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Il governo della ‘pulizia’? Indagini: grandi opere e ambiente. ”Un filo rosso che collega il Ponte sullo stretto, il Tav veneto e Pedemontana“. Il coordinamento ecologista Covepa: ”Le inchieste in Sicilia, la Capitale e Veneto“


Secondo il coordinamento ecologista Covepa «le recenti inchieste giudiziarie che hanno interessato la Sicilia, la Capitale e il Veneto vanno considerate su un unico piano interpretativo: quantomeno in termini politici»

Tommaso Miele in magistratura contabile dal 1986, l’ex aggiunto della Corte dei Conti indagato nell’inchiesta sul Ponte dello Stretto, ha alle spalle un lungo percorso professionale

Gli accadimenti di questi ultimi giorni in tema di grandi opere e ambiente debbono far riflettere attentamente i veneti. Gli aspetti penali che stanno riempiendo le cronache giudiziarie sono ovviamente appannaggio del lavoro della magistratura. Ma sul piano politico e morale urgono alcune riflessioni». Lo scrive in una nota Massimo Follesa, vicepresidente del coordinamento ecologista Covepa. «L’indagine a carico dell’ormai ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, indagato dalla Procura di Roma nell’ambito» del procedimento in corso sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, non è che «la prima tessera di questo mosaico»: nel quale peraltro «le connessioni con il Nordest sono note». I media in questi giorni infatti hanno evidenziato a più riprese come Miele era stato nominato anche «nell’organo di garanzia» per la realizzazione della ferrovia Tav lungo l’asse Verona, Vicenza, Padova, «opera affidata» da Rfi-Ferrovie dello Stato al colosso italiano Webuild con sede nel Milanese: una società cui è stato affidato proprio il progetto del «ponte sullo Stretto».

L’AFFAIRE OLIMPIADI A CORTINA
Sempre di recente, stavolta per la vicenda delle Olimpiadi invernali di Cortina, «è finita in una inchiesta per turbativa d’asta coordinata dalla Procura di Belluno anche Elisabetta Pellegrini, «nella sua veste di dirigente del Ministero delle infrastrutture» e di coordinatrice della struttura tecnica di missione proprio nell’ambito dello stesso dicastero, il Mit. Pellegrini, già dirigente apicale della Regione Veneto, è stata anche direttrice dell’allora Struttura di progetto per la «Superstrada pedemontana veneta – Spv».

LA CONTAMINAZIONE DA DERIVATI DEL FLUORO ATTRIBUITA ALLA SPV
Oggi peraltro proprio «la Spv – rimarca l’archietto Follesa – è oggi al centro di una impressionante vicenda di contaminazione ambientale da Pfba, sostanza appartenente alla famiglia» dei temutissimi Pfas, sostanze di origine industriale derivate dal fluoro. I Pfba sono stati rilevati in concentrazioni significative giustappunto «in relazione ai cantieri, alle gallerie, agli acceleranti di presa per calcestruzzo, alle acque di drenaggio, alle terre e rocce da scavo» ascrivibibili ai cantieri nel Vicentino della stessa Spv che connette Montecchio Maggiore a Spresiano nel Trevigiano. Quest’ultima «è una vicenda che non può essere separata dalla catena delle responsabilità amministrative, tecniche e politiche che hanno accompagnato la progettazione, l’esecuzione e il controllo dell’opera»: questo il j’accuse del Covepa.

IN VINO VERITAS? LO STUDIO SULLA GRATICOLA
Ancora, di recente, sulla rivista scientifica «Environmental pollution» è stato pubblicato un ponderoso studio. I quale prende in esame la presenza di Pfas, i derivati del fluoro di origine industriale cui appartiene la sottofgamiglia dei Pfba, nei vini prodotti dentro e attorno alla zona contaminata del Veneto occidentale. Da quelle analisi emerge un dato inquietante: su 76 campioni di vino analizzati, 73 contengono almeno una sostanza Pfas». Il Pfba, rimarca poi il Covepa, «risulta il composto dominante, rilevato in circa il 94% dei campioni, con concentrazioni fino a 18mila e oltre nanogrammi su litro. Il vino, dunque, diventa un possibile indicatore – si legge – della contaminazione della falda e della sua capacità di entrare nella filiera agricola e alimentare». La questione peraltro è al centro di una riflessione anche sul blog dello stesso Follesa.

Tuttavia, a giudizio del Covepa, «proprio su questo punto, lo studio richiede un chiarimento scientifico essenziale». I ricercatori infatti «indicano il Pfba come marcatore molecolare della contaminazione della falda e riconducono» tale fattore «alla sorgente storica della contaminazione» da Pfas. Il che farebbe pensare «alla Miteni di Trissino»: da anni al centgro di un colossale scandalo ambientale. Tuttavia questa attribuzione relativa ai Pfba, «non risulta dimostrata dalle fonti primarie disponibili».

Questo significa una cosa «molto precisa». La Miteni resta «al centro della contaminazione storica da Pfas, ma non esiste, nelle fonti pubbliche richiamate, una prova sufficiente per attribuire automaticamente alla Miteni la presenza o la produzione del Pfba». I cui cascami ambientali restano in capo alla sola Superstrada pedemontana veneta» per la quale in passato si è speso senza indugio l’ex presidente della giunta regionale veneta «il leghista Luca Zaia».

I SILENZI «IMBARAZZANTI» E L’ALTA CAPACITÀ FERROVIARIA TRA VERONA, VICENZA E PADOVA-
A fronte di tutto ciò, c’è un dato politico e antropologico che non può essere taciuto. «Tranne alcune rarissime voci», tra cui quella «della deputata veneziana Luana Zanella di Avs, da più parti non si è avvertita una forte e pubblica richiesta di chiarimenti nei confronti dell’ingegner Pellegrini da parte dei volti noti della politica e della rete ecologista nordestina. Tutti si sono buttati sul vino, come mai?» Lo stesso dicasi «per gli spettri che si addensano lungo il tracciato dei cantieri del Tav – alta capacità» lungo l’asse Verona, Vicenza e Padova: «sia per quanto riguarda la materia di indagine, sia per quanto riguarda l’aspetto ambientale, sul quale le incognite relative al dossier Pfas-Pfba rimangono tutte». In questo contesto la figura di Miele, «sia in relazione al Tav sia al progetto del ponte sullo Stretto rimane centrale peraltro».

PALAZZO FERRO FINI-
In questo senso, conclude Follesa, «il futuro ci riserverà altri imbarazzanti silenzi?». E quindi «per quanto concerne il tema delle recenti indagini, delle grandi opere e dell’ambiente – spiega Follesa ai taccuini di Vicenzatoday.it – c’è un filo rosso che collega il Ponte sullo stretto, il Tav veneto e la Pedemontana veneta. Reperirne i capi è una priorità assoluta, come è importante che della cosa a palazzo Ferro Fini a Venezia, sede del consiglio regionale veneto, si occupino proprio i consiglieri regionali». Di più, secondo Follesa «le recenti inchieste giudiziarie che hanno interessato la Sicilia, la Capitale e il Veneto vanno considerate su un unico piano interpretativo: quantomeno in termini politici».

 

 


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