A Trucioli.it ho letto dal giornale on line IVG.it dell’ingente (sic!) sequestro di merce contraffatta da parte della Polizia Locale di Finale.

L’articolo, corredato di foto della merce sequestrata, che la “brillante” operazione è merito del nucleo di pronto intervento della Polizia Locale che ha individuato una persona che, con fare circospetto, avvicinava i bagnanti presentando un esteso campionario di capi.
E’ passato di moda, anche sui media e convengo, il termine vu’ cumprà. Un neologismo diffusosi in Italia a partire dalla seconda metà degli anni 1980 per indicare venditori ambulanti, solitamente di origini straniera. Prima di loro c’erano i ‘magliari napoletano’ che erano ‘specialisti’ a vendere ‘patacche’, soprattutto a stranieri del centro e Nord Europa. Orologi (di marche contraffatte) con tanto di incisione di carati d’oro, idem per collane e braccialetti. Operavano sulle spiagge, lungo le passeggiate a mare.
Sono rimasto attratto dal termine ingente (“di notevole entità” recita il dizionario) e mi sono detto è caduto nella rete un ‘pesce grosso’. Finalmente. Uno che smercia ingente di capi di abbigliamento e accessori con un danno al commercio legale della nostra Finale Ligure.
Poi si legge, sempre sul giornale on line, che “l’uomo ha abbandonando a terra gli oggetti posti in vendita, facendo quindi perdere le proprie tracce e sono stati recuperati e posti sotto sequestro, t-shirt, pantaloni, borse e altri accessori, tutti riportanti i marchi di note griffe dell’alta moda”.
Può capitare ad ognuno di noi che abita a Finale di incontrare un vigile e fare i complimenti per l’operazione dei colleghi e soprattutto il fatto di aver ‘neutralizzato’ un ‘grossista’ che vende sulle spiagge e spesso disturbano non poco. Mi sono sentito rispondere nel nostro dialetto “ti sei in menâ o belin”. Forse si riferiva proprio alla brillante operazione dei colleghi con un ingente sequestro?
Liberi di non pubblicare, ma una risata fa bene a tutti.
Carlo Maria T.
