Dal sito ‘Mondo Montagna”il 14 settembre scorso. Nella piccola frazione di Upega, nel comune di Briga Alta, in provincia di Cuneo, sorge uno degli impianti di risalita più curiosi e misteriosi delle Alpi Liguri. Sono trascorsi 50 anni. Mezzo secolo di silenzio e da non notizia.
Costruito dalla storica ditta piemontese Fratelli Marchisio nel 1967, lo skilift avrebbe dovuto rappresentare un piccolo ma prezioso servizio per gli sciatori di questo angolo remoto di montagna, incastonato ai piedi della Cima Bertrand. Le fonti sulla sua reale attività divergono: se da un lato la documentazione ufficiale sugli impianti Marchisio lo classifica come mai entrato in esercizio pubblico, dall’altro la memoria locale racconta di una singola stagione di utilizzo, quella del 1974/75, prima dell’abbandono definitivo.Dal punto di vista tecnico, l’impianto montava un sistema di traino a gasolio, con trainer di tipo nasuto e funzionamento oleodinamico, una soluzione tipica delle sciovie di quell’epoca costruite in zone senza allacciamento alla rete elettrica. La struttura prevedeva la stazione motrice a valle e quella tenditrice a monte, secondo lo schema classico delle sciovie a fune alta diffuse in tutto l’arco alpino durante gli anni Sessanta e Settanta. Un impianto semplice ma funzionale, pensato per rispondere alle esigenze di una comunità montana che vedeva nel turismo invernale una possibile via di sviluppo.
Ancora oggi, nonostante decenni di abbandono, lo skilift di Upega conserva la maggior parte dei suoi componenti originali, offrendo a escursionisti e appassionati di archeologia industriale un raro spaccato di storia alpina rimasto sospeso nel tempo. La sua presenza silenziosa tra i boschi racconta la fragilità di molti piccoli progetti turistici montani, nati con grande entusiasmo ma spesso incapaci di reggere il passo con le difficoltà economiche e logistiche di territori isolati. Un piccolo monumento all’ambizione e alla fatica di chi, decenni fa, credeva che anche una valle remota come quella di Upega potesse avere il proprio futuro legato alla neve.
COMMENTI SOCIAL –
Dario Steffanone- Tutti gli impianti fantasma come questo andrebbero semplicemente smantellati, per rispetto della montagna. Ovviamente non conviene.
Gabriele Tortello- Da far rivivere assolutamente sarebbe una attrattiva che porterebbe turismo sia come impianto di risalita per persone che per via dell’età o per problemi fisici sul Bertrand non ci possono arrivare con le loro forze sia per impianto di risalita per biciclette per downhill e quant’altro.
Antonello Esse a Gabriele Tortello– ma almeno sa di cosa si sta parlando? come si fa minimamente a pensare di riportarlo in vita?? è una struttura che cade a pezzi all’interno di un bosco che non porta in nessun luogo! ma almeno informatevi prima di spararle cosi’ grosse! e se pensa che bisogna assolutamente riportarlo in vita, lo prenda lei, lo metta a norma e si preoccupi di disboscare tutt’intorno
Gabriele Tortello a Vanni Gio- Invece conviene eccome non hai costi fissi estremi da pagare non devi avere impianti elettrici a norma che costano decine e decine e decine di migliaia di euro….è la neve non serve a niente!!! Io ho parlato di un impianto che Lavora nella bella stagione per bici e persone che vogliono fare trekking o fare un giro sul Bertrand….il monte Alpet sopra Pamparato Lavora più d’estate che d’inverno!!!! In più così zero costi di piste gatti ecc in modo qualche ora al giorno nella bella stagione ber bici da downhill ed escursionisti co 20/25 litri di gasolio hai fatto la giornata monta un motore vm diesel 3 cilindri raffreddato ad aria con 30 litri 10 ore in moto in marcia lavoro.
Pierangelo Rigo a Gabriele Tortello – La sua idea sarebbe da prendere in considerazione in un area è impianto idoneo….la invito a salire a Upega e visionarlo…premesso che è lungo poche decine di metri.. pertanto doveva essere un baby.. costruito negli anni 60 e mai funzionato..si trova in mezzo ad un oramai bosco con piante alte oltre 10 metri.. completamente marcio sia piattelli..cavi ..gli stessi pali sono un ammasso di ruggine che non passerebbero nessun collaudo..l’unico suo destino è inquinare il territorio..creare eventuale pericolo alle persone per eventuali crolli..ps.. non rimane nel versante Bertrand..ma prima è sotto il paese lato bosco di colla bassa..
Carlo Mantovani- Potrebbe servire come monito a tutti quelli che intendono installare/rimetter in funzione impianto dedicati allo sci a quote improponibili. Sarebbe interessante anche sapere quanto è costato e chi lo ha pagato.
Antonello Destefani- Visto poco tempo fa! Ma il più incredibile è quello a San Bernardo di Mendatica!! Rimane sulla destra dell’ex Albergo Settimia, una sciovia non molto lunga che aveva un uso per principianti, ormai il prato è sparito ma l’impianto c’è ancora, il fine corsa era nel magazzino di una villetta.
Andrea Ghersi (Pietra Ligure)- Chi dice che quell’impianto non aveva senso sbaglia pesantemente. A Upega negli anni ’60 e primi ’70 c’era molta neve. Io ho usato quella pista. Così a Madonna della Neve c’era uno skilift, con impianto mobile e non fisso. Io ho sciato anche in quello. La mia casa era a 200 m di distanza.
Fabio Castellaro (Albenga)- Doveva partire il progetto “Galleani “ per una stazione sciistica e una costruzione di case e ville tra supera e Monesi.
Carlo Profumo- Visitato anni fa. Ha cmq il suo fascino del tempo che fu.
