Il vescovo di Sanremo-Ventimiglia, Antonio Suetta, loanese, ribadisce la distanza con le aperture dell’assemblea sinodale sull’inclusione e integrazione di persone omoaffettive e transgender nella Chiesa. Oltre a chi vive (more uxorio) situazioni familiari stabili fuori dal matrimonio. Con la richiesta alla Cei di sostenere giornate e iniziative contro l’omotrasfobia. “Le mie critiche sono basate su dottrina e Catechismo”.

IL SECOLO XIX DEL 29 DICEMBRE 2029 da notizia che sulla torretta di Villa Giovanna D’Arco, sede della curia vescovile, da ieri rintocca la “Campana per i bimbi non nati”. «Fusa in occasione dei “40 Giorni per la Vita” 2021-2022. L’iniziativa nasce dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, di custodire nel cuore della Chiesa il ricordo dei “bambini non nati a causa dell’aborto».
Sulla quale è inciso il nome del vescovo Antonio Suetta, è stata inaugurata , 28 dicembre, giorno che ricorda la strage evangelica degli Innocenti e martiri, la cui memoria «si intreccia con quella dei bimbi non nati del nostro tempo». I rintocchi ogni sera alle 20 come un richiamo per le coscienze e la preghiera. «È un riferimento ad aborti spontanei e volontari – spiega il vescovo – un segnale che riguarda più in generale la vita, il tema del suicidio assistito, ma anche i bambini morti nelle tragedie e nella guerra».
Accade a 47 anni dalla legge 194 considerata una conquista del movimento di emancipazione femminile e a 44 dal referendum sull’aborto che l’aveva salvata.
Il vescovo ha diffuso anche una lettera pastorale “Pane, non pietre” nella quale segna di nuovo la distanza con le aperture dell’assemblea sinodale sull’inclusione e un cammino di integrazione di persone omoaffettive e transgender nella Chiesa, ma anche a chi vive situazioni familiari stabili fuori dal matrimonio.
2/Il libro “CHI SONO IO PER GIUDICARE’ di Roberto Tamanti
A partire dal fin troppo citato “se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?” di papa Francesco, stiamo assistendo nella Chiesa, da parte di teologi, pastori, documenti non ufficiali del Magistero, iniziative di diocesi, ad una progressiva legittimazione dell’omosessualità, confondendo pastorale e teologia. Un pensiero che, dal “politicamente”, sta giungendo al “sessualmente” corretto, per cui qualsiasi distinguo è considerato ipso facto una pericolosa discriminazione. Tutto ciò, ripetendo in modo sospetto, come excusatio non petita: non si vuole cambiare la dottrina, solo rendere la Chiesa più fedele al Vangelo. È possibile un pensiero diverso, non appiattito sulla narrazione dominante? È quanto si cerca di offrire in questo testo, senza pretese, con umiltà e con franchezza, non cercando di piacere al mondo, ma semplicemente di leggere in modo critico la realtà e offrire una risposta diversa alle sfide del presente.

Roberto Tamanti è sacerdote dei Frati minori conventuali, dottore in Teologia morale presso la Pontificia Università Gregoriana con una tesi sulla pena di morte, docente in vari Istituti teologici (a Roma, Ancona, Cagliari), già direttore della rivista Miscellanea Francescana della Pontificia Facoltà San Bonaventura di Roma. Ha al suo attivo diversi articoli nell’ambito della bioetica e della morale fondamentale, su cui ha pubblicato anche un manuale, oltre al recente: Profili di etica nella letteratura. Una (anto)teologia.
