Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il sistema Pomicino, l’eredità che Bucci non rinnega. Project financing non è un reato. È un metodo


C’è una parola che i governatori liguri pronunciano con la stessa disinvoltura con cui si chiede un caffè: project financing.

di Alessandro Dighero

Paolo Cirino Pomicino (compianto) si è sposato a 74 anni con Lucia Marotta, dopo un fidanzamento di 13 anni.

Io la pronuncio con la nausea di chi sa da dove viene. Viene da un ministro democristiano che ha passato la vita a spiegarci che i soldi pubblici non bastavano mai, e guarda caso i suoi sì.

Nota metodologica, perché qui non si scherza. Quello che segue distingue tre piani, netti, senza sconti a nessuno: le sentenze definitive, le ricostruzioni giornalistiche mai smentite, il giudizio politico che è mio e me ne assumo la responsabilità. Chi confonde i tre piani mente. Io no.

Paolo Cirino Pomicino, ministro della Funzione pubblica e poi del Bilancio tra gli anni Ottanta e i primi Novanta, è l’uomo che la pubblicistica sulle grandi opere indica come il padre dello schema concessorio poi ribattezzato project financing, lo stesso identico meccanismo usato per l’Alta Velocità. Questa è ricostruzione giornalistica, non sentenza, e lo dico prima che me lo faccia notare qualcun altro con meno onestà di quanta ne uso io.

Sui fatti giudiziari non ci sono sfumature. Due condanne definitive: un anno e otto mesi per finanziamento illecito ai partiti nel processo Enimont, due mesi patteggiati per corruzione sui fondi neri Eni. Nessuna condanna per mafia, lo scrivo chiaro perché la verità non ha bisogno di essere gonfiata per fare male. Ma il denaro Enimont che Pomicino stesso ha ammesso di aver incassato e girato in CCT  (Certificati di Credito del Tesoro) è arrivato, per sua stessa parola, a Salvo Lima, il democristiano che Cosa nostra ha ammazzato nel 1992. E Pomicino, guarda un po’, è stato chiamato a testimoniare, non a difendersi da imputato, al processo sulla trattativa Stato mafia. Il sistema di grandi opere e concessioni private che ha contribuito a costruire è lo stesso che pezzi interi dell’antimafia sociale accusano di aver spalancato le porte a un’imprenditoria che con la mafia ci mangiava insieme. Anche questo è giudizio, non condanna. Ma io un giudizio, in questo pezzo, lo do.

Il presidente Bucci al Santuario della Madonna della Guardia con l’arcivescovo metropolita di Genova mons. Marco Tasca

E adesso arriviamo a Marco Bucci, che di Pomicino non ha ereditato il curriculum giudiziario, gli basta e avanza quello politico. Lo stadio Ferraris consegnato ai privati mantenendo la proprietà pubblica sulla carta, project financing. Il dissalatore da 400 milioni con Iren pronta a intascare la concessione dopo che il Pnrr ha detto no, project financing. La diga foranea, il tunnel subportuale, il fondo strategico regionale che distribuisce decine di milioni con criteri che le opposizioni definiscono senza vergogna oscuri, sempre lo stesso conto: i privati mettono i soldi, i privati incassano decenni di gestione, i cittadini restano con il conto della trasparenza mancata.

Bucci lo chiama pragmatismo. Io lo chiamo continuità. Pomicino inventò il metodo per spendere senza pagare. Bucci lo applica per governare senza rispondere. La domanda che a Napoli negli anni Novanta arrivò decenni troppo tardi è la stessa che pongo oggi, a Genova, in tempo utile: presidente Bucci, chi controlla chi entra in quelle concessioni? Se non risponde, la risposta la scriviamo noi. Project financing non è un reato. È un metodo. E i metodi, quando nessuno li controlla, li riempie sempre qualcuno che un controllo lo teme.

Alessandro Dighero


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