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Liguria e Basso Piemonte

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Storia dell’antico Savona FBC: Stefano Del Buono e le fusioni. Il record di Piero Carella, da 41 anni presidente del Legino con dedizione ai giovani


Dal blog blog: Storia del Calcio Savonese- Gigetto Morixe e Stefano Del Buono assieme: cena di lavoro per trattare la fusione tra il Savona e il Vado, ma non se ne fece nulla.

Giugno 2015- Il presidente dei verdeblù Pietro Carella è stato premiato a Roma in occasione del Gran Galà del Calcio per i suoi 40 anni di presidenza alla guida del Legino. Un primato che non ha eguali in Liguria. Una dedizione ai giovani che dovrebbe essere di esempio a quanti si dedicano al calcio minore

Corre voce di trattative di fusione tra il Legino e l’autodefinitosi Savona FBC (titolo acquisito al mercato Cittadino): non siamo in grado di formulare un giudizio non conoscendo le rispettive situazioni societarie e possiamo soltanto elevare un plauso alla diuturna attività di Piero Carella, sempiterno presidente del Legino la cui continuità sulla scena calcistica savonese è sinonimo di simpatia e dedizione e garanzia di un lavoro organizzativo oculato destinato essenzialmente ai giovani.

Ricordato questo siamo tornati indietro nel tempo quando il Savona FBC esisteva davvero (Savona FBC senza 1907: una aggiunta che fu inventata dall’avv. Roberto Romani per salvare il salvabile in un momento di grande difficoltà).

Ci troviamo nel 1954 e gli striscioni si trovano anche a quell’epoca in un periodo deficitario: Città in crisi per l’Ilva dimezzata nonostante grandi lotte unitarie e scarsità di risorse: squadra sprofondata in Promozione, per la prima volta costretta in un girone regionale.

Invece è un grande momento per Vado e Veloce: i rossoblu hanno stravinto il campionato 1953-54 (vincendo in Corso Ricci 5-1) mentre la Veloce sta per compiere l’impresa ( e il derby finirà 4-0) per i granata.

Stefano Del Buono tenta una via d’uscita e in città si preme per una fusione tra Veloce e Savona, tra Bar Commercio e Bar Splendid.

Grande propugnatore dell’unione delle forze è il prof.Eliseo Colla, polisportiva vivente inventore dell’hockey su prato (fa giocare la sua squadra in anteprima alle partite di calcio) e preparatore atletico della Veloce: le risorse dei velociani il cui presidente è il dott. Danese derivano quasi esclusivamente dagli incassi delle serate danzanti che si svolgono al Cristallo che sorgeva là dove adesso si situa il cinema multisala Diana. Grandi serate con le migliori orchestre (in una Città che oltre alla ricchissima stagione del Chiabrera tra prosa e lirica vantava anche il cinema-teatro Reposi, sito dove adesso sorge il palazzo della Banca Popolare di Novara, con un ricchissimo cartellone di rivista: da Macario a Wanda Osiris).

Savona sport, rivista edita da Norberto Sabatelli progenitrice della “Riviera Notte” pupilla del fratello Marco nei successivi anni’60 e diretta da Ivo Pastorino (corrispondente de La Gazzetta del Popolo e poi redattore a La Stampa) e Pino Cava simpatizza per l’ipotesi fusionista e addirittura ci si sbizzarisce nel progettare la nuova maglia: bianco blu con V granata, bianca con striscia blu e granata?

Del Buono è incerto, la sorte della sua navicella lo preoccupa e gli sportivi lo interrogano quando va tutte le mattina a farsi la barba da De Cicco in via Garassini: ma il non ancora commendatore (è soltanto cavaliere) nicchia.

Poi arriva una ferale notizia: la fonte di reddito della Veloce chiude i battenti. L’impresario Reposi ha deciso di insediare nei locali del Cristallo quello che sarà all’epoca il cinema Diana di via Brignoni e l’affare salta defintivamente: Del Buono con i suoi soci Oddera e Carena non demorde, ottiene la promozione per meriti sportivi nell’estate 1957 e al termine del campionato i biancoblu si qualificano per il girone di IV Serie (che vinceranno grazie a una grandissima stagione) e la Veloce ritorna tra i dilettanti: si inaugura il nuovo stadio di Legino e Del Buono e Pelizzari cominciano a costruire la squadra che qualche anno dopo salirà in Serie B con Valentino Persenda elemento di connessione storica tra la squadra di Corso Ricci e quella dell’ascesa ai massimi livelli del calcio italiano.

Meno noto è il tentativo di fusione tra il Savona e il Vado testimoniato dalla foto in epigrafe: fatta salva la fortissima rivalità esistente da sempre in quel periodo il Vado sta attraversando un momento magico, alla fine del campionato Interregionale cui il Savona ha avuto accesso a tavolino i vadesi si piazzano al terzo posto dietro Entella e Andrea Doria.

I contatti ci furono: il Vado era retto da un trio dirigenziale di altissimo livello, Ferrando, Morixe e Lazzaretti. Gli abboccamenti, come racconta anche Nanni De Marco nel primo libro dedicato alla storia del Savona FBC, vi furono soprattutto con Morixe (personaggio dalla conoscenza enciclopedica della storia del calcio e grande raccoglitore di giornali che teneva in una sua casa di Valleggia: raccolta che poi fu ereditata dallo stesso Nanni).

Ma non si andò oltre a qualche cena: entrambi Morixe e Del Buono erano ottime forchette. Mettere assieme Vado e Savona era proprio impossibile, anche se ne sarebbe venuto fuori uno squadrone che avrebbe potuto puntare molto in alto. A Vado il Savona era veramente visto male: tanto è vero che anni dopo, al momento della fatal Catania, i tifosi del Vado sostavano in piazza con il vestito scuro invernale quasi in veste di jettatori e la retrocessione del Savona fu salutata da una pantagruelica cena al Bar Negro, organizzata da Luciano Spinello.

Nella storia del Savona FBC si era , invece, verificata una acquisizione forzata: stagione 1926-27 il fascismo impone le fusioni per creare grandi squadre nelle città, il calcio è ormai un affare di soldi e di politica. Al regime da fastidio lo Speranza squadra del popolo tra Molo, Fornaci e Zinola. Viene così imposta la fusione che gli speranzini subiscono: ci sono anche profonde ragioni politiche. Lo Speranza aveva giocato nella divisione nazionale tra il 1921 e il 1923 e ancora nella ulteriore metà degli anni’20 avevano tenuto il campo nel campionato di Prima Divisione giocando derby appassionanti con i biancoblu. I giocatori dello Speranza non si adattarono facilmente e qualcuno dopo aver giocato poche partite emigrò in altre squadre anche lontano da Savona.

Un episodio che rimase per molti anni motivo di discussione e Pino Cava, giocatore, giornalista, nipote di Beppin da Cà e figlio di Ireos uno dei giocatori inglobati a forza e poi esiliatosi a Cosenza ricordava sempre con una punta di amarezza. Eguale sorte toccherà alla Veloce costretta a interrompere l’attività per le vessazioni dell’OVRA , al Fornaci e all’AVIS (Associazione Volontaria Impegno Sportivo) di Valleggia: tutte società i cui dirigenti erano fieramente schierati contro il fascismo.


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