Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Sanità Ligure, gli annunci dell’assessore Nicolò e i conti non tornano


Case della Comunità: 200 medici “pronti” – ma dove, e quando?

L’assessore regionale Massimo Nicolò classe 1970, Ricercatore e professore universitario, specializzato nelle maculopatie, già Vice sindaco di Genova e Angelo Vaccarezza, classe 1965, ex sindaco di Loano per due mandati, già presidente della Provincia, in passato una decina di incarichi pubblici e associativi, esponente di spicco di Forza Italia. A Bruxelles come delegato all’applicazione della direttiva Bolkestein strenuto oppositore e primo sostenitore della lobby dei Bagni Marini anche dopo la promozione a “incaricato a supporto del presidente per le attività in materia di Relazioni europee e internazionali e di Enti locali”

La comunicazione politica in Liguria funziona meglio della sanità. Lo dimostra l’ultimo annuncio trionfale dell’assessore regionale Massimo Nicolò: «200 medici pronti a collaborare nelle Case della Comunità liguri». Una frase rimbalzata tra giornali e web come un segnale di svolta, senza che nessuno abbia pensato di chiedere i dettagli essenziali. Perché dei numeri si può anche scrivere, ma la realtà non si misura sulle conferenze stampa — si misura negli ambulatori, nei pronto soccorso, nelle terapie rimandate e nelle diagnosi sbagliate.
Nel comunicato si legge che sono arrivate “200 domande” per collaborazioni libero-professionali, con un impegno “da 4 a 38 ore settimanali”. Ma nessuna parola su quanti medici verranno realmente contrattualizzati, quando entreranno in servizio e in quali sedi. Le Case della Comunità sono 32: quante di queste oggi sono davvero operative, con personale stabile e servizi di diagnostica funzionanti? Su questo, silenzio assoluto. Perché?
Eppure Nicolò parla di “Liguria prima in Italia per realizzazione delle infrastrutture”. Ma se la rete territoriale fosse davvero così efficiente, i cittadini non continuerebbero a raccontare esperienze di disorganizzazione e mancanza di coordinamento.
Basta un esempio concreto, vissuto in prima persona: un incidente in moto a Loano, un referto errato che parla di frattura scomposta dove non c’era, il pellegrinaggio tra Albenga, Santa Corona e San Paolo per poi scoprire — solo al San Martino — che serviva tutt’altro trattamento. Tre ospedali, tre diagnosi, nessuna TAC nei primi due. È questo il modello di sanità territoriale che la Regione Liguria vuole rivendicare come “eccellenza”?
Forse sarebbe più utile che l’assessore Nicolò rispondesse a qualche domanda concreta, prima di dichiarare “pronti” duecento medici:
• Quando e quanti entreranno davvero in servizio, Asl per Asl?
• Con quali funzioni e con quali strumenti diagnostici a disposizione?
• Quali Case della Comunità sono oggi davvero operative e quali ancora “in allestimento”?
• E infine: quale piano strutturato esiste per evitare che referti sbagliati, liste d’attesa e carenze di personale continuino a moltiplicarsi?
Finché a queste domande non ci saranno risposte, la sanità ligure non potrà nascondersi dietro agli annunci. Perché la salute dei cittadini non è una “disponibilità” da 4 ore a settimana, ma un diritto costituzionale.
E la fiducia, quella vera, si riconquista solo quando la politica smette di raccontare numeri e comincia a rispondere con fatti.

Carla Repetto
SANITÀ LIGURE, GLI ANNUNCI DELL’ASSESSORE NICOLÒ E I CONTI CHE NON TORNANO

Case della Comunità: 200 medici “pronti” – ma dove, e quando?

La comunicazione politica in Liguria funziona meglio della sanità. Lo dimostra l’ultimo annuncio trionfale dell’assessore regionale Massimo Nicolò: «200 medici pronti a collaborare nelle Case della Comunità liguri». Una frase rimbalzata tra giornali e web come un segnale di svolta, senza che nessuno abbia pensato di chiedere i dettagli essenziali.
Perché dei numeri si può anche scrivere, ma la realtà non si misura sulle conferenze stampa — si misura negli ambulatori, nei pronto soccorso, nelle terapie rimandate e nelle diagnosi sbagliate.
Nel comunicato si legge che sono arrivate “200 domande” per collaborazioni libero-professionali, con un impegno “da 4 a 38 ore settimanali”. Ma nessuna parola su quanti medici verranno realmente contrattualizzati, quando entreranno in servizio e in quali sedi. Le Case della Comunità sono 32: quante di queste oggi sono davvero operative, con personale stabile e servizi di diagnostica funzionanti? Su questo, silenzio assoluto.
Eppure Nicolò parla di “Liguria prima in Italia per realizzazione delle infrastrutture”. Ma se la rete territoriale fosse davvero così efficiente, i cittadini non continuerebbero a raccontare esperienze di disorganizzazione e mancanza di coordinamento.
Basta un esempio concreto, vissuto in prima persona: un incidente in moto ad Albenga, un referto errato che parla di frattura scomposta dove non c’era, il pellegrinaggio tra Albenga, Santa Corona e San Paolo per poi scoprire — solo al San Martino — che serviva tutt’altro trattamento. Tre ospedali, tre diagnosi, nessuna TAC nei primi due. È questo il modello di sanità territoriale che la Regione Liguria vuole rivendicare come “eccellenza”?
Forse sarebbe più utile che l’assessore Nicolò rispondesse a qualche domanda concreta, prima di dichiarare “pronti” duecento medici:
• Quando e quanti entreranno davvero in servizio, Asl per Asl?
• Con quali funzioni e con quali strumenti diagnostici a disposizione?
• Quali Case della Comunità sono oggi davvero operative e quali ancora “in allestimento”?
• E infine: quale piano strutturato esiste per evitare che referti sbagliati, liste d’attesa e carenze di personale continuino a moltiplicarsi?
Finché a queste domande non ci saranno risposte, la sanità ligure non potrà nascondersi dietro agli annunci. Perché la salute dei cittadini non è una “disponibilità” da 4 ore a settimana, ma un diritto costituzionale.
E la fiducia, quella vera, si riconquista solo quando la politica smette di raccontare numeri e comincia a rispondere con fatti.

NOTA DI TRUCIOLI.IT- Chirurgia della mano all’ospedale San Paolo di Savona. Struttura Complessa Chirurgia della Mano afferente al Dipartimento ortopedico traumatologico. Composta da un direttore, un coordinatore, staff di 8 medici.  Un passato di grande eccellenza nazionale (prof. Mantero). Oggi un bacino da Ventimiglia a Varazze.

Chirurgia della mano al San Martino. A partire dal 16 marzo 2023, presso l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, è stata istituita la Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia della Mano e dell’Arto Superiore, diretta dalla Dott.ssa Stefania Briano, che già ricopriva il ruolo di responsabile dell’Unità Semplice di Chirurgia della Mano e dell’Arto Superiore dal 2014, aiutata da Dott. Giacomo Demontis. Dal 2014 l’Unità Semplice si è progressivamente allargata con l’inserimento della Dott.ssa Emanuela Dapelo, della Dott.ssa Alessandra Galuppi e dal 2022 dalla Dott.ssa Giulia Pachera. Si era poi aggiunto un sesto. E ora? Sono rimasti in quattro e un specializzando. Una dott.ssa è in maternità. In  attesa di essere sostituita. Qua Bacino provincia di Genova e La Spezia.

Dalla pagina facebook Ospedale Policlinico San Martino del 23 giugno 2023-

LA CHIRURGIA DELLA MANO DEL SAN MARTINO, UN’ALTRA ECCELLENZA

Avatar

Trucioli

Torna in alto