Una volta c’erano l’agricoltura, il cantiere navale, l’ospedale Santa Corona e il turismo a “reggere” l’economia di Pietra Ligure. Oggi l‘Autorità Garante boccia lo slittamento al 2027: criteri di selezione troppo favorevoli agli uscenti e canoni non allineati al valore reale delle spiagge. La segnalazione inviata all’Anci e alla Conferenza Stato-Regioni sulla Direttiva Bolkestein.
di Mario Carrara
Oggi, è rimasto solo il turismo, legato al tempo delle vacanze, a far da “traino” all’economia della città. È per questo che continuiamo a parlare del suo aspetto peculiare, per cui i turisti vengono qui, cioè: l’accessibilità al mare ed il godimento del sole sulla spiaggia.
Sì, perché il Sole, il mare, l’arenile appartengono a tutti e tutti hanno diritto di goderne il piacere ed il beneficio, come, pure, sono fonte di lavoro per molti che offrono servizi pertinenti alle spiagge ed al mare.
Dal 2006, una norma dell’Unione Europea, chiamata “Direttiva Bolkestein“, mirante a liberalizzare in generale l’economia ed i servizi, nonché a rendere facili gli accessi degli imprenditori europei ai servizi nei vari Stati dell’Europa in un regime di libera concorrenza a condizioni paritarie, ha sconvolto anche il quieto e consolidato assetto della gestione “privata” in concessione delle spiagge. In base a questa “direttiva“, le concessioni delle spiagge a privati non avrebbero più potuto essere rinnovate “automaticamente“, com’era avvenuto da decenni fino a quel momento, ma, alla loro scadenza, esse avrebbero dovuto essere considerate “decadute” e, quindi, esser poste “all’incanto“. Le successive impugnazioni alla giustizia amministrativa, contrarie alla decadenza delle concessioni ed al sistema delle gare per la loro successiva aggiudicazione, si sono risolte con quelle dell’Adunanza Plenaria del Consiglio
di Stato del Novembre 2021, che decidendo, definitivamente, nel merito, stabilendo la prevalenza del diritto Europeo su quello degli Stati e delle loro Regioni, ha sancito la decadenza di tutte le concessioni demaniali non ottenute in seguito ad un’asta pubblica e, conseguentemente, del diritto a continuare a gestire gli stabilimenti balneari in mancanza di un valido titolo concessorio che fosse derivato da un’asta pubblica.
Poiché questa inequivocabile e definitiva sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato giungeva dopo decenni di un consolidato sistema di gestione degli arenili che aveva visto le concessioni tramandarsi da una generazione all’altra e a 15 anni dall’emanazione della direttiva Bolkestein, veniva concesso un periodo di proroga di due anni, il 2022 ed il 2023, durante i quali si sarebbero dovute adeguare tutte le concessioni demaniali alla normativa europea, indicendo le aste pubbliche. Il 31 Dicembre 2023 avrebbe dovuto essere considerato l’ultimo di validità delle vecchie concessioni. Dopodiché, dal giorno dopo, il 1 Gennaio 2024, esse sarebbero state considerate decadute.
Oggi, siamo all’inizio del 2026 e sono passati ben 20 anni dalla direttiva Bolkestein e già 5 anni dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ma, poiché in tutti questi anni, anziché preoccuparsi ed attivarsi per risolvere la questione nel migliore dei modi possibile, o, almeno, il “meno peggio“, visto l’inequivocabilità di queste ultime sentenze e l’inevitabilità delle loro conseguenze, la situazione è precipitata in modo devastante.
A tutto ciò, si deve aggiungere e sommare pure il fatto che le spiagge, per una legge regionale della Liguria del 2008, devono essere ridisegnate affinché siano individuate le spiagge libere, tali da essere presenti in modo “equilibrato” nel territorio con quelle in concessione private.
Questa percentuale di “equilibrio” da raggiungersi, laddove non lo fosse già, è stata stabilita sia nella percentuale del 40%, sul totale degli arenili.
Ed anche questo è un dato ed un elemento ineludibile; prima o poi, dal 2008, da reperirsi. Anche in questo caso, c’è una data ultima, finale: il 30 Settembre 2027.
Per poter raggiungere questo obiettivo non c’è che una strada: l’approvazione di un nuovo PUD, il Piano di utilizzo degli arenili, tale che, con l’adeguamento ed il ridimensionamento delle concessioni private, si riuscisse a trovare il numero dei metri necessari per giungere al 40%, ed, al contempo, mantenere il numero delle concessioni esistenti.
Se ci fosse stata responsabilità, preoccupazione, accortezza, senso delle cose che stavano accadendo e, soprattutto, la consapevolezza
della “spada di Damocle” che pendeva su tutto il sistema spiagge ed arenili, TUTTI, in primis, il Comune di Pietra Ligure ed in questo caso l’Amministrazione De Vincenzi, ma anche gli stessi concessionari avrebbero dovuto preoccuparsi di muoversi attivamente per predisporre tutti gli strumenti adeguati tali da affrontare la situazione in modo dignitoso e soddisfacente.
Invece, in tutti questi anni, NON si è fatto niente. Proprio niente, così, alla fine, si rischia di essere travolti dagli eventi.
Le sentenze del TAR della Liguria che stanno colpendo direttamente le delibere di Comuni come tra cui Pietra Ligure ed, ora, l’ultima in ordine di arrivo, anche il Comune di Ceriale, sono una diretta applicazione e conseguenza di quanto disposto dalle sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021.
Pietra Ligure, come pure, ora, anche Ceriale, le cui delibere sono state spazzate via dalle ultime sentenze del TAR della Liguria, scontano il fatto di aver illegittimamente prolungato i termini di durata delle concessioni demaniali, quando non avevano il potere per farlo, e, soprattutto, quando il Consiglio di Stato il termine di durata delle concessioni demaniali l’aveva già espressamente stabilito nel 31 Dicembre 2023!
Oltre quella data, essendo considerate decadute tutte le concessioni, era chiaro che sarebbe stato tutto …abusivo!
L’Amministrazione De Vincenzi, in questi anni, ha evidenziato il proprio totale immobilismo, “sedendosi” sulla difesa ad oltranza delle concessioni esistenti. L’ha fatto, forse, per motivi elettorali nei confronti dei concessionari. Ma, così facendo, ha rinunciato a svolgere il proprio ruolo di garante dell‘interesse pubblico di tutti, che deve contemperare sia gli interessi degli imprenditori balneari, ma anche quello di far applicare la legge che vuole sia reperito il 40% di spiagge libere negli arenili. Infatti, tutti gli altri cittadini che non vogliono o non possono pagare per fare il bagno in mare e prendere due ore di sole sulla sabbia aspettano che questa legge venga applicata anche a Pietra Ligure.
Facendosi vedere tutta “appiattita” sulle posizioni dei concessionari, senza fare nessuna proposta nuova alternativa, alla fine, li ha danneggiati, perché ora, con “l’acqua alla gola” nessuno è più in grado di garantire niente di sicuro. Nemmeno nessun avvocato è in grado di farlo: neanche se fosse Perry Mason.
E questo è solo colpa dell’inattivismo del Sindaco e dell’Assessore in questi anni.
Ma non facendo niente, specie in questi ultimi decisivi 5 anni, in che cosa speravano? In una legge nuova dello Stato? O della Regione? Ma queste leggi (pur con Governi “ammiccanti“) non sono venute perché NON POTEVANO venire in quanto sarebbero andate in contrasto con l’ordinamento europeo. O forse speravano in un miracolo?
Le rassicurazioni che può dare il Sindaco De Vincenzi ai concessionari possono significare, invece, una presa in giro se indirà le aste per le assegnazioni delle concessioni lasciando il PUD, il piano degli arenili, tale e quale com’è nella situazione attuale, che è quella che è stata sempre, senza nessuna modifica o adeguamento.
Perché? Perché la situazione che si produrrà NON sarà per niente stabile e definita. Anzi, avrà quasi sicuri effetti deleteri. Vediamoli. Concessioni grosse appetibili. Responsabilità dirigente 20 anni. Ordinanza sindaco. Noi proponiamo aste per concessioni di un anno.
Mario Carrara
