Non esiste un limite di tempo fisso o massimo stabilito dalla legge per la permanenza di un questore in una determinata sede. In media, nella stessa provincia, rimane per un periodo che varia tra i 2 e i 4 anni, prima di essere trasferito o promosso ad altri uffici del Ministero dell’Interno.

L’assegnazione e l’avvicendamento dei questori rispondono a logiche strettamente fiduciarie, strategiche e operative gestite dai vertici dello Stato. Il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza: È il vertice operativo che valuta le necessità del territorio e le competenze dei dirigenti superiori. Ma forse è utile aggiunge lo zampino della politica, al potere di turno per i trasferimenti.
Ebbene il questo Mariani è dirigente superiore. Come Questore (polizia) provinciale, agisce quale Autorità provinciale di pubblica sicurezza (tecnico-operativa), dipendente dal Capo della Polizia e coordinata dal Prefetto. Dirige i servizi di ordine pubblico e ha la responsabilità tecnica dell’impiego della forza pubblica a livello provinciale, coordinando le forze di polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale. Rilascia licenze, passaporti, porti d’armi e autorizzazioni di polizia. Gestisce le normative in materia di immigrazione. Misure di Prevenzione: Emette provvedimenti e misure di prevenzione personali (come il foglio di via obbligatorio o l’avviso orale) e patrimoniali nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi.
Il Capo della Polizia ha il compito istituzionale di formulare le proposte formali di trasferimento o nomina dei Questori. Il Ministro dell’Interno: Riceve la proposta e ne cura l’istruttoria politica e amministrativa all’interno del Ministero dell’Interno.
I movimenti e i conferimenti di funzioni dei Questori vengono deliberati dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno. In una determinata provincia possono spingere il Viminale a inviare immediatamente un dirigente con caratteristiche operative ritenute più adeguate a quella specifica situazione. Non è certamente il caso di Savona. Non sono più i tempi delle Bombe Nere 1974-’75. Nei gli anni di 21 omicidi, in un anno, oltre la metà ad opera della criminalità organizzata (clan marsigliesi, n’drangheta, camorra che da Genova sovraordinava il mercato del sesso, da l’estremo levante ad Andora, con centinaia di schiave e affidato a clan dei paesi d’origine, area imperiese esclusa). La provincia di Savona non è più quella quelle delle 32 rapine in un anno a banche, uffici postali, oreficerie. Con casi clamorosi, come il fallito colpo, con una bandito ucciso, un secondo ferito, alla banca del Santa Corona il giorno del pagamento degli stipendi. Oppure il furto notturno al cavo delle poste di Loano, vigilia del pagamento delle pensioni con un bottino di 600 milioni. Non è più quello degli assalti e ostaggi a ville di imprenditori, clamoroso un caso a Bergeggi. Non è più quella dei quindici incendi dolosi, in un anno ai danni di night, discoteche, cantieri edili, mobilifici. Non è più quella dei 37 cittadini, residenti nel Savonese, colpiti da misure di prevenzione del questore su esplicita richiesta del procuratore della Repubblica Michele Russo. Tutti i nominativi furono pubblicati – non senza qualche timore per la propria incolumità – dal cronista del Secolo XIX.
Probabilmente i cronisti oggi al lavoro, a Savona, hanno più memoria di un decano che invece non ricorda un trasferimento del questore ( in meno di due anni dal suo arrivo. Altri questore con i quali il cronista di nera o giudiziaria si confrontava ogni mattina, per proseguire la ‘visita’ con il capo di gabinetto, infine al dirigente della squadra mobile sono rimasti anche 4 anni e oltre. Con un record di 11 anni. Giannina Roatta, ad esempio, quasi 4 anni, seguita Giuseppe Mariani che aveva preso servizio a Savona il 1° ottobre 2024 (insediatosi ufficialmente il giorno dopo) e lascia prima ancora della scadenza dei due anni. Non pare verosimile che la nuova sede di Alessandria rientri nelle provincia….Prima ancora il Piemonte, con la nomina a questore di Vercelli dal 15 maggio 2023 al 30 settembre 2024.
LA NOTIZIA PUBBLICATA DA IVG- Savona. La Polizia di Stato rinnova i propri vertici: Giuseppe Mariani lascia l’incarico direttivo savonese, assunto nell’autunno del 2024, per trasferirsi in Piemonte dove assumerà la guida della Questura di Alessandria. Sempre Mariani buona conoscenza del territorio, Nel novembre 2013 viene nominato Vicario del Questore di Savona, incarico ricoperto fino a luglio 2016, per poi svolgere analoghe funzioni nella sede di La Spezia, per quattro anni, dal 2016 al 2020, dove ha sovrinteso anche la Divisione P.A.S.I.. (Polizia Amministrativa e Sociale e dell’Immigrazione). Da febbraio 2021 ha diretto il Compartimento Polizia Ferroviaria per la Liguria di Genova, incarico ricoperto fino al 14 maggio 2023. Poi 16 mesi nella provincia di Vercelli.” Fin qui IVG. Nessun approfondimento ma non è un’eccezione, la regola.
A raccoglierne il testimone sarà Gaspare Calafiore, in arrivo dalla Sicilia, con il ruolo di dirigente superiore. Mentre la qualifica di Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza: è la qualifica apicale della Polizia di Stato, necessaria per guidare le Questure delle grandi città metropolitane (come Roma, Milano o Napoli) o per specifici incarichi centrali. .
Il nuovo dirigente responsabile della sicurezza provinciale, 60 anni, vanta un solido background giuridico e una carriera trentennale nell’amministrazione della pubblica sicurezza, iniziata nel 1990. Nel corso degli anni ha maturato un’ampia esperienza sul campo e in settori chiave: dalle indagini della Digos alla gestione dell’Ufficio di Gabinetto ad Enna, fino alle funzioni svolte a Siracusa in tema di immigrazione e protezione internazionale. Promosso primo dirigente nel 2012, ha successivamente coordinato le attività istituzionali a Siracusa prima dell’incarico a Caltanissetta
Pare utile far presente che logica e buon senso suggeriscono che un questore, un prefetto più conosce il territorio, sia degli interlocutori abituali, sia dal punto di vista criminale, sia dei reati commessi, più sa affrontare con cognizione di cause le situazioni, maggiore incisività e ‘produzione operativa’ dei sottoposti. Il buoni rapporti con tutte le figure istituzionali del territorio non dovrebbero significare la rinuncia a prendere decisioni opportune(altri direbbero coraggiose) quando il caso merita. Tra l’altro questore e comandante provinciale dei carabinieri e della Finanza, se non sono cambiate le scelte, ogni mattina tra le 11 e le 12 si recano dal prefetto per riferire e fare il punto sulle ultime novità ed possibili interventi.
Oggi, come già accadeva da fine anni ‘8o c’è crescente carenza di personale, gli organici hanno vuoti significativi in ogni settore, soprattutto quello operativo e quello destinato alle pratiche di permessi di soggiorno di comunità extraeuropee.
C’è infine un aspetto che da qualche anno si sta facendo sempre più strada, anzi ormai fa parte del lavoro di Polizia e Carabinieri, e in misura minore della Guardia di Finanza. E’ diventata la prassi. Si tratta delle statistiche delle persone e auto controllate, non solo in base a presunti sospetti (auto, moto, camioncini, autofurgone), ma si procede a campione, in modo casuale. Cosi si fanno grandi numeri, da impatto sull’opinione pubblica e che la politica al potere vanta, senza approfondire i risultati, la loro qualità. C’è chi ha fatto un calcolo che su 4000 mila auto controllate in un mese in provincia di Savona, poco più di una ventina hanno dato esito positivo. E mentre i comunicati stampa recitano pedissequamente, quasi per ogni arresto le stesse identiche parole frasi….dopo lunghi appostamenti, articolate indagini, dopo il fermo gli occupanti dell’auto sono apparsi nervosi e si è proceduto alla perquisizione….e prosegue l’attività per individuare i complici…sarebbe opportuno far presente qualche sia l’opinione dei cittadini di fronte al solito cliché. Quasi mai si da conto dell’esito dell’arresto. Si da conto della condanna con rito direttissimo, la concessione della libertà quasi sempre con obblighi, al 96 per cento cittadini extra europei, Albania compresa.
Si aggiunga che è assai più grave la carenza di uomini nelle varie stazioni dei carabinieri che come negli uffici pubblici rispettano degli orari esclusi i comandi di compagnia. Come altrettanto grave il dimezzamento della Polizia stradale a fronte di un crescente numero di morti e di incidenti spesso dovuti alla velocità. Meno prevenzione sulle strade per punire le ‘velocità pazze e pericolose’ più rischi per ignari pedoni o altri automobilisti, motociclisti, che hanno la cattiva sorte di imbattersi in velocisti spesso in giovane età, alle prese con alcool, droga, sballo del sabato sera. Clamoroso, da anni, il caso della statale 28 del colle di Nava, trasformata negli week end a pista di velocità di chi si reca al mare e chi ritorna. C’e la frenesia di sfidare il pericolo e le proprie capacità nei decine di tornanti che la caratterizzano per 15 km attraverso gli abitati della frazioni di Pornassio e Acquetico (Pieve di Teco).

Infine è utilissimo il servizio in divisa, a piedi nelle città. E’ utilissimo il servizio in abiti civili, salvo rari casi per indagini particolari caduto in disuso, sempre nelle città. Sarebbe utilissimo, come accadeva un tempo, che la pattuglia, a piedi, controllasse sistematicamente i clienti dei bar, delle sale giochi, con sistematicità quelli frequentati da chi trascorre la giornata ai tavoli, giocando dove sono presenti le ‘macchinette’, oziando. Come vive? Come paga l’affitto? Da quanto tempo è disoccupato? Ebbene, essere disoccupati, non avere un lavoro o passare il tempo al bar non è più un reato in Italia, non c’è l’obbligo di dimostrare con quali proventi si vive.
In passato esistevano i reati di “ozio” e “vagabondaggio”, ma sono stati completamente abrogati d in quanto in contrasto con i principi costituzionali (art. 4 della Costituzione sulla libertà e il diritto al lavoro). Di conseguenza, lo Stato non può punire o arrestare una persona solo perché non lavora o passa le giornate senza occupazione e senza documentare con quali messi si sostiene..
Un ricordo porta lontano. In Riviera prima degli immigrati extraeuropei, c’erno quelli del sud e non era un mistero, anche il chiacchiericcio popolare, che chi scappava da quelle aree non era uno stinco di santo, con immancabili eccezioni. Facciamo un nome per testimonianza diretta. Il mitico maresciallo maggiore Giuseppe Pantè, a Loano, era solito, anche senza divisa, entrare in un bar a determinate ore e chiedere documenti, dove vivi, dove lavori, il tuo ultimo lavoro. La strategia era quelli di convocarli in caserma per il giorno dopo. Risultato: su 5-10 controllati e convocati, una buona metà faceva perdere le tracce e si trasferiva altrove. In altri casi si procedeva al controllo del domicilio dichiarato. Chi era il proprietario, tipo di contratto e di affitto, numero delle persone presenti, eventuali precedenti penali. E’ quando si poteva confermare, a ragion veduta, il territorio è sotto controllo. E ancora ogni notte c’era una pattuglia. Il comando provinciale disponeva che ogni notte di procedesse a posti blocco volanti scegliendo zone dove all’Aurelia non c’era alternative. Posti di blocco, in collaborazione con Polizia e Finanza, anche ai caselli delle autostrade.
IL SECOLO XIX –

