Mi è capitato di leggere un tema in classe scritto da un giovane che frequenta la IV liceo linguistica.
Il valore di quanto scritto nella conclusione ha bloccato i miei non buoni pensieri sul futuro dell’umanità (che non è più mio… data l’età….). Mi piace condividerlo con i miei amici lettori.
TEMA DELLO STUDENTE
Un mondo senza guerre: un’utopia necessaria.
Un mondo senza guerre: un’utopia necessaria. Quando si parla di un mondo senza guerre, viene spontaneo pensare a qualcosa di irrealizzabile.
La guerra, infatti, sembra sempre presente nella storia dell’umanità, come se fosse un elemento inevitabile. Eppure, nel testo proposto, Gino Strada paragona la guerra a una malattia: non è qualcosa di naturale o di “normale”, ma un problema gravissimo che deve essere prevenuto e curato. La violenza, secondo lui, non risolve nulla, anzi peggiora solo la situazione, perché distrugge vite e lascia ferite profonde anche dopo la fine dei conflitti.
Per questo si può definire la pace un’“utopia”, ma non nel senso di un sogno assurdo. Il dottor Luigi Strada spiegava che l’utopia non è per forza qualcosa di impossibile: spesso è solo una possibilità che non è stata ancora realizzata. (Strada, detto Gino, è stato medico, attivista, filantropo e scrittore, fondatore, assieme alla moglie Teresa Sarti, dell’ONG italiana Emergency presente con ospedali anche nei paesi in guerra ndt).
Del resto, nella storia ci sono stati cambiamenti che sembravano impensabili. Un esempio evidente è l’abolizione della schiavitù. Per secoli gli schiavi erano considerati normali e utili poi con il tempo, grazie a movimenti di massa e a una crescita della coscienza civile, la schiavitù è diventata una vergogna, qualcosa che oggi é considerata una cosa atroce. Questo dimostra che l’umanità può cambiare mentalità e trasformare ciò che sembrava “normale” in qualcosa di inaccettabile.
Anche dopo la Seconda guerra mondiale ci fu un momento in cui molte persone sperarono davvero che l’umanità potesse imparare dai propri errori. La Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 rappresenta uno dei tentativi più importanti di costruire un mondo basato sulla dignità e sul rispetto. L’obiettivo era chiaro, ovvero: se tutti gli esseri umani hanno diritti fondamentali, allora la guerra e la violenza non possono più essere accettate.
Tuttavia, ancora oggi le guerre continuano. Secondo me questo succede perché esistono meccanismi fortissimi che le alimentano che sono quasi impossibili da sedare. In primo luogo ci sono interessi economici: l’industria delle armi guadagna enormemente dai conflitti. Inoltre, spesso la guerra viene giustificata attraverso propaganda e paura, creando un nemico da odiare. Quando la gente ha paura, è più facile convincerla che la violenza sia “necessaria”.
In filosofia abbiamo trattato dell’Illuminismo e su come la gente doveva esercitare la propria ragione, inoltre il Medioevo fu considerato un’epoca di arresto delle conoscenze perché le istituzioni si ponevano allo sviluppo naturale della conoscenza e di conseguenza dominò la paura del futuro e gli uomini si affidarono alla fede in maniera cieca come nel caso della guerra affidandosi alla propaganda. Per questo motivo i movimenti pacifisti hanno un ruolo fondamentale.
Nel Novecento figure come Gandhi e Martin Luther King hanno dimostrato che la non violenza può essere una forza enorme. Anche oggi associazioni come Emergency continuano a ricordare al mondo cosa significa davvero la guerra: non strategie o bandiere, ma milioni di corpi feriti e famiglie distrutte.
In conclusione, penso che un mondo senza guerre sia un’utopia solo se continuiamo a ripeterci che “l’uomo è fatto così” e che la violenza sia inevitabile. Ma questa, secondo me, è la scusa più comoda: serve a non sentirsi responsabili. La guerra non è un destino naturale, è una decisione umana, e proprio per questo può essere rifiutata. Forse noi non vedremo mai un mondo completamente senza guerre, ma questo non significa che non valga la pena provarci. Anzi: proprio perché la guerra esiste ancora, il compito di ogni generazione dovrebbe essere quello di renderla sempre meno “normale”, sempre meno giustificabile, sempre più un fallimento. Perché accettare la guerra significa accettare che il dolore degli innocenti sia un prezzo “giusto”, e io non riesco a credere che questo possa essere considerato civile.
CI HANNO LASCIATO
Rodino Severina si è spenta a 83 anni. Lo annunciano il cognato Carlo Gambetta, i quattro nipoti con le relative famiglie, i parenti. Marinella, così era conosciuta, ragioniera, è stata per lunghi anni impiegata nella C.R.S. di Noli. Nubile, ha sempre vissuto con la mamma. Era la figlia primogenita del Dott. Giuseppe Rodino medico chirurgo a Cairo Montenotte. Era un’appassionata camminatrice.
Pastorino Cristiano tragicamente, a 39 anni, ha scelto di allontanarsi da questo mondo. Con rispettoso composto coraggio lo piangono la sua cara Beatrice con il loro piccolino Emanuele, i genitori Aldo e Marina, il fratello Mirko con la sua famiglia, la famiglia dei suoceri Buschiazzo. Unitamente a zii, cugini, parenti, si è manifestato il cordoglio di tutta la comunità. Era un buono, educato, semplice ragazzo, sempre con un suo particolare dolce sorriso. Il sindaco Repetto, molto opportunamente, ha chiesto e sospeso il carnevale di Noli.
Carlo Gambetta
2/Davide Pastorino – Cristiano … amico mio, amico della mia adolescenza, delle partite a calcetto…del campetto la domenica.. della serata al bar con Jacopo, Fulvio, Danilo … ancora ricordo con piacere quei momenti, i tuoi goal al marron glacè che tanto mi facevano divertire ai tempi. Oggi resto incredulo, una straziante notizia, un boato muto, sono arrabbiato! Manchi già a Noli ed ai tuoi concittadini che ti volevano bene. Tu eri un bravo ragazzo veramente! Mi stringo intorno alla famiglia ed i suoi cari.
