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Pietra Ligure, Gianni Cenere e “caso Roggero”: “Chi è chiamato a giudicare e applicare le leggi, finisce troppo spesso per favorire il violento. Interpreta le norme secondo logiche ideologiche. Rimette in libertà i delinquenti”’


Gianni Cenere è persona colta, vive Pietra  Ligure con la famiglia.  Sul web si legge: “Storico e divulgatore locale che cura la comunicazione e il sito internet della Parrocchia di San Nicolò”.

E ancora: “Ha pubblicato il volume “Capolavori lignei nella Basilica di San Nicolò. Il coro, il pulpito, l’armadio” (con Alessandro Marinelli) ed è noto per trascrivere antichi manoscritti e raccontare le leggende storiche della città. Collabora attivamente alla vita parrocchiale, sia nelle funzioni religiose, sia all’esterno. Nel ruolo di ‘accolito’. Nella Chiesa Cattolica è istituito proprio per assistere i sacerdoti e i diaconi. Nello specifico, svolge la funzione di ministro straordinario della Comunione. Durante la Messa può aiutare a distribuire l’Eucaristia ai fedeli quando i ministri ordinari (sacerdoti e diaconi) sono assenti o impediti. Fuori dalla Messa: può essere incaricato di portare la Comunione agli ammalati o agli anziani impossibilitati a partecipare alla celebrazione.

IL POST SULLA PAGINA FACEBOOK  di Gianni Cenere,

Il sindaco De Vincenzi, Gianni Cenere e Dino Sandre 

Leggevo un messaggio su Fb  che condannava  le reazioni alla Roggero  in quanto aumentano la violenza e non la riducono perchè la nostra società non deve essrere governata dalla legge della giungla. questo post mi ha spinto a scrivere alcune riflessioni.

Sono perfettamente d’accordo sul fatto che la nostra società, le nostre città e i nostri paesi non debbano trasformarsi in una giungla dove il più forte, il più disonesto e il più violento detta legge e dove ciascuno si fa giustizia da sé.
Sono altrettanto convinto che donne, bambini, anziani e tutti i cittadini onesti debbano poter camminare per strada, frequentare i luoghi pubblici, andare al lavoro e svolgere la propria attività senza vivere nella paura.
Ma quando vedo che chi dovrebbe garantire la giustizia – e sia chiaro, non mi riferisco alle forze dell’ordine, che ogni giorno rischiano la vita svolgendo il proprio dovere – bensì a chi è chiamato a giudicare e ad applicare le leggi, finisce troppo spesso per favorire il violento, interpretando le norme secondo logiche ideologiche e rimettendo in libertà delinquenti che tornano puntualmente a delinquere, allora mi domando chi stia davvero alimentando la legge della giungla.
Se chi prende queste decisioni non risponde delle conseguenze delle proprie scelte e continua a tutelare chi ha commesso reati, arrivando in alcuni casi perfino a riconoscergli risarcimenti, mentre le vittime vengono lasciate sole, è inevitabile chiedersi dove siano  finiti la giustizia e lo stato di diritto.
Mi piacerebbe sapere come reagirebbero quei signori se fossero loro a subire un furto, una rapina o un’aggressione, oppure se assistessero a violenze commesse contro i propri familiari. Continuerebbero davvero a sostenere le stesse posizioni?
Non condivido affatto l’idea che nella nostra società debba prevalere la legge della giungla. Ma una domanda me la pongo.
È davvero più vicina alla legge della giungla la reazione disperata di un cittadino esasperato che – lo ribadisco – non avrebbe dovuto agire in quel modo, ma che, travolto da una rabbia maturata dopo ripetute esperienze di sopraffazione e di ingiustizia, ignorato da chi avrebbe dovuto proteggerlo, finisce per compiere un gesto che, a mente fredda, probabilmente non avrebbe mai commesso?
Oppure è più vicina alla legge della giungla la violenza quotidiana, ripetuta e deliberata di bande di delinquenti che agiscono a sangue freddo, consapevoli che molto spesso non subiranno conseguenze adeguate e che, grazie a un sistema percepito come troppo indulgente, continuano a terrorizzare le nostre città?
La reazione di Ruggero aumenta certamente la violenza e non può essere giustificata. Può però essere compresa nel suo contesto umano. Ben diversa è la violenza gratuita, premeditata e sistematica di chi aggredisce, deruba o intimorisce gli altri senza alcun motivo, contando sull’impunità o su pene che ritiene irrilevanti. Quella violenza non è giustificabile e, soprattutto, non è nemmeno comprensibile. Se una società vuole davvero evitare la legge della giungla, deve impedire anzitutto che sia la violenza quotidiana dei delinquenti a diventare la normalità e deve garantire ai cittadini onesti la certezza che lo Stato sarà dalla loro parte. (Gianni Cenere)

LA RIFLESSIONE DI TRUCIOLI.IT-Varie affermazioni contenute nel post di Gianni Cenere sono frutto di un analisi superficiale, tuttavia ne condivido le conclusioni quando dice “se una società vuole evitare la legge della giungla deve impedire  anzitutto che sia la violenza dei delinquenti a diventare la normalità e deve garantire ai cittadini onesti la certezza che  lo Stato starà dalla loro parte”. Solo che lo Stato, in realtà, siamo e, quando affrontiamo temi complessi, dobbiamo evitare di cadere vittime di pregiudizi politici o emotivi, diversamente, in una società democratica, facciamo solo danno.

L’ attacco alla magistratura contenuto nel post, infatti, è gratuito (anche se di moda da una certa parte politica): in realtà i giudici non favoriscono i violenti (a parte il fatto siamo il paese occidentale in cui vi è stato il più alto numero di magistrati caduti svolgendo il loro difficile lavoro) e, certamente, non li liberano a loro discrezione consentendodi tornare puntualmente a delinquere”. Devono applicare il codice di procedura penale che non prevede la esecutività delle sentenze di condanna di primo grado (l’ art. 650 cpp). Il nostro sistema lascia mano libera nel breve periodo ai delinquenti e rende l’ Italia un paese “gradito” ai criminali mala legge può essere cambiata dalla maggioranza degli italiani.

Nel diritto civile le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive ed in moltissimi paesi occidentali lo sono anche le sentenze penali: su questo dobbiamo riflettere e non sul fatto che i giudici applicherebbero pene diverse se fossero stati rapinati.

Comunque, davanti alla tragedia che ha visto protagonista il signor Roggero,  dobbiamo essere responsabili evitando ogni emotività: non conosciamo ancora le motivazioni delle sentenze della Corte di Cassazione, ma quelle delle due sentenze (della corte di assise e della corte di assise di appello) sì.

Ed, allora, dobbiamo considerare che risulta accertato che il sig.  Roggero ha preso la pistola dopo che rapinatori erano già usciti dalla gioielleria, li ha raggiunti sparando quando cercavano di fuggire: ne ha uccisi due e ferito il terzo.

La vicenda è tragica: ha sconvolto la vita del signor Roggero, dei rapinatori e di tutti i rispettivi familiari. Davanti a tutti loro dobbiamo avere il massimo rispetto e lo possiamo fare solo pensando a cosa debba fare lo Stato (cioè tutti noi) per rendere più sicuro e più giusto il nostro Paese.


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