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Liguria e Basso Piemonte

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Cirillo (PCI): In Liguria mancano medici di famiglia, infermieri, specialisti e risorse umane per le Case di Comunità


Riceviamo – La nostra sanità pubblica sta attraversando una delle fasi più delicate degli ultimi anni. E non possiamo più limitarci ad ascoltare annunci, slogan e rassicurazioni: è il momento di guardare ai numeri e alla realtà quotidiana che vivono operatori sanitari e pazienti.

La giunta regionale guidata dal presidente Marco Bucci ha scelto la strada dell’accorpamento delle ASL in un’unica azienda regionale presentando l’operazione come una grande riforma di efficientamento. Ma la domanda che dobbiamo porci è semplice: dove sono i benefici per i cittadini?
Negli ultimi anni la Liguria ha perso oltre 200 infermieri in un solo anno, mentre per mantenere gli attuali livelli di servizio ne servirebbero almeno 700 nuovi ogni anno tra pensionamenti e fabbisogno reale. Mancano almeno 112 medici di medicina generale per garantire una copertura adeguata sul territorio.
I Pronto soccorso lavorano in condizioni di sovraccarico cronico. I reparti sono costretti a turni massacranti. Le liste d’attesa continuano ad allungarsi. E, mentre il personale diminuisce, la Regione parla di riorganizzazione amministrativa.
La creazione dell’ATS Liguria viene presentata come uno strumento per ridurre sprechi e migliorare l’efficienza. Ma il bilancio sanitario regionale registra un disavanzo superiore ai 230 milioni di euro, e non si vede alcun miglioramento concreto nei servizi.
Centralizzare non significa automaticamente migliorare; accorpare non significa assumere.
Riorganizzare sulla carta non significa curare meglio.
Il rischio reale è che si stia inseguendo un presunto risparmio amministrativo mentre si indebolisce la sanità di prossimità allontanando i servizi dai territori e dai bisogni reali delle persone.
Sono previste 32 Case di Comunità in Liguria; ad oggi ne risultano operative circa 16.
Ma il problema non è solo quante ne sono state aperte bensì con quale personale.
Se mancano medici di famiglia, se mancano infermieri, se mancano specialisti, da dove verranno le risorse umane per far funzionare davvero queste strutture?
Il rischio è che diventino scatole vuote: edifici inaugurati ma non pienamente operativi.
Quando la sanità pubblica arretra aumentano le liste d’attesa, cresce la mobilità sanitaria verso altre regioni, aumentano le spese a carico delle famiglie, cresce la rinuncia alle cure.
Questo significa più disuguaglianza e che chi può pagare si cura, chi non può aspetta o rinuncia.
Noi non accettiamo questo modello!
La sanità non è una voce di bilancio da comprimere ma un diritto costituzionale.
A tal proposito come Partito Comunista Italiano chiediamo:
– Un piano straordinario di assunzioni stabili.
– Sblocco immediato delle nomine e delle carriere.
– Investimenti veri nella medicina territoriale.
– Trasparenza sui reali risparmi dell’accorpamento ASL.
– Un confronto pubblico con operatori sanitari e cittadini.
Non si governa la sanità con operazioni di vertice ma partendo dai bisogni delle persone.
La Liguria è una regione con una popolazione anziana tra le più alte d’Italia; tagliare o ridurre i servizi significa colpire i più fragili.
Difendere la sanità pubblica significa difendere la dignità di tutti!
Noi continueremo a farlo, con determinazione e responsabilità.
La salute non si accorpa; il diritto alla salute si deve garantire.
Franco Cirillo
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Dipartimento Stato sociale – Sanità
Segreteria regionale Liguria
2/LE PRIME CONSEGUENZE DELLA RIFORMA DELLA SANITA’ IN LIGURIA
APPROVATA DALLA MAGGIORANZA CHE SOSTIENE IL PRESIDENTE BUCCI
la Repubblica di domenica  1 marzo 2026
1- Case  di comunità e ospedali di comunità serviranno anche infermieri ingaggiati da cooperative esterne almeno fino a quando non saranno definite le assunzioni previste dal maxi concorso che si svolgerà a marzo. La riforma è stata fatta solo per motivi contabili, senza tenere in nessun conto la quantità del personale necessario per i servizi da aprire.
2- Sanità in Liguria, la fuga dei manger, dopo quella degli specialisti. Petralia e Bizzarri in Veneto. Altri sul piede di partenza. Altri potrebbero fare le valigie dopo aver ricevuto offerte da regioni del Nord.  Marco Damonte Prioli, direttore generale  della neo costituita Azienda Tutela Salute della Liguria (e quindi la personalità più alta in carica per quanto riguarda il sistema  che lega le vecchie Asl. E ancora Elena Galbusera nei direttore amministrativo dell’Area 1. Per tutti e due si parla della Regione Piemonte, ma non c’è ancora nulla di uffficiale.

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