Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Il maestro Augusto e la storia avvincente dell’antica Magistra Langarum: la Via Maestra delle Langhe con diramazioni in Valbormida e ponente savonese


Alla ricerca della Magistra Langarum. Nel 1992 il maestro Augusto (Augusto Pregliasco) aveva ricevuto l’incarico dalla Comunità Montana Ligure, di percorrere l’antica Magistra Langarum: la Via Maestra delle Langhe.

di Guido Araldo

Correva l’anno Domini 1992. Era la stagione felice in cui le rondini tornano ai nidi europei. Il maestro Augusto (Augusto Pregliasco) aveva ricevuto l’incarico dalla Comunità Montana Ligure, di percorrere l’antica Magistra Langarum: la Via Maestra delle Langhe.

Per quell’avvincente ricerca storica disponeva della collaborazione di un simpatico fotografo, assessore al comune di Plodio, e della giovane segretaria della Comunità Montana, alla guida di una Fiat Panda 4×4. E poiché c’era un posto disponibile nell’auto, il maestro Augusto, singolare Indiana Jones, mi volle come collaborare alla spedizione.

La Magistra Langarum è una strada antichissima, che purtroppo difetta della documentazione storica attestante la sua l’origine. Vaghe fonti ottocentesche le attribuiscono un’origine romana, assai probabile. Si vuole percorsa dalla cavalleria di Ottaviano durante la guerra civile successiva alla morte violenta di Giulio Cesare, allo scopo di precedere nella città di Pollentia, l’attuale Pollenzo: le legioni avversarie.

La Magistra Langarum era caratterizzata da tre bivi.

Venendo da settentrione, il primo bivio era al monastero di San Bovo, nel territorio di Castino dai molti monasteri, soprattutto femminili: San Bovo al di là della Belba. Qui confluivano due strade importanti: da settentrione quella che veniva da Asti e da occidente quella che giungeva da Alba (all’epoca Alba Pompeia per distinguerla da Alba Ingaunia, ovvero Albenga, da Alba Docilia, ovvero Albissola, e da Alba Intemelia, ovvero Ventimiglia).

Il secondo bivio alla Gabella del Montecerchio tra il castello del Carretto e il Passo delle Lavine, dove confluiscono 4 Langhe ovvero i 4 sistemi collinari delle Alte Langhe Orientali.

Da settentrione la Langa di Cortemilia tra l’Uzzone e la Bormida di Ponente. Da oriente la Langa lunghissima del Todocco proveniente da Roccaverano, che da Santa Giulia devia verso il Bozzorone e il Passo delle Lavine. Da occidente la Langa cortissima del Baraccone proveniente dal Castelvecchio di Saliceto, con in mezzo gli Albergaria salis, ovvero i depositi del sale in località Aberghi.

Il castello Del Carretto, situato al centro dei domini degli Aleramici di Savona, era così importante che quei marchesi a un certo punto della loro storia, dopo perdita di Savona e Noli, divenute repubbliche marinare, acquisirono il titolo di Marchesi Del Carretto.

Val la pena ricordare che la gabella del Montecerchio fu l’unica proprietà dei Marchesi Del Carretto a restare indivisa per secoli, mentre i beni paterni venivano divisi tra gli eredi alla morte del patriarca, quasi fossero stati una grande torta. Si trattava, infatti, di beni allodiali secondo l’usanza longobarda, per quanto soggetti a investitura imperiali. Privilegio che, con il fluire dei secoli, costituì la rovina di quella grande casata nobiliare, che finì di frammentare in tanti piccoli staterelli quella che era stata la marca aleramica di Savona e delle Langhe: uno dei più importati stati nel Nord Ovest d’Italia durante l’Alto Medioevo.

Anticamente il Montecerchio era noto come Mons Circinus: il Monte di Circe. Euripide nella sua tragedia “le Troiane”, rappresentata per la prima volta ad Atene nell’anno 415 a.C. durante le Guerre del Peloponneso, definisce ligure la dea Circe.

Sotto al Montecerchio, già nel comune di Saliceto, c’è il Parasacco: un cascinale nei folti boschi alle sorgenti dell’omonimo torrente che confluisce a Cengio nel fiume Bormida. Parasacco ovvero Para Saccum, protezione dal saccheggio: antico ricetto dove ripararsi in caso di pericolo per i gabellieri. Toponimo presente, con identica funzione, in Lomellina e nelle Puglie.

Il bivio del Montecerchio era il più importante. A sinistra, la Magistra Langarum dal castello del Carretto scendeva a Canalicum, l’attuale Cairo Montenotte, dove incontrava la strada romana Æmilia Scauri, che portava al mare dopo aver superato il Colle di Cadibona. Approdava a Vada Sabatia: l’attuale Vado Ligure, colonia romana tra Savona e Noli, che fu determinante per la conquista del Ponente Ligure.

A destra proseguiva verso Cosseria e l’ultimo bivio dove, alla Spinetta del Marghero toponimo templare, incontrava la via pubblica che univa Ceva al Colle di Cadibona, strada altrettanto antica, tuttora parallela all’autostrada Torino – Savona.

Dalla Spinetta del Marghero, a sinistra quest’ultimo tratto della Magistra Langarum raggiungeva l’abbazia dei Fornelli per scollinare alla Colla di San Giacomo e approdare in riva al mare a Varigotti e a Noli. A destra saliva a San Giacomo dei Ronchi, altro toponimo templare, passava per Osiglia e scollinava al Colle del Melogno per approdare in riva al mare alla Marina del Finale e, più ancora. percorrendo la Valle della Maremola raggiungeva l’Oppidum Petrae, l’attuale Pietra Ligure.

Ecco, in sintesi, il percorso della Magistra Langarum.

Suggestivo il toponimo “passo delle Lavine“: mitiche ninfe liguri che accompagnavano la dea Lavinia. Come pure i nomi dei colli che tuttora lo attorniano: Sieizi, Preizi, Eizi, Erzi, eroi di chissà quali miti antichi andati perduti.

Guido Araldo


Avatar

Trucioli

Torna in alto