LA MOSTRA – Al Palazzo Ducale di Genova fino al 19 luglio. Non solo ritrattista: le sorprese di Van Dyck.
di Angelo Magnano

In esposizione sessanta lavori del grande artista di Anversa provenienti dai principali Musei europei. Tra le “chicche” la grande tela della Crocifissione della parrocchiale di San Michele di Pagana e l’ “Ecce homo” da una collezione privata.
La sua popolarità è principalmente associata alla straordinaria abilità di ritrattista, grazie alla quale personaggi dell’aristocrazia e del ricco ceto mercantile europeo perpetuavano la propria auto glorificazione. Ma la grandezza del pittore Anton Van Dyck si esprime anche attraverso soggetti di argomento mitologico e religioso, ed è questo l’aspetto più originale ed interessante della mostra Van Dyck l’europeo, visitabile presso il Palazzo Ducale di Genova fino al 19 luglio. L’esposizione, che presenta una sessantina di opere dell’artista di Anversa provenienti da importanti istituzioni come il Prado, il Louvre, la National Gallery, gli Uffizi e la Pinacoteca di Brera, è realizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la cultura e dal Comune di Genova con il sostegno della Regione Liguria, e curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen.
E’ proprio il Van Dyck delle opere sacre la scoperta più stuzzicante della visita alla mostra: capolavori come il Matrimonio mistico di Santa Caterina, il San Sebastiano – accostato alla tela dello stesso soggetto del suo maestro Peter Paul Rubens –, la Santa Rosalia, posta a confronto con l’analogo dipinto dell’allievo Geronimo Gerardi, la delicatissima Madonna con il Bambino, il potente e teatrale Arresto di Gesù, e due chicche imperdibili: l’Ecce Homo, proveniente da una collezione privata europea, e la monumentale Crocifissione, commissionata all’artista da Francesco Orero, eccezionalmente staccata dall’altare della piccola chiesa di San Michele di Pagana e collocata nella cappella del Doge a conclusione della mostra, l’unica pala a destinazione pubblica che Van Dyck eseguì per la Liguria. Un percorso alla scoperta del lato più nascosto del pittore, la sua interiorità nutrita dall’adesione alla fede cattolica nella quale fu cresciuto in famiglia. L’intensità espressiva dei suoi lavori a soggetto sacro, non immemore della lezione del Caravaggio, fa trasparire la profondità del suo sentimento religioso, facendone intuire i segreti tormenti.
Altro merito della mostra genovese è la sottolineatura del respiro europeo del talento di Van Dyck, che nella sua breve esistenza (morì quarantaduenne) seppe confrontarsi con le scuole artistiche di paesi come l’Italia, l’Inghilterra, la Francia e le Fiandre, attingendo da vari linguaggi figurativi ma distinguendosi fin dalla giovane età per l’originalità del suo genio che lo portò a soli diciott’anni ad affermarsi come artista indipendente con una propria bottega. Eloquente, in tal senso, l’opera che apre la rassegna nella prima sala, l’intenso Autoritratto che Van Dyck realizzò quando era poco più che adolescente e dove già traspaiono alcune delle qualità che lo resero il ritrattista più conteso d’Europa.
Dalla sala successiva in poi, l’esposizione non segue una rigorosa sequenza cronologica ma ordina i dipinti per affinità tematiche, così da stimolare un confronto diretto tra la maniera del Van Dyck giovane nella terra d’origine, quella del periodo italiano e quella della maturità inglese. Ne sortisce la narrazione iconica di un genio capace di incontrare il gusto di diversi contesti sociali e di molte epoche storiche, grazie alla straordinaria qualità della sua tecnica pittorica e della sua intensità espressiva che attingeva a soluzioni e sensibilità provenienti da vari ambienti ricreandole in formule innovative.
La ritrattistica, ça va sans dire, fa la parte del leone nell’impaginato dell’esposizione e conduce il visitatore, attraverso le intense tele del pittore anversano, a ripercorrere pagine di storia europea passando, senza soluzione di continuità, da monarchi come Carlo V (nel celebre Ritratto equestre proveniente dagli Uffizi) alle figure di spicco dell’aristocrazia genovese (come l’emblematico ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo o quello di Maria Chiavari Durazzo), dai ricchi mercanti delle Fiandre ai colleghi pittori, da ricche dame in abiti vedovili alla stessa giovane moglie dell’artista, a sua volta prematuramente vedova.
Il ricco apparato didascalico – che si può opportunamente integrare con le audio guide – permette di leggere in profondità la qualità delle opere in mostra, collocandole nel contesto storico ed artistico che le ha viste nascere. Si esce certamente dal percorso espositivo arricchiti di una comprensione più completa del talento di Van Dyck e liberati da pregiudizi e stereotipi che possono gettare un’ombra sulla sua produzione. Nella sala del bookshop un utile pannello ricorda infine al visitatore che opere dell’artista di Anversa possono essere ammirate nei principali Musei genovesi, da Palazzo Rosso alla Galleria Spinola: come a dire, terminata la mostra potete tornare a Genova e ritrovareVan Dyck.
Intanto, però, la mostra Van Dyck l’Europeo è visitabile presso l’appartamento del Doge e la Cappella dogale fino al 19 luglio, con i seguenti orari: lunedì dalle 14 alle 19, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, venerdì dalle 10 alle 20. I biglietti costano 15 euro (intero), con possibili riduzioni per gruppi e scolaresche.
Angelo Magnano
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