Basilica di San Biagio a Finalborgo: in questo magnifico quadro Carlo Domenico Del Carretto, tramite san Domenico, riceve la tiara pontificia dalla Madonna del Rosario con il Bambino in braccio incoronato di rose. Di fronte a lui, con l’imperatore alle spalle, il fratello Alfonso riottiene la corona marchionale del marchesato di Finale Ligure.
di Guido Araldo


La folla retrostante è costituita dai loro famigliari, tra cui il giovane Giovanni II già incoronato marchese, accanto a Santa Caterina. Dietro di lui, con l’alloro sul capo, lo storico Filelfo autore del “De Bello Finariensis”.
1450 – 1454- Carlo Domenico nasce Finale tra il 1450 e il 1454: da Giovanni Del Carretto, marchese del Finale e Viscontina Adorno, appartenente a una delle famiglie più importanti di Genova.
9 febbraio 1482- Muore improvvisamente a trent’anni il marchese Galeotto II Del Carretto, divenuto reggente del marchesato all’età di 16 anni, nel 1468. Si apre il problema della successione che spetterebbe al secondogenito Carlo Domenico, essendo il maggiore tra i fratelli superstiti e privo di impedimenti religiosi in quanto laico. Nonostante il titolo di protonotario della Santa Sede, elargitogli da papa Sisto IV savonese, viene privilegiato il terzogenito Alfonso per la protezione accordatagli da Ludovico il Moro. Alfonso era cresciuto presso la corte sforzesca di Milano, mentre Carlo Domenico aveva frequentato la corte del re di Francia. A nulla valse l’appoggio di papa Sisto IV e del cardinale della Rovere, schierati a fianco di Carlo Domenico. Inevitabile un forte disaccordo tra i due fratelli, destinato a sfociare nel decennio successivo in una guerra aperta. In questo contendere viene assegnata a Carlo Domenico l’enclave finalese sulle Langhe costituita da Saliceto, Paroldo, parte della Rocchetta di Cengio, Murialdo e Camerana. Inizialmente Crlo Domenico dovette dividere il potere con Neto Del Carretto. sposo di Ippolita, figlia naturale di Galeotto II.
In Francia Carlo Domenico aveva frequentato corsi di diritto civile e canonico, senza tuttavia ottenere i gradi dottorali, ed era entrato al servizio del cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II, che all’epoca era legato pontificio ad Avignone. Rientrato a Roma, ottenne il titolo di protonotario senza avere preso gli ordini sacri. E fu allora che lo sorprese la notizia dell’improvvisa morte del fratello Galeotto II, marchese di Finale.
Essendo i fratelli superstiti privi di impedimenti religiosi, la successione dinastica quale Marchese Del Carretto di Finale sarebbe dovuta toccare al secondogenito, cioè Carlo Domenico. Ma, nonostante questi vantasse il sostegno di papa Sisto IV di Savona e di suo nipote il cardinale Della Rovere, non riuscì ad acquisire il titolo marchionale a causa di Ludovico il Moro, signore di Milano, che privilegiava il fratello Alfonso, terzogenito. Alfonso, infatti, era cresciuto alla corte di Milano ed era anche capitano al soldo del duca di Milano. Pertanto, Carlo Domenico dovette accontentarsi dell’enclave di Saliceto con i relativi possedimenti, che includevano anche il ponte della Gaietta a Millesimo, da lui restaurati: luogo di transito importante. Feudo imperiale che costituì una sua proprietà personale, al quale fu sempre particolarmente legato, avviandovi, soprattutto a Saliceto, un’intensa attività edilizia.
13 ottobre 1486- Divisione di Camerana decisa da Carlo Domenico per sanare un vecchio contenzioso con il marchese di Saluzzo, risalente al tempo della guerra del Monferrato conclusasi nel 1325.
(Documentazione reperita all’Archivio di Stato di Torino su indicazione di Romano Salvetti). Il luogo di Camerana con il castello fu diviso in due parti: la metà inferiore situata in Valle Bormida rimase al Marchesato di Saliceto e la metà superiore in Valle Belbo passò ai marchesi di Saluzzo. Che, sulle Langhe, vantavano i feudi di Dogliani, Mombarcaro, paese confinante con Camerana, Marsaglia, Belvedere, Bonvicino, Roddino, Cissone e Castiglion Falletto.
1489- Papa Innocenzo VIII, genovese, dopo il matrimonio della nipote Peretta Cibo Usodimare con il marchese di Finale Alfonso Del Carretto, cercò di rappacificare i fratelli del Carretto. E nominò Carlo Domenico commendatario dell’abbazia di San Pietro di Villanova in San Bonifacio, presso Verona, tra le più ricche d’Italia. Successivamente, nel 1489 lo elevò ad arcivescovo laico di Cosenza, in cambio alla rinuncia di ogni diritto sul marchesato di Finale.
Fu in questo periodo che Carlo Domenico si profuse in un radicale rinnovamento edilizio di Saliceto, dove fece abbattere la chiesa romanica di Santa Maria per ergervi quella di San Lorenzo: il più bel monumento rinascimentale in Piemonte. Fece anche abbattere la chiesa retrostante del Santo Spirito per ergervi un’altra chiesa in stile rinascimentale, consacrata a Sant’Agostino. In fase di costruzione fece pose il suo nome sull’architrave d’accesso della chiesa di San Lorenzo, palesando l’intendimento d’adibirlo a suo mausoleo, come il Tempio Malatestiano a Romini. Non è da escludere, come sostenuto da alcuni critici d’arte, che il progetto di questa nuova chiesa fosse dell’architetto Leon Battista Alberti.

Fu una stagione edilizia straordinaria per Saliceto. A Paroldo Carlo Domenico fece restaurare la chiesa di San Sebastiano, con pregevoli affreschi, dove sono presenti i suoi stemmi vescovili. La datazione della costruzione della chiesa di San Lorenzo è resa possibile dagli stemmi arcivescovili di Carlo Domenico scolpiti sia sulla facciata che all’interno della cupola. Solo dopo la promozione a cardinale, il 1° dicembre 1505, applicò sul frontone della facciata il suo stemma cardinalizio, palesemente posticcio, e incise accanto al suo stemma arcivescovile nella cupola la precisazione “Carolus De Caretto card. de Finale”. Riportata anche sull’architrave d’accesso.

Modifiche che indicherebbero come la chiesa di San Lorenzo fosse già ultimata nel 1505.
1491- Papa Cibo, Innocenzo VIII, promuove arcivescovo titolare di Tebe Carlo Domenico e successivamente, anche, vescovo di Angers. In quest’occasione si scontrò con l’apposizione del re di Francia Carlo VIII, che aveva destinato quale vescovo di Angers il proprio confessore, e Carlo Domenico non poté accedere a quella nuova cattedra episcopale.
8 dicembre 1496- A Pavia l’imperatore Massimiliano I a investe Alfonso I Del Carretto, definito “marchese di Savona e Clavesana”, dei seguenti luoghi: borgo e villa di Finale, Stellanello, castello e villa di Carcare e Busile, castello borgo e villa di Massimino, Castel borgo e villa di Saliceto,
con metà del castello e villa e luoghi di Camerana, castello e villa di Paroldo, parte delle Rocchetta di Cengio. (Archivio di Stato di Milano, investiture, Vol. 44). In quell’occasione l’imperatore conferisce ad Alfonso, su proposta del duca Ludovico il Moro di Milano, l’autorità di conte palatino, con titolo di vicario imperiale perpetuo per sé ed i suoi successori nei marchesati di Savona e di Clavesana, ovvero in tutti i territori del Ponente Ligure e delle Langhe in suo possesso.
1497- Tentativo di Carlo Domenico d’impossessarsi, manu militare, del marchesato di Finale con l’aiuto del duca di Orleans, del doge Fregoso di Genova e del cardinale Giuliano della Rovere. L’impresa fallisce per l’intervento del duca di Milano Ludovico il Moro e della Repubblica di Venezia.
27 maggio 1498- Luigi d’Orleans, amico adolescenziale di Carlo Domenico, viene consacrato re di Francia nella storica cattedrale di Reims, diventando re Luigi XII. Carlo Domenico, presente alla sua incoronazione, diventa Conte di Asti, la cui Contea dal 1386 apparteneva alla Francia.
La Repubblica di Asti era divenuta Contea nel 1342, in seguito alla “libera adesione” degli Astigiani ai Visconti di Milano, e Luchino Visconti era diventato primo conte di Asti. In seguito, Asti era tornata a far parte del Sacro Romano Impero: non più come Repubblica, ma come Contea, per tornare poco dopo viscontea con Gian Galeazzo Visconti. E fu proprio Gian Galeazzio Visconti a donare nel 1386 la Contea, che comprendeva un centinaio di castelli e villaggi, con diritti anche su Saliceto, al duca di Orleans fratello del re di Francia, come dote di matrimonio della figlia quindicenne Valentina Visconti.
Novembre 1499- Il re di Francia Luigi XII varca le Alpi per impossessarsi del ducato di Milano, rivendicando i diritti risalenti all’ava Valentina Visconti. Con l’arrivo dei Francesi, che occupano la Lombardia, il marchese Alfonso è costretto a lasciare Finale, e fuggire, e gli subentra il fratello Carlo Domenico; il quale sarà marchese di Finale fino alla morte, il 15 agosto 1514. E soltanto dopo la sua morte Alfonso potrà rientrare a Finale e rimpossessarsi del marchesato. La discesa di Luigi XII in Italia fu preparata da un sottile gioco diplomatico elaborato da Carlo Domenico Del Carretto e dal cardinale Georges d’Amboise, che si procurarono l’appoggio della Repubblica di Venezia in cambio della cessione di Cremona e Ghiara d’Adda. Agli Svizzeri fu concessa la Contea di Bellinzona, che diverrà il Canton Ticino. Né manca il sostegno di papa Alessandro VI, al cui figlio Cesare Borgia assicurarono il Ducato del Valentinois, da cui “il Valentino”, oggi corrispondente al Dipartimento del Drôme, promettendogli anche la mano di Charlotte d’Albret, sorella del re di Navarra Giovanni III.
1° novembre 1503- Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV, grande amico di Carlo Domenico diviene papa e prende il nome di Giulio II. Carlo Domanico si trasferisce a Roma.
22 settembre 1504- Carlo Domenica Del Carretto è tra gli artefici del trattato di Blois, tra il re di Francia Luigi XII e l’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano d’Asburgo. In tale occasione l’imperatore riconosce il dominio di Carlo Domenico sul Marchesato di Finale, e lo investe marchese esautorando totalmente il fratello Alfonso.
1° dicembre 1505- Carlo Domenico è promosso cardinale da papa Giulio II, nonostante il parere avverso del Collego Cardinalizio, poiché non è consacrato sacerdote. Acquisisce il titolo di cardinale della basilica dei Santi Vito e Modesto.
1507- Carlo Domenico opta per il titolo di cardinale della basilica di San Nicola, ovvero di San Niccolò del Colosseo. Infine acquisisce il titolo di cardinale della basilica di Santa Cecilia, assai più importante. Nel mese di aprile Luigi XII, re di Francia, occupa Genova e decide di dotarla di una poderosa fortezza, il “chateau neuf” sul promontorio di Capo di Faro. Determinante, con la fortezza del Castelletto, per il controllo della città e del suo porto. Per realizzazione di quest’opera, Luigi XII pretende l’esborso di 40.000 scudi, inimicandosi la città. È prevista anche la demolizione della Lanterna, ma il senato genovese riesce a corrompere l’architetto De Spin con 200 Scudi d’oro, impedendone la demolizione.
150- Luigi XII riconosce a Carlo Domenico il titolo prestigioso di “pari di Francia” e lo vuole arcivescovo metropolita di Reims. Incarico che Carlo Domenico manterrà per breve tempo; infatti, non essendo sacerdote, come potrebbe consacrare un nuovo re, come tradizionalmente avviene in quella cattedrale? Viene pertanto trasferito alla diocesi di Tour e successivamente a quella di Cahors, dove diventa anche conte della sua contea.
1508- I Genovesi, con l’aiuto degli Spagnoli, si ribellano ai Francesi guidati dal Doge Ottaviano Fregoso. Carlo Domenico lasciare Finale e ripara in Francia in qualità di “oratore pontificio”. Il fratello Alfonso coglie l’occasione per riappropriarsi del Marchesato di Finale, ma il ritorno di Carlo Domenico, con numerosi cavalieri francesi, lo costringe a lasciare definitivamente il Finalese e rifugiarsi a Genova.
10 dicembre 1508- Nel Nord della Francia, a Cambrai, viene approntata la lega che prenderà il nome da quella cittadina, alla quale non sono estranei i cardinali Carlo Domenico Del Carretto e Georges d’Amboise quali delegati sia del papa che del re di Francia. L’accordo prevede la sconfitta di Venezia, debellando la sua egemonia sull’Italia: ultimo ostacolo al predominio della Francia e dello Stato Pontificio su tutto il Nord Italia, dopo la caduta di Ludovico il Moro. Ne sono partecipi l’imperatore del Sacro Romano Impero, il Re di Aragona, Napoli e Sicilia, il re d’Ungheria, e pi più importanti duchi italiani: d’Este, di Mantova e Savoia. “Allo scopo di far cessare le perdite, le ingiurie, le angherie, le rapine, i danni che i Veneziani hanno arrecato non solo alla Santa Sede Apostolica, ma al Santo Romano Imperio, alla Casa d’Austria, ai duchi di Milano, ai re di Napoli e d’Ungheria e a molti altri principi“.
Inevitabile la sconfitta della Serenissima, che perde tutte le terreferme del Veneto, del Friuli e della Lombardia Orientale. Per ricompensa, il re di Francia e il papa nominarono Carlo Domenico Del Carretto governatore di Brescia e della sua provincia. E nel 1512 Carlo Domenico diverrà anche vescovo della diocesi di Brescia.
1510- Giulio II ritiene che la Francia rappresenti in Italia una minaccia più grave di quella di Venezia. Due galli in un pollaio sono troppi! Accade così che il pontefice abbandona la Lega di Cambrai e si schiera a fianco della Serenissima, restituendogli i domini che aveva perso. Anche il re d’Aragona, di Napoli e Sicilia, l’imperatore il Sacro Romano Impero imitano il papa e cambiano schieramento. Con loro si schiera anche il re d’Inghilterra Enrico VIII, Si costituisce Lega Santa contro la Francia. In un simile contesto Carlo Domenico viene a trovarsi tra l’incudine e il martello, ma palesa doti di raffinatissimo diplomatico destreggiarsi abilmente tra i due nuovi schieramenti, ma si rifiuta di schierarsi contro il papa.
1511- A Pisa viene convocato il Concilio Scismatico voluto dal re francese, per dichiarare decaduto papa Giulio II. Nonostante che Carlo Domenico eviti di parteciparvi, il re di Francia lo indica come successore di Giulio II.
11 aprile 1512- Le truppe della Lega Santa si scontrano con quelle del re di Francia a Ravenna: nonostante le gravi perdite i Francesi vincono la battaglia e marciano su Milano, ma un esercito imperiale, che sta scendendo dalla Svizzera, induce Luigi XII a ritirarsi al di là delle Alpi. Il 3 maggio Giulio II apre a Roma un concilio ecumenico che sarà chiamato Concilio Lateranense V, per contrastare il concilio scismatico di Pisa.
21 febbraio 1513- Muore a 69 anni papa Giulio II, per una febbre influenzale causata dalla sifilide. E pure lui indica come suo successore il cardinale Carlo Domenico Del Carretto. A questo punto Carlo Domenico è così sicuro di assurgere al solio di Pietro, che prima ancora del conclave, fa dipingere il quadro di Finalborgo. È giunto il suo turno: quarto papa ligure nell’arco di quarant’anni dopo Sisto IV, Innocenzo VIII e Giulio II.
4 – 9 marzo 1513- Il conclave si tiene nella Cappella Sistina del Palazzo Apostolico di Roma: sono presenti 23 cardinali dei 31 aventi diritto. Mancano i cardinali francesi a quali è stato impedito impediti di arrivare a Roma, tutti favorevoli a Carlo Domenico. È la loro assenza a far pendere la bilancia in senso sfavorevole. Notevole l’opposizione del Sacro Romano Impero e del re di Aragona, Napoli e Sicilia verso Carlo Domenico Del Carretto, considerato “l’uomo della Francia” in Italia. Gli stessi Svizzeri, alleati di Giulio II nella Lega Santa contro i Francesi, sono ostili a carlo Domenico Del Carretto con tutti i principali principati italiani: dalla repubblica di Firenze, alle Repubbliche di Genova, ancora assediata dai Francesi, e di Venezia. Dal conclave esce vincitore Giovanni dei Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico: l’altro cardinale laico con le stesse ambizioni di Carlo Domenico. Sarà ordinato sacerdote nella notte e consacrato vescovo la domenica successiva.
15 agosto 1514- Carlo Domenico del Carretto muore a Roma il 15 agosto 1514 all’età di 60 o forse 64 anni (non è noto l’anno della sua nascita che si colloca tra il 1450 e il 1454). Non fu traslato nel suo mausoleo a Saliceto, ma sepolto nella basilica di Santa Cecilia a Roma. La sua tomba a tutt’oggi è irreperibile.
1515- L’anno successivo alla sua morte, Leonardo da Vinci fugge da Roma e dell’Italia, trovando rifugio in Francia nel castello dei d’Amboise, presso i tre nipoti di Geroges d’Amboise, tutti cardinali, seppure in tempi diversi. Louis d’Amboise II, morto nel 1511. Giorge d’Amboise II, che sarebbe diventato cardinale il 15 dicembre 1546. Francesco Guglielmo di Castelnou di Clermont Lodève, nominato cardinale da papa Giulio II il 29 novembre 1503. È lui a ospitare e assicurare protezione a Leonardo da Vinci. Chissà cosa sarebbe diventato Saliceto, il luogo più caro a Carlo Domenico Del Carretto se fosse diventato papa: probabilmente una nuova Pienza. Considerata la sua levatura diplomatica, l’ampia notorietà internazionale, probabilmente avrebbe evitato “lo strappo” di Martin Lutero.
Alla sua morte nel 1514 Carlo Domenico lasciò in eredità al re di Francia il suo feudo personale di Saliceto con tutte le pertinenze; mentre il Marchesato del Finale, feudo imperiale, tornò al fratello Alfonso, com’era sua intenzione se fosse diventato papa.
Di grande interesse, a riguardo, l’opera di J. Signot La totale et vraie description de tous les passaiges, lieux et destroitz par les quel on peut passer et entrer des Gaules et Ytalie. La descrizione totale e vera di tutti i passaggi, luoghi e distruzioni attraverso i quali si può passare ed entrare in Gallia e in Italia, Dove sono segnalati i luoghi di Salisay e Murialette: Saliceto e Murialdo, importanti per il controllo della strada che da Coney (Cuneo) va al Marquisat de Final e all’Oppidum Petrae (Pietra Ligure), per chi viene dalla Francia.
Il feudo di Saliceto, con Murialdo, Paroldo, metà di Camerana e parte della Rocchetta di Cengio, fu francese per dieci anni. con la battaglia di Pavia del 24 febbraio 1525, stravinta dall’imperatore Carlo V, tornò al Sacro Romano Impero.
Guido Araldo
