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Liguria e Basso Piemonte

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Sanità perfetta sulla carta. L’assessore Nicolò (FdI): “Presto infermieri di condominio”. Bella idea! Il medico dentista: “Prima preoccupatevi degli infermieri negli ospedali”


Riceviamo – L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò propone oggi, a mezzo stampa, gli “infermieri di condominio” per assistere gli anziani e portare la sanità sempre più vicino a casa.

Bella idea. Anzi, bellissima.
C’è soltanto un piccolo particolare, di quelli noiosi che guastano le presentazioni dei nuovi progetti: gli infermieri bisogna averli.
Perché prima di immaginare un infermiere che entra nel portone del condominio, forse sarebbe opportuno essere certi di avere tutti quelli necessari dentro gli ospedali, nei reparti, negli ambulatori e nei servizi territoriali che già esistono.
Altrimenti continuiamo a fare sanità con il gioco delle tre carte: spostiamo il personale da una casella all’altra e ogni volta annunciamo di avere inventato qualcosa di nuovo.
In ASL2 il processo di costruzione della sanità territoriale è già in corso. Ci sono gli Infermieri di Famiglia e Comunità, ci sono le Case della Comunità, c’è l’assistenza domiciliare e ci sono i nuovi modelli previsti dalla riorganizzazione territoriale. Tutto sacrosanto.
Ma ogni nuovo servizio richiede persone vere. Non organigrammi in PowerPoint.
E gli infermieri, purtroppo, non si possono fotocopiare.
È questo il punto che vorrei sottoporre all’assessore Nicolò: prima di aggiungere un altro piano alla casa, siamo sicuri che ci siano abbastanza mattoni per tenere in piedi quelli che abbiamo già costruito?
Perché nel savonese la questione non è stabilire se l’assistenza di prossimità sia giusta. Lo è. Una provincia con tanti anziani e un territorio esteso ha bisogno di portare una parte delle cure fuori dall’ospedale. Nessuno dotato di buon senso potrebbe sostenere il contrario.
Il problema è un altro: con quale personale?
Se le stesse professionalità devono contemporaneamente garantire i turni ospedalieri, gli ambulatori, l’assistenza domiciliare, le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, gli Infermieri di Famiglia e Comunità e, domani, pure gli infermieri di condominio, temo che prima o poi dovremo introdurre nell’organico una nuova figura professionale: l’infermiere ubiquo.
Uno che sia contemporaneamente al San Paolo, sul territorio e possibilmente al terzo piano del condominio della signora Maria.
Non è una battuta contro gli infermieri. Al contrario.
È proprio per rispetto verso una categoria sulla quale da anni scarichiamo una quantità crescente di responsabilità che dovremmo smetterla di considerarla una risorsa infinitamente moltiplicabile.
La sanità territoriale non si costruisce svuotando o mettendo sotto pressione quella ospedaliera. E l’ospedale non può funzionare bene se ogni nuova idea organizzativa richiede di pescare personale dallo stesso mazzo.
Questa dovrebbe essere la domanda preliminare a qualunque nuovo progetto della Regione: quanti infermieri abbiamo realmente, quanti ne servono per coprire gli organici dei servizi esistenti e quanti ne occorrono per aprirne di nuovi?
Prima i numeri. Poi gli annunci.
Anche perché proprio Nicolò, rispondendo in Consiglio regionale nel luglio scorso sul personale infermieristico dell’Area 4, ha riconosciuto la necessità di ulteriori risorse per Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali, anche alla luce del turnover. Dunque il problema esiste e la Regione lo conosce.
Ed è precisamente per questo che l’idea dell’infermiere di condominio, presa isolatamente, può anche essere intelligente. Inserita nella situazione concreta del nostro sistema sanitario, però, solleva una domanda alla quale qualcuno dovrà pur rispondere: dove prendiamo gli infermieri?
Perché amministrare non significa soltanto inventare nuovi servizi. Significa soprattutto rendere sostenibili quelli che si annunciano. Altrimenti arriveremo al paradosso di avere una sanità perfetta sulla carta: infermiere di famiglia, di comunità, di quartiere, di condominio, magari domani di pianerottolo.
E il cittadino continuerà a chiedersi chi troverà quando entrerà in un reparto o avrà bisogno di una prestazione.
A volte ho l’impressione che la sanità venga programmata osservandola da un altro pianeta.
Ecco, prima di cercare gli infermieri nei condomini, proverei a contarli negli ospedali e negli ambulatori.
Potremmo scoprire qualcosa di interessante.
Eraldo Ciangherotti

2/COMUNICATO STAMPA DELLA REGIONE- ​SANITÀ, MONITORAGGIO LEA: LIGURIA TERZA REGIONE IN ITALIA PER MIGLIORAMENTO. BUCCI E NICOLÒ: “UN RISULTATO IMPORTANTE CHE CONFERMA IL PERCORSO DI CRESCITA DELLA SANITÀ LIGURE”

La Liguria è la terza Regione italiana per miglioramento dei Livelli Essenziali di Assistenza 2024 rispetto all’anno precedente. Secondo il Monitoraggio LEA 2024 della Fondazione GIMBE, il punteggio della Liguria passa da 219 a 250 punti, con un incremento di 31 punti, tra i più significativi registrati a livello nazionale. La Liguria si colloca inoltre tra le Regioni in miglioramento e raggiunge la soglia di adempienza prevista dal nuovo Sistema di Garanzia.

​”Il dato del monitoraggio LEA 2024 è un segnale positivo e conferma il lavoro che stiamo portando avanti per migliorare la sanità ligure – dichiarano il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò –. Un miglioramento di 31 punti in un solo anno è un risultato importante, che ci incoraggia a proseguire nel rafforzamento dei servizi, dell’assistenza territoriale, della prevenzione e della rete ospedaliera. Sappiamo che c’è ancora molto da fare, ma questi numeri confermano che la direzione intrapresa è quella giusta​”.
Il monitoraggio GIMBE prende in esame i principali indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia, nelle tre aree: prevenzione, che comprende, tra l’altro, le vaccinazioni; assistenza distrettuale, che riguarda i servizi sanitari territoriali, le cure primarie e l’assistenza domiciliare e residenziale; assistenza ospedaliera, che misura qualità, appropriatezza ed efficacia delle cure e dei ricoveri. Il quadro 2024 evidenzia un miglioramento complessivo rispetto all’anno precedente, con la Liguria tra le Regioni che hanno registrato la crescita più significativa.

 

 


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