse negli ultimi anni il legislatore ha ampliato notevolmente le competenze affidate ad uffici del Gip, e se neanche un tribunale metropolitano come quello milanese può reggere l’impatto di una riforma così dirompente, immaginiamo cosa accadrà negli uffici medio-piccoli che costituiscono la maggioranza degli uffici giudiziari nel nostro Paese. Sarà inevitabile da un lato il rallentamento dei tempi necessari per la valutazione cautelare da parte del gip collegiale, dall’altro sarà quasi impossibile riuscire a mantenere i livelli e i tempi di definizione dei procedimenti fino a oggi garantiti”. A finire sotto processo, con l’accusa di essere lenti, saranno i giudici. Che, per questo, non ci stanno e chiedono lo stop dell’ennesima riforma di Nordio.
2/LUI MINISTRO, LA MOGLIE PREFETTO, LEI GIORNALISTA, SCRITTRICE, CONDUTTRICE, OPINIONISTA TV E PORTAVOCE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE SUL BULLISMO E DISAGIO GIOVANILE
DA IL SECOLO XIX DEL 2 APRILE 2026- PERCHE’ NON INVITARE SUBITO CLAUDIA A TENERE UNA CONFERENZA AD ALASSIO CITTA’ DEGLI INNAMORATI? UNO SCOOP PROMOZIONALE CON ECO NAZIONALE PRO TURISMO.

CHI E’ CLAUDIA CONTI?- Due Papi (Francesco e Leone XIV, a cui ha consegnato il suo ultimo libro). Ministri tutti — Salvini, Crosetto, Lollobrigida, Piantedosi, chiaramente — c’è poi Silvio Berlusconi, ogni sottosegretario possibile e immaginabile, con e senza portafoglio, compreso, qualche mese fa, Andrea Delmastro, e poi generali dei carabinieri, della marina, dell’aeronautica, dell’esercito, qualche carezza all’opposizione (Bonaccini), qualche gesto esotico come mister Spalletti o Nanni Moretti.
Claudia Conte è la principessa del selfie dei palazzi romani: non c’è potente che non abbia immortalato con un sorriso e un tailleur di un colore diverso. Possiede ed esibisce centinaia di scatti, un sorriso per ogni occasione. Ma non è folclore. Perché in questa storia le fotografie hanno avuto un ruolo molto importante. Lo hanno avuto nei mesi scorsi, quando il caso Claudia Conte è arrivato a Palazzo Chigi. E lo hanno anche in queste ore, quando in tanti si chiedono quali fotografie siano davvero in giro.
Conte nasce come attrice: è Procula, la moglie di Ponzio Pilato nella Passione che gira per i paesi del Frusinate, la sua zona di nascita. Ci prova a Roma con la tv, cerca di entrare nei cast di Bollywood, si fidanza (come da tradizione) con un calciatore, Angelo Paradiso, centrocampista-modello che gioca qualche minuto in A e poi ha una carriera modesta. Lo denuncia per stalking, lui viene anche arrestato e poi assolto. Chissà se lo ha ricordato quando, nelle scorse settimane, si è fatta portavoce della campagna per il sì.
Negli ultimi tre anni è scoppiata infatti la passione di Conte per la politica. E per la tv. Opinionista fissa nelle trasmissioni televisive, a parlare di criminalità e devianza, per lei si spendono diversi politici (leghisti soprattutto) influenti in Rai: è ovunque ma mitologico, e super virale, un suo recente intervento su Rai 2 in cui confonde le baby gang con le gang bang. In radio ottiene però — grazie a Francesco Pionati, direttore di Radio 1, ex parlamentare e compagno di scuola di Piantedosi — una trasmissione, “La mezz’ora legale”, in cui intervista ministri e sottosegretari.
Le interviste sono il suo forte anche sul Riformista: il giorno dopo i fatti di Torino, gli scontri tra la polizia e i centri sociali, fa una lunga chiacchierata proprio con la sottosegretaria agli Interni, Wanda Ferro. Ed è proprio con le divise che ha un filo diretto: al Viminale, dove il suo rapporto con Piantedosi è un segreto di Pulcinella, si muove con il garbo di una a cui non si può dire di no. È ovunque e vorrebbe esserlo ancora di più. Insegna a un corso di perfezionamento della Polizia, è la madrina della festa del Corpo a Frosinone, casa sua. Organizza diversi eventi con il patrocinio della Polizia, ma è anche al Festival di Venezia per parlare del documentario sul lavoro dei vigili del fuoco, è la madrina di alcune celebrazioni sull’Amerigo Vespucci, qualche giorno fa era sul palco per celebra
Due Papi (Francesco e Leone XIV, a cui ha consegnato il suo ultimo libro). Ministri tutti — Salvini, Crosetto, Lollobrigida, Piantedosi, chiaramente — c’è poi Silvio Berlusconi, ogni sottosegretario possibile e immaginabile, con e senza portafoglio, compreso, qualche mese fa, Andrea Delmastro, e poi generali dei carabinieri, della marina, dell’aeronautica, dell’esercito, qualche carezza all’opposizione (Bonaccini), qualche gesto esotico come mister Spalletti o Nanni Moretti.
Claudia Conte è la principessa del selfie dei palazzi romani: non c’è potente che non abbia immortalato con un sorriso e un tailleur di un colore diverso. Possiede ed esibisce centinaia di scatti, un sorriso per ogni occasione. Ma non è folclore. Perché in questa storia le fotografie hanno avuto un ruolo molto importante. Lo hanno avuto nei mesi scorsi, quando il caso Claudia Conte è arrivato a Palazzo Chigi. E lo hanno anche in queste ore, quando in tanti si chiedono quali fotografie siano davvero in giro.
Conte nasce come attrice: è Procula, la moglie di Ponzio Pilato nella Passione che gira per i paesi del Frusinate, la sua zona di nascita. Ci prova a Roma con la tv, cerca di entrare nei cast di Bollywood, si fidanza (come da tradizione) con un calciatore, Angelo Paradiso, centrocampista-modello che gioca qualche minuto in A e poi ha una carriera modesta. Lo denuncia per stalking, lui viene anche arrestato e poi assolto. Chissà se lo ha ricordato quando, nelle scorse settimane, si è fatta portavoce della campagna per il sì.

Negli ultimi tre anni è scoppiata infatti la passione di Conte per la politica. E per la tv. Opinionista fissa nelle trasmissioni televisive, a parlare di criminalità e devianza, per lei si spendono diversi politici (leghisti soprattutto) influenti in Rai: è ovunque ma mitologico, e super virale, un suo recente intervento su Rai 2 in cui confonde le baby gang con le gang bang. In radio ottiene però — grazie a Francesco Pionati, direttore di Radio 1, ex parlamentare e compagno di scuola di Piantedosi — una trasmissione, “La mezz’ora legale”, in cui intervista ministri e sottosegretari.

Le interviste sono il suo forte anche sul Riformista: il giorno dopo i fatti di Torino, gli scontri tra la polizia e i centri sociali, fa una lunga chiacchierata proprio con la sottosegretaria agli Interni, Wanda Ferro. Ed è proprio con le divise che ha un filo diretto: al Viminale, dove il suo rapporto con Piantedosi è un segreto di Pulcinella, si muove con il garbo di una a cui non si può dire di no. È ovunque e vorrebbe esserlo ancora di più. Insegna a un corso di perfezionamento della Polizia, è la madrina della festa del Corpo a Frosinone, casa sua. Organizza diversi eventi con il patrocinio della Polizia, ma è anche al Festival di Venezia per parlare del documentario sul lavoro dei vigili del fuoco, è la madrina di alcune celebrazioni sull’Amerigo Vespucci, qualche giorno fa era sul palco per celebrare i 103 anni dell’Aeronautica ed è l’influencer per il reclutamento degli allievi della prestigiosa scuola militare della Nunziatella.

Il suo nome gira da tempo come uno spauracchio nelle stanze del governo, non tanto per quello che fa, ma per quello che potrebbe avere: si diceva, e la notizia era stata anche rappresentata a Piantedosi senza che però questo gli suggerisse una maggiore prudenza, che Fabrizio Corona fosse in possesso di sue foto con il ministro. Chissà se è vero. Certo è che ora Conte finge di essere la sua segretaria al telefono («La dottoressa sta continuando a lavorare», dice, senza accento svedese) e non spiega perché abbia deciso, proprio ora, di fare questo «outing sentimentale», proprio davanti a un giovane dirigente di Fratelli d’Italia, amicissimo di un pezzo di partito pugliese ora passato alla Lega. Ma questa è un’altra storia. Forse.
