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Ecco il Piano nazionale di Ripristino della Natura che diventa realtà (occasione che non possiamo sprecare): il ruolo dei Comuni e dei cittadini


Riceviamo – L’Italia ha avviato la fase consultiva per l’elaborazione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR), uno strumento atteso da decenni e destinato a tradurre in azioni concrete il regolamento europeo sul ripristino della natura che non è una questione per addetti ai lavori: riguarda il luogo in cui viviamo, respiriamo, ci muoviamo e cresceranno le prossime generazioni.

di Germana Carillo, 28 aprile 2026/

Riportare in vita territori degradati, restituire spazio alla biodiversità e rendere il Paese più resiliente alla crisi climatica: è finalmente partita in questi giorni la fase consultiva per l’elaborazione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR) italiano, in attuazione del Regolamento europeo sulla Nature Restoration Law, approvato a giugno 2024.

Servirà in pratica ad applicare in Italia gli obiettivi del regolamento europeo adottato nel 2024 e a cambiare radicalmente le politiche con cui si tutelano i nostri ambienti naturali: si impone infatti l’attivazione di misure di recupero per almeno il 20% degli habitat degradati entro il 2030 e di tutti gli habitat degradati entro il 2050.

Leggi anche: Via libera del Parlamento Ue alla Nature Restoration Law: riusciremo davvero a ripristinare tutti gli ecosistemi entro il 2050?

Perché necessario questo cambio di passo? Perché finora buona parte delle nostre politiche di tutela delle specie e degli habitat naturali si basavano su due direttive europee: la direttiva uccelli e la direttiva habitat, che nel nostro Paese tutelano circa 650 specie di piante, uccelli, mammiferi, rettili, invertebrati e circa 130 habitat naturali. Ma, nonostante queste direttive, secondo i dati di ISPRA, ad oggi il 91% degli habitat naturali nel nostro Paese è in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato e circa la metà delle specie tutelate dalle direttive europee sono in uno stato di conservazione sfavorevole o sconosciuto.

Cos’è il Piano Nazionale di Ripristino della natura

Il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) rappresenta lo strumento operativo fondamentale con cui l’Italia darà attuazione al Regolamento UE (2024/1991) per il ripristino della natura, che mira a garantire il recupero a lungo termine della biodiversità e della resilienza degli ecosistemi a contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e neutralità del degrado del suolo, fissando l’obbligo per gli Stati membri di presentare una proposta dettagliata di PNR alla Commissione europea entro il 1° settembre 2026.

L’obiettivo europeo è chiaro:

  • ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030
  • intervenire su tutti gli ecosistemi che necessitano di recupero entro il 2050

Cosa prevede concretamente- Il PNR riguarda molti ambiti della vita quotidiana e del territorio. Significa, ad esempio:

  • Più verde urbano e meno cemento: le città dovranno tutelare e aumentare aree verdi e alberature. Non solo piantare nuovi alberi, ma anche togliere asfalto dove possibile, liberare suolo e favorire il ritorno della vegetazione
  • Fiumi più liberi e vivi: il piano punta a migliorare la connettività fluviale, restituendo spazio ai corsi d’acqua e alle pianure alluvionali, fondamentali contro siccità e alluvioni
  • Difesa degli impollinatori: api, farfalle e altri insetti impollinatori sono in forte declino. Il PNR prevede azioni per invertire questa tendenza e salvaguardare biodiversità e agricoltura
  • Foreste e campagne più resilienti: boschi, terreni agricoli e habitat naturali dovranno essere rigenerati per affrontare meglio caldo estremo, incendi, erosione e perdita di fertilità.

Tutto estremamente  importante, perché ripristinare la natura significherà:

  • ridurre il rischio idrogeologico
  • contrastare le isole di calore urbane
  • migliorare la qualità dell’aria
  • aumentare il benessere psicofisico
  • creare nuovi lavori verdi
  • valorizzare territori oggi degradati
  • frenare la perdita di biodiversità

Dal 2022 l’articolo 9 della Costituzione italiana tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Il PNR può essere uno dei primi strumenti capaci di trasformare quel principio in realtà concreta. Non più tutela solo sulla carta, ma nelle città, nei quartieri, nei campi e nei fiumi.

Il ruolo dei Comuni e dei cittadini– Molti Comuni saranno direttamente coinvolti, ma tutti possono scegliere di aderire e anticipare il cambiamento. Anche cittadini, associazioni e comitati possono partecipare alla consultazione pubblica aperta dal Ministero dell’Ambiente e da ISPRA, contribuendo con osservazioni e proposte.

 

Per anni ci siamo chiesti quanto territorio potessimo ancora consumare. Oggi dovremmo chiederci il contrario: quanto territorio siamo ancora in tempo a salvare. Il Piano nazionale di ripristino della natura può essere la risposta. Sta a noi decidere se lasciarlo sulla carta o trasformarlo in svolta reale.

Obiettivo Ripristino Natura

Intanto, Lipu, Touring Club Italiano e WWF Italia salutano con favore questo passaggio, ma esprimono al contempo preoccupazione per i ritardi accumulati nel processo di redazione del Piano e per il rischio che la consultazione pubblica – avviata solo la settimana scorsa – si trasformi in una mera formalità, limitando la possibilità per cittadini, stakeholder e comunità scientifica di apportare contributi realmente significativi. La prima bozza di Piano infatti dovrà essere trasmessa alla Commissione Europea entro il 1° settembre 2026.

Per supportare il processo di redazione le associazioni hanno avviato il progetto “Obiettivo Ripristino Natura”, sostenuto da Fondazione Cariplo all’interno del “Nature Calling”, che intende promuovere la tutela della biodiversità e della salute degli ecosistemi, sia supportando l’attuazione di politiche nazionali e regionali e il dialogo tra società civile e istituzioni, sia promuovendo iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e per i cittadini.

Le organizzazioni sottolineano che il ripristino della natura non è soltanto una questione ambientale, ma una leva concreta per prendersi cura del territorio, migliorare il paesaggio e valorizzare i luoghi anche in chiave turistica.

Sentieri, aree umide, boschi, fiumi, coste ma anche le città possono diventare più belli e fruibili: dove la natura è rigenerata, la qualità dell’esperienza dei luoghi migliora.

Per questo motivo, le tre organizzazioni lanciano un appello affinché tutti i portatori di interesse – cittadini, associazioni e comunità scientifica – partecipino attivamente alla consultazione collegandosi al portale https://partecipa.gov.it e compilando il relativo questionario.

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