Venite, donne, abbiamo pesci freschi!
di Tiziano Franzi
Per molti anni – oggi molto meno – le bancarelle dei pescatori e delle pescivendole facevano echeggiare nei nostri caruggi il richiamo di chi aveva trascorso la notte in mare, con le lampare, e metteva in vendita quello che aveva riempito la sciabica (oggi proibita), la rete o il palamito.
In antichità il consumo di pesce fresco, soprattutto se di qualità, era considerato una dimostrazione di benessere e di ricchezza. Nei convivi delle domus patrizie si presentavano ai commensali i pesci migliori e, dopo averne gustato la qualità, i convitati, sdraiati sul triclinio, gettavano alle spalle le lische e gli avanzi che gli schiavi avrebbero ripulito , al termine della festa.
Per questo in alcune delle case più belle, il pavimento era talvolta composto a mosaico, con una incredibile varietà di pesci, cosicché gli avanzi si confondessero con i disegni.
Alcuni di questi sono bellissimi e vale la pena ammirarli.







Tiziano Franzi
