24 giugno: la chiesa di San Giovanni Battista a Vado Ligure e le reliquie liguri. Due opere della pittrice savonese Veronica Murialdo.
di Ezio Marinoni
Il 24 giugno si festeggia San Giovanni Battista, nato in questo stesso giorno in un anno imprecisato del I secolo a.C. Egli battezza, da qui il suo soprannome, per purificare e far rinascere a nuova vita, e con questo spirito messianico battezza anche Gesù. Morirà decapitato, per un capriccio di corte, da qui l’appellativo di “Decollato”. La sua testa, priva della mandibola, secondo la tradizione è conservata nella chiesa romana di San Silvestro in Capite, mentre il piatto che l’ha raccolta dopo la condanna a morte si trova nel Museo del Tesoro della Cattedrale genovese di San Lorenzo. Un’altra importante reliquia si trova nella chiesa di San Giovanni Battista a Loano.
A Vado Ligure, la chiesa di San Giovanni Battista si eleva nella omonima piazza, con una scenografica presenza che domina l’ambiente circostante.
Le sue origini si perdono nel complesso e non ancora risolto dibattito sulla fondazione della Diocesi di Savona. Nel XII e XIII secolo la chiesa vadese è possesso del monastero di San Lorenzo di Oulx, nella Diocesi di Torino. Non abbiamo notizie certe sulla sua fondazione e sulla forma primitiva del luogo di culto.
Nel Settecento avviene la sua rifondazione, dopo l’abbattimento della precedente chiesa, risalente nel 1720. La visita pastorale di Mons. Agostino Spinola (1725) descrive lo stato della nuova chiesa; nel 1759 inizia la costruzione del campanile. Una informazione particolare sul campanile stesso ci viene dal libro La parrocchiale di San Giovanni Battista di Vado, di Eliana Mattiauda, Giorgio Rossini e Magda Tassinari, 1993, Comune di Vado Ligure e Circolo Cultuale Kronos.
« Un documento del 1763 fornisce una notizia curiosa secondo cui le pietre impiegate per costruirlo sarebbero state prelevate, scegliendo le migliori e le più grosse, dal cantiere della vicina fortezza genovese di S. Giacomo sul capo Vado: di questo fatto l’ingegner Gerolamo Gustavo, direttore dei lavori al forte, si era dovuto lamentare col vescovo. »
Il completamento artistico si deve a un arciprete a cui è intitolati la via attigua e l’ex edificio scolastico attigui: don Cesare Queirolo (1826 – 1878), che fa affrescare le pareti ancora bianche. Sulla volta e nel catino dell’abside dipinge Giuseppe Isola (1808 – 1893), affermato frescante del suo tempo. A questo eminente personaggio Vado Ligure ha dedicato il Civico Museo Archelogico don Cesare Queirolo.
Il sacerdote fa anche restaurare la facciata e collocare quattro statue nella parte inferiore, queste ultime opera dello scultore savonese Antonio Brilla (Savona, 1813 – 1891).
La propensione del Queirolo per l’arte viene raccontata nel volume a più mani già citato (p. 36).
« Il gusto e la passione del Queirolo per la pittura sono comunque testimoniati dalla presenza di alcuni quadri provenienti dalla collezione privata dell’arciprete, lasciata con testamento del 1877. Tra questi, si segnalano una tela raffigurante la Maddalena con un angelo, di scuola bolognese della prima metà del XVII secolo, collocato nella seconda cappella a sinistra, e la Madonna di Misericordia, riferibile ad ambito savonese vicino a Paolo Gerolamo Brusco (1742 – 1820), posto nella seconda cappella a destra. In sacrestia si ricorda una tela raffigurante il Battesimo di Cristo della prima metà del XVII secolo, assegnabile alla bottega del piemontese Guglielmo Caccia detto “Il Moncalvo” (1568 – 1625). »
All’interno, l’edificio di culto si presenta a navata unica.
In controfacciata, si scorge un dipinto settecentesco della Crocifissione.
Nella prima cappella destra è conservata la tela del Transito di san Giuseppe, di scuola pittorica genovese del Settecento; all’altare del transetto destro è posizionata una grande statua di gesso patinato in bronzo ritraente il Sacro Cuore di Gesù, opera dello scultore Luigi Venzano.
Nella seconda cappella sinistra un quadro di Bernardo Castello (Genova 1557 – 1629) fa parte del lascito Queirolo: si tratta di Maddalena liberata dalle tentazioni, commissionato in origine per la scomparsa chiesa della Maddalena di Savona. Nel restauro della tela, sono riemerse la data e la firma del suo autore.
Nel presbiterio sono ubicati due dipinti di Francesco Baracca: la Resurrezione di Lazzaro e Tobia che seppellisce i morti durante la cattività di Babilonia.
All’altare del transetto sinistro vediamo la Presentazione al Tempio (1720) di Domenico Bocciardo (1686 – 1746). Committente è un tale Domenico Brignoni, questa è l’unica pittura originale pervenutaci, già destinata alla chiesa e qui sempre rimasta nella sua collocazione originaria.
Nella parte sinistra della navata, nei pressi del battistero ubicato nella prima cappella, è conservata un’opera dello scultore Anton Maria Maragliano, il Battesimo di Gesù; vi è, inoltre, una pala d’altare della Visitazione con i santi Pietro e Andrea, di sconosciuto artista ligure.
Il quadro che raffigura il santo titolare, un San Giovanni Battista, viene collocato nel 1965 al fondo dell’abside, opera di Gianetto Fieschi.
Al di là del valore storico e artistico di ogni singola opera, è da segnalare la presenza artistica della pittrice Veronica Murialdo (1811 – 1892), che dipinge i due grandi quadri ai lati del presbiterio. Figlia di Stefano Murialdo, detto “Il Crocetto”, sarà per questa parentela soprannominata “Crocetta”. Veronica vive a lungo in una casa nei pressi della chiesa di San Pietro e dipinge ceramiche per le fabbriche Musso, Folco e Ricci. Vale la pena ricordata in quanto è una delle poche artiste savonesi del suo secolo.
San Giovanni Battista, che raccoglie una forte devozione in Liguria, è Patrono di Genova, Imperia – Oneglia e Loano, solo per citare le località più importanti. Festeggiamenti importanti in suo onore si svolgono, oltre che in queste città, in Val Graveglia scenario naturale incontaminato che unisce Genova al Passo del Bocco, con una festa eno – gastronomica; a Mongiardino Ligure, con una solenne processione; a Triora dove, ancora una volta, sacro e pagano si fondono: qui la notte di San Giovanni unisce riti pagani e culto cristiano: fuochi, erbe magiche e antiche credenze celebrano il solstizio d’estate. In un luogo segnato dalla memoria della caccia elle streghe, la festa diventa un momento di purificazione e mistero, dove il confine tra sacro e arcano si fa sottile.
Ezio Marinoni
