RICEVIAMO – Carissimi Fratelli, con l’allocuzione di questa Tornata di Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia, desidero anzitutto esprimere la mia gratitudine per l’ascolto che vorrete riservare a queste riflessioni.

Svolgere il ruolo di Gran Maestro è sempre un atto di profonda responsabilità, che richiede di spogliarsi da ogni individualismo profano per mettersi al servizio del lavoro collettivo.
Con questo spirito e con la ferma volontà di stimolare l’elevazione del Tempio che ognuno porta in sé, vi invito a riflettere insieme su una domanda cruciale per il nostro tempo: quale Massoneria ci ritroviamo oggi? Prima di entrare nell’argomento vale la pena fare alcune considerazioni in merito ai recenti sviluppi tecnologici ed alla influenza che hanno esercitato sulle relazioni umane.
Da quando l’uomo si è trovato a partecipare al progresso lineare, finalizzato prevalentemente al benessere materiale, quei pochi che ne hanno segnalato il limite non sono stati compresi, in virtù del pensiero “positivista”. Del resto, non è possibile non accorgersi dell’incapacità diffusa tra le persone di ascoltarsi e di dialogare. Oggi più che mai, sebbene il flusso quotidiano di informazioni non abbia paragoni rispetto al passato, l’intera umanità è sempre più disinformata dal momento che le notizie, viaggiando senza controllo ed essendo difficilmente verificabili di persona, sono prese indistintamente per reali, agevolando un vero e proprio allontanamento tra gli uomini. La stessa Assemblea generale delle Nazioni Unite ha avvertito la necessità di istituire la “Giornata internazionale dell’amicizia” per promuovere uno spirito condiviso di solidarietà umana.
Nonostante l’apprezzabile iniziativa, il risultato potrebbe essere però deludente, visto che certi valori possono essere costruiti soltanto attraverso esperienze vissute intensamente e realmente condivise nel tempo. In passato il concetto di amicizia non era messo in discussione, tenendo conto che le persone facevano parte di una determinata comunità e vivevano quotidianamente nello stesso ambiente.
In seguito all’innovazione tecnologica ed allo sviluppo dei mezzi di trasporto, l’umanità ha iniziato a muoversi con maggiore libertà, sciogliendo gradualmente il legame con il proprio luogo di appartenenza e le relazioni con i gruppi locali. Con la nuova società moderna essere “viaggiatori del mondo” diventa qualificante, mentre essere legati al territorio viene visto come un limite da superare. Nell’ambito dei processi di socializzazione, negli ultimi anni la rete internet ha avuto un forte impatto sul modo di vivere e di pensare. In forza di una comunicazione a distanza, si è gradualmente affievolito il confronto autentico, creando sempre più confusione tra realtà e finzione. Con lo sviluppo degli attuali sistemi di aggregazione virtuale, si sono annullati i tempi di percorrenza, alimentando una mentalità globale che porta ad offuscare i contorni dell’identità di ciascuno.
Le persone giungono a trascorrere momenti della propria esistenza per la sola digitalizzazione dell’esperienza, diventata ormai più importante dell’esperienza stessa, postando in rete spezzoni di vita quotidiana artefatti e anteponendo un mondo virtuale al mondo reale. Si potrebbe dire che gli uomini contemporanei abbiano soppiantato la ricerca del legame solido, unendosi e separandosi in forza di interessi personali, dei profitti o soltanto in difesa del pensiero del momento. Sopraffatti emotivamente dalla facilità di partecipazione ad una “realtà allargata”, si sono perse le tracce dell’identità che definisce l’individuo in quanto tale, venendo così a mancare una sorta di “pietra di fondazione” sulla quale appoggiare il proprio modo d’essere e potersi aprire ad un confronto con l’altro. Forse per questo motivo l’uomo di oggi prova un senso di smarrimento, sentendo sempre più l’esigenza di ritrovare un terreno solido sul quale mettere in moto il naturale processo di costruzione della propria personalità.
Di fronte a tale stato di dissoluzione dei valori umani, alcuni cercano di opporsi rifugiandosi, loro malgrado, in illusori integralismi ideologici, mentre altri soccombono, non mostrandosi per quello che sono realmente ma per come vorrebbero i più. A questa progressiva smaterializzazione dei rapporti si aggiunge oggi una sfida ancora più radicale, legata alla diffusione dell’intelligenza artificiale e degli automatismi algoritmici. Stiamo assistendo a trasformazioni tecnologiche capaci di plasmare gli stessi processi cognitivi, il che impone un dovere urgente: quello di “restare umani” in un ambiente dominato da logiche meccaniche. Il pericolo non risiede nello strumento in sé, ma nella tentazione di delegare il discernimento e la scelta a calcoli automatizzati, creando forme sottili di una nuova schiavitù psicologica e sociale. Tra non molto ci si potrebbe trovare schiacciati tra l’edificazione di un’alleanza tecnologica al servizio del bene comune e l’innalzamento di una nuova, artificiale Torre di Babele, governata da un potere tecnocratico centralizzato.
Se un giorno le persone dovessero arrivare al punto di delegare alla macchina il compito di scegliere al loro posto, il rischio non sarà soltanto la riduzione delle più elevate capacità umane a meri dati statistici da manipolare, ma piuttosto quello di limitare la possibilità di prendere decisioni e il dovere di assumere la piena responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, annullando l’unicità dell’esistenza umana. In una realtà di questo tipo è facile cedere alla tentazione del continuo rinnovamento, “a guisa di pargoli”, mentre sembra quasi impossibile mantenere un certo “intelletto sano” e poter ritrovare ciò che resta di stabile nel mondo contemporaneo senza subire passivamente le trasformazioni in corso e soprattutto non perdendo di vistail “Principio immutabile” che sostiene tale cambiamento.
Tornando alla domanda iniziale, anche la Massoneria di oggi non è immune nei confronti del potere attrattivo di queste dinamiche, in forza di una mentalità protesa verso la sua modernizzazione e di un ipotetico ruolo che dovrebbe avere nella società contemporanea. Su questi presupposti si delinea un’attenzione sempre più rivolta verso l’esterno, invadendo campi che non competono alla Libera Muratoria, ed innescando un processo di “liquefazione” dei principi fondanti della sua esistenza, fino a far diventare normale tutto ciò che è profano. Inseguendo il continuo cambiamento e ricercando a tutti i costi un’immagine da mostrare, la Massoneria potrebbe essere trascinata nel vortice degli eventi esteriori, perdendo di vista l’unico vero fine per il quale è sorta: la trasmissione iniziatica. Se tale tendenza dovesse prendere campo l’istituzione finirebbe per venir meno al ruolo che le compete. Per una concreta valutazione sulla natura di queste dinamiche che hanno coinvolto la Massoneria, non si può che indagare al suo interno. Capita sempre più frequentemente che, durante i lavori rituali, vengano esposte le così dette “tavole architettoniche”, arricchite da un repertorio terminologico preso qua e là da tradizioni a volte incomprese, che portano ad accurate esibizioni di erudizione.
Avventurandosi in speculazioni filosofiche e letteralismi accademici privi di spiritocritico, si rischia di essere animati dal solo compiacimento individuale, senza accorgersi di agire in conformità al bagaglio culturale consolidato nel tempo, invecedi affrancarsi dagli attaccamenti personali e far emergere le possibilità che ognuno porta in sé. Anziché ridurre l’aspetto iniziatico a quello culturale, sarebbe molto più utile restare nel nostro ambito, assumendo un’impostazione “operativa” all’interno del Tempio, partecipando in modo attivo e cosciente ai lavori svolti. In Massoneria l’insegnamento iniziatico è veicolato da Fratelli riuniti ritualmente in un preciso ordine gerarchico i quali, con la giusta “disposizione interiore”, contribuiscono a vivificare il rito in modo tale che il “simbolo agito” diventi un vero e proprio supporto per l’elevazione spirituale. Occorre quindi escludere ogni interferenza profana, facendo attenzione a non cadere indisquisizioni esoteriche scaturite da tecnicismi didattici che conducono allo stallo del cammino iniziatico.
Quanti, a partire dalla loro iniziazione, hanno più volte ascoltato lo stesso rituale senza domandarsi quale fosse il significato di certe frasi? Più che fermarsi al solo ascolto, è necessario che il rito venga compreso interiormente, sviluppando il punto di vista propriamente iniziatico per tentare di scoprirne la valenza simbolica, per poter poi compiere il vero lavoro interiore finalizzato alla realizzazione iniziatica. In caso contrario si resta nell’ambito “speculativo”, con il rischio di cadere nel puro formalismo e di far diventare il rito una “lettera morta”, a differenza della sua vera natura, considerando che i riti e i simboli dovrebbero stimolare un lavoro diretto esclusivamente al superamento delle limitazioni individuali.
In questo senso il Tempio, a differenza dei non-luoghi delle piattaforme mediatiche, è il luogo per eccellenza “regolarissimo e illuminatissimo”, dove è possibile ritrovare l’autentico “luogo interiore” in cui lavorare senza soluzione di continuità. Vale la pena aggiungere che il lavoro dell’iniziato non si conclude all’interno del Tempio, ma prosegue con la tradizionale Agape, svolta in continuità con la tornata, daconsiderare come una preziosa occasione per aprire un sincero confronto tra fratelli. Tale attitudine potrà infine essere sviluppata anche nella vita quotidiana, al fine di ricercare il significato essenziale degli eventi vissuti direttamente. Non si tratta quindi di rinchiudersi all’interno delle mura del Tempio, creando barriere di separazione con il resto del mondo; lo scopo è cambiare punto di vista, riflettendo con più attenzione sulle consuetudini della vita ordinaria.
Tale cambio di orientamento richiede un grande sacrificio e può essere realizzato soltanto da parte di coloro che sono in grado di mettere in atto quell’insegnamento iniziatico ricevuto soltanto virtualmente il giorno del proprio ingresso. In tal senso, è necessario intervenire con piena padronanza sulle proprie azioni quotidiane, con tutta la responsabilità nel compierle, consapevoli che -anche se saranno impercettibili e non visibili nell’immediato- potranno avere nel tempo delle ripercussioni difficilmente immaginabili.
In sintesi, tenuto conto che la Massoneria ha da sempre mantenuta viva al proprio interno la base dottrinale che le appartiene, essenziale è che i suoi aderenti siano ancora disposti a conservare e trasmettere la Tradizione dell’Arte Costruttiva. Per questo occorre fare attenzione a non trattare l’istituzione come fosse un oggetto museale da mettere in mostra per soddisfare la curiosità dei più: la sua bellezza riuscirà a risplendere solamente quando se ne farà un “buon uso”. Per concludere, possiamo dire che la Massoneria, forte dell’eredità che ha ricevuto attraverso il prezioso patrimonio simbolico e rituale, sta ancora reggendo al disordine in atto, salvaguardando lo spirito iniziatico da sempre custodito, poiché la Libera Muratoria è molto più di quanto si possa esprimere a parole.
Buona navigazione verso Oriente! Viva il Grande Oriente d’Italia. Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia
Antonio Seminario
