Noi non diciamo solo dei “NO” a priori o siamo “CONTRO” qualcuno o qualcosa, ma facciamo delle proposte che riteniamo siano serie ed innovative e, con la responsabilità e la consapevolezza di tutti, anche attuabili.
di Mario Carrara
20, 18, 5, si direbbe un terno secco da giocare al lotto. Invece, sono numeri precisi che corrispondono rispettivamente a: 20 anni dall’entrata in vigore della direttiva europea “Bolkestein”; 18 anni dall’entrata in vigore della legge regionale della Liguria del 2008, che ha imposto, come punto “d’equilibrio” tra le spiagge private e quelle libere, il 40% del loro totale; 5 anni dalle sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021, che aveva stabilito, nel 31 Dicembre 2023, il limite massimo delle concessioni demaniali in essere. Poi, dal giorno dopo, esse sarebbero state considerate a tutti gli effetti “decadute“. Le sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato costituiscono un riferimento giurisprudenziale vincolante per i TAR italiani e per le stesse sezioni del Consiglio di Stato, che colma vuoti legislativi o risolve problemi e dubbi interpretativi.
Orbene, questi numeri corrispondono a periodi di tempo lunghi, durante i quali queste stesse norme avrebbero potuto trovare i tempi e i modi giusti per essere studiate, riflettute con ponderazione ed applicate.
Invece….? Pensando che tutto sarebbe andato avanti com’è sempre stato prima e tutti questi obblighi di legge sarebbero stati dimenticati, NON SI È FATTO NIENTE ! Così, dopo tutti questi anni, oggi ci ritroviamo a fare una corsa contro il tempo, oltre ogni tempo massimo consentito, perché, alla vigilia della stagione balneare 2026, non si sa ancora quale sarà il destino degli arenili di Pietra Ligure. Non si sa chi gestirà le spiagge private in concessione e, soprattutto, non si sa come potrà essere raggiunto il numero minimo del 40% delle spiagge libere prescritto dalla legge, rispetto al loro totale sull’arenile.
Tutto è precipitato per via della sentenza del TAR Liguria di inizio Febbraio scorso che ha “spazzato via” le delibere della Giunta comunale di Pietra Ligure e di altri Comuni, che, “prorogavano” ancora, senza averne il potere, la durata delle stesse concessioni private. Da qui, il panico ed il caos, che perdurano ancor oggi mentre stiamo scrivendo.
A tutto ciò si aggiunge, pure, la sentenza della Corte di Cassazione, pubblicata il 29 Gennaio scorso, che ha aperto prospettive di carattere penale per chi permanga in una concessione demaniale “decaduta” senza averne più diritto, configurandosi il reato di “Occupazione
abusiva” di spazio demaniale (art. 1161 Cod. Nav.) e legittimando il sequestro preventivo delle opere e strutture che operano in regime di proroga automatica senza aver partecipato a una procedura di gara pubblica. Reato che, conseguentemente c’è da arguire, sussisterebbe in altra forma anche per chi, “funzionario“
o amministratore pubblico“, “immettesse” qualcuno nella gestione di una spiaggia demaniale senza esser passato prima attraverso una regolare gara pubblica di aggiudicazione.
Per il Sindaco, vent’anni di “intenso lavoro” sulle spiagge non bastavano….
Tuttavia, nonostante tutte queste sentenze “contrarie“, che rappresentano “un colpo” notevole per il Comune di Pietra Ligure, che le deve subire (anche sotto il profilo finanziario, cioè: pagamento integrale delle spese di giudizio per aver perso la causa; pagamento dell’avvocato della controparte, che ha vinto – un professore universitario – e pagamento del legale del Comune, che ha perso) il Sindaco di Pietra Ligure, De Vincenzi, e l’assessore alle spiagge, Amandola, ostentavano indifferenza e parlavano delle sentenze bocciate dal TAR con “sufficienza“; ecco cosa dichiaravano in proposito, il 4 Febbraio scorso,, agli organi d’informazione, subito dopo la sentenza del Tar: “La sentenza del TAR
NON ci coglie
impreparati e ne prendiamo atto. Si tratta di una materia su cui stiamo lavorando
intensamente da anni…“.
E ancora: “Avremmo preferito avere più tempo…, l’incertezza giuridica era enorme“.
E meno male che “sulla materia” ci stavano “lavorando
intensamente” e, per di più, “da anni“, perché se ci avessero lavorato solo che “normalmente“, chissà che danni e cosa avrebbero potuto produrre di ancor peggio di quanto hanno ottenuto finora?
20, 18 e 5 anni, di “intenso lavoro” a quanto pare non sono stati sufficienti per ottenere un minimo risultato accettabile. Siamo sicuri che per le spiagge di Acapulco o di Miamy Beach ci hanno impiegato meno… Quanti anni in più gli occorrevano ancora per quelle di Pietra Ligure? Forse altri 30 o 50?
Ben diversamente, “La Repubblica” del 3 Febbraio 2026 stroncava l’atteggiamento tenuto dal Comune di Pietra Ligure e da altri: “Uno alla volta, i Comuni irriducibili, che ancora non si erano piegati all’obbligo di legge riguardante le gare per le concessioni balneari, vengono sconfitti nelle aule di giustizia…”. Chiaro, eh? Una stroncatura senza appello.
Ora è il tempo del nuovo PUD e delle gare.
S’intende: il nuovo PUD (il piano d’utilizzo degli arenili) deve venire in Consiglio comunale per l’approvazione, poi, in base a quello, si potranno indire le gare per assegnare le spiagge.
Se il PUD che verrà sottoposto al Consiglio comunale sarà (come sembra) nient’altro che la fotocopia della situazione esistente, ci saranno conseguenze. In primis: sulle spiagge. Sulla scorta di quanto è avvenuto e sta avvenendo da altre parti, dove le gare sono già state fatte, le più grandi saranno probabilmente “appannaggio” di società d’investimento che se le aggiudicheranno con la loro forza finanziaria. Vogliamo scommettere?
Poi, c’è il problema dell’inserimento nel bando di condizioni tali che, pur attribuendo punti ai gestori uscenti, non contengano clausole “capestro” che escludano o disincentivino tutti gli altri che volessero diventare imprenditori balneari dal parteciparvi.
In casi del genere, visto che Pietra Ligure è nel “mirino“, sono probabili ricorsi al TAR da parte dell’autorità di controllo sulla concorrenza. Ricorsi che se non facessero “saltare tutto”, potrebbero bloccare le procedure d’assegnazione delle concessioni (con conseguenze inimmaginabili: siamo a ridosso dell’Estate…)
Il PUD ed il rispetto del punto minimo di “equilibrio” del 40%, tra spiagge libere e private, che a Pietra Ligure è lontano dall’esserci.
Dal 2008 ed in tutti questi anni, l’Amministrazione De Vincenzi ha fatto sostanzialmente finta che il problema non esistesse e non l’ha considerato, né lo ha affrontato seriamente.
Il momento di affrontarlo è giunto adesso, quando si dovrà approvare il PUD in Consiglio comunale. Infatti, non si può dire, come ha fatto qualcuno da altre parti: “Adesso assegniamo le concessioni, poi, durante la loro durata, cercheremo la percentuale di spiaggia libera mancante..!“. Non si può dire una cosa del genere perché non si può fare! Infatti, se vengono assegnate tutte le concessioni, ma resta sempre il problema di trovare i metri che mancano per le spiagge libere, come si fa a reperire questi stessi metri se tutto l’arenile è già occupato? Si dovrebbero, in teoria, ridurre le concessioni appena assegnate, ma una cosa del genere non è possibile! Questa è, quindi, un’operazione da farsi PRIMA dei bandi e dell’assegnazione delle concessioni, non dopo
l’assegnazione o, peggio,
durante
la gestione.
E anche qui, ci sono da aspettarsi probabili ricorsi, specie da parte di quelle organizzazioni come, ad esempio, “Legambiente Liguria” o “Mare Libero“, che sul tema della difesa delle spiagge libere sono già intervenute in passato nella nostra Regione e che stanno a guardare cosa fanno i Comuni che hanno dimostrato indifferenza verso il rispetto e l’applicazione della legge regionale del 2008.
Il prossimo Consiglio comunale in cui si parlerà di “spiagge ed arenili di Pietra Ligure.
Noi dell’opposizione consiliare ci occupiamo di questo come degli altri problemi che interessano la collettività, parlandone apertamente affinché tutti i cittadini si possano fare una loro opinione al riguardo, al di là della propaganda e delle pressioni.
La questione “spiagge” di Pietra Ligure non interessa solo i vecchi concessionari, ma tutta la cittadinanza perché l’arenile demaniale ed il mare appartengono a tutti e tutti hanno il diritto di pagare usufruendo dei servizi di una spiaggia privata, come pure di non pagare nulla servendosi dell’arenile libero, che, in misura “equilibrata” dovrebbe essere presente e garantito dal Comune.
Dell’attuale situazione però, sia chiaro, ne sono pienamente responsabili gli attuali amministratori del Comune, in primis, il Sindaco e l’assessore che, avendo gestito in tutti questi anni il settore, non hanno mai fatto nulla per risolvere i grossi problemi incombenti; anzi, per farsi vedere “piacioni” nei confronti dei concessionari privati, si sono totalmente appiattiti sulle loro posizioni, facendo finta che la questione del 40% delle spiagge libere non esistesse, rinunciando a svolgere il ruolo che loro competeva, ed, alla fine, danneggiando in modo grave proprio tutta quella categoria.
NOSTRE PROPOSTE in vista del prossimo Consiglio comunale.
Alcune cose semplici e fattibili che, riteniamo, potrebbero risolvere i problemi incombenti ed apparentemente irrisolvibili.
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Fare subito delle aste, per concessioni limitate ad un anno, cioè fino al 30 Settembre 2027, data ultima per l’individuazione del 40% delle spiagge libere, in modo da garantire ai concessionari la gestione della presente stagione e della prossima. Difficilmente, per un anno soltanto i grandi gruppi finanziari vorranno presentare degli impegnativi progetti economici al riguardo.
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In questo anno, istituire una commissione consiliare che, con i rappresentanti delle categorie, rielabori seriamente il PUD, in modo da arrivare al 30 Settembre 2027, con un risultato definito.
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Nell’ambito di questa “rielaborazione“, ridefinire tutte le superfici delle spiagge, adeguando quelle più grandi ad una dimensione massima uguale per tutti, tale che non ci siano più spiagge “superappetibili” da prendere ad ogni costo ed altre meno, ma riducendo tutte le spiagge grandi una dimensione standard. Al contempo, adeguare, aumentandola, la superficie di quelle più piccole, ad una dimensione minima uguale per tutte; idem, l’adeguamento per quelle di “medie dimensioni” che dovrebbero avere una stessa superficie uniforme per tutte. Si otterrebbero, quindi, tre categorie di spiagge, i cui valori si equivarrebbero, rendendo più equi quelli delle gare; cosa che, probabilmente, pur con qualche sacrificio sulle superfici, potrebbe rendere possibile la continuazione delle gestioni degli stabilimenti balneari da parte della maggioranza dei vecchi titolari. In più, si potrebbero ottenere sia degli accorpamenti delle spiagge libere esistenti, sia il reperimento dei metri mancanti delle spiagge libere per il minimo richiesto dalla legge, con la creazione di nuove spiagge libere funzionali. Si otterrebbe così, finalmente, la stabilizzazione di tutto il settore e la soddisfazione di tutti i soggetti interessati: utenti delle spiagge libere e concessionari privati.
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Indire le gare per le aste pubbliche per un numero di anni proporzionato all’impegno economico del progetto, che ogni soggetto privato volesse presentare per partecipare all’asta.
Noi non diciamo solo dei “NO” a priori o siamo “CONTRO” qualcuno o qualcosa, ma facciamo delle proposte che riteniamo siano serie ed innovative e, con la responsabilità e la consapevolezza di tutti, anche attuabili.
Mario Carrara, consigliere comunale di opposizione della “Lista Indipendente per Pietra”
