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Cosa nasconde il delirio di Trump contro il Papa 2 / Trucioli.it ai lettori. Il ponente ligure e i suoi trampisti. Pentitevi


Si moltiplicano le indiscrezioni giornalistiche – da ultimo l’articolo di Lucio Caracciolo su La Repubblica del 12 aprile scorso – sulle minacce che l’amministrazione americana avrebbe esercitato nei confronti della Santa Sede.

di Daniele Menozzi*

Il presidente Trump ha pubblicato su Truth gestito dalla Trump Media & Technology Group (TMTG) una foto creata da ID dove diventa Gesù. 
Trump si esibisce anche da Papa e posta l’immagine sul suo social

Qualora non avesse assunto una posizione diversa in merito alle politiche belliciste del presidente Trump, gli Stati Uniti avrebbero ricondotto il papato alla stagione della «cattività avignonese».

La notizia si riferisce a un colloquio avvenuto, nello scorso gennaio, tra l’allora nunzio apostolico, cardinal Pierre Christophe e una delegazione del Ministero della guerra. Entrambe le parti hanno ufficialmente confermato l’incontro, ma ne hanno smentito il contenuto riportato dai giornali. Si potrebbe osservare che una tale smentita appartiene soltanto alla ritualità diplomatica.

In effetti i rapporti tra la Santa Sede e il presidente americano sono tutt’altro che distesi. L’attacco che Trump ha appena condotto sul suo social network, sostenendo che il papa è «debole in materia di criminalità e “terrible” in politica estera» (cf. qui su SettimanaNews), porta a un livello senza precedenti lo scontro pubblico della Casa Bianca con il Vaticano.

Resta tuttavia improbabile la narrazione della intimidazione di una «cattività avignonese». Si può con qualche ragione dubitare che i funzionari dell’amministrazione statunitense sappiano cosa sia stato il periodo avignonese nella storia della Chiesa e sa proprio di gangster-movie il racconto che siano giunti al punto di mettere sul tavolo un’arma dell’epoca. Soprattutto è un evidente anacronismo connettere quell’incontro alle minacce di Trump in relazione alle prese di posizione papali sulla guerra.

Nel gennaio 2026 vi erano certo motivi di contrasto tra la Santa Sede e il Governo degli Stati Uniti, in particolare in materia di trattamento dei migranti; ma non era ancora avvenuto, agli occhi vaticani, il passaggio decisivo nella sua politica estera: dall’enunciazione di progetti di violazione del diritto internazionale (ad esempio, con l’annessione manu militari del Canada o della Groenlandia) a un’effettiva pratica bellica contro l’Iran, accompagnata dalla prospettiva di violare il diritto umanitario.

Per cercare di capire la posizione vaticana – ed evitare di arruolare il papa in una campagna anti-trumpiana condotta al di fuori delle ragioni proprie della Santa Sede, dando così vita a una strumentalizzazione della religione, diversa, ma non meno ideologica, di quella finora compiuta dalla destra etnonazionalista – conviene ricostruire, sulla base delle pubbliche dichiarazioni, lo svolgimento dell’atteggiamento della Santa Sede.

Quando, alla fine dello scorso febbraio, hanno preso avvio le operazioni militari israelo-americane contro l’Iran, al di là dei tradizionali appelli papali alla pace, la Segreteria di Stato ha subito preso posizione in merito a una delle motivazioni date alla guerra: impedire con le armi la nascita di una potenza nucleare. In armonia con la dottrina della guerra giusta, il cardinal Parolin ha affermato che il ricorso alla fattispecie della «guerra preventiva» non aveva alcuna giustificazione etica.

Quando poi la portavoce del Governo statunitense ha sbrigativamente presentato in termini difensivi il conflitto, facendolo così in qualche modo rientrare nei canoni della «guerra giusta», il Segretario di Stato ha ricordato la posizione espressa dal Catechismo della Chiesa in merito ai criteri che legittimano il ricorso alle armi.

Al di fuori di casi in cui sia ben documentata davanti agli organismi internazionali la mancanza di alternative, l’uso della forza militare costituisce una violazione del diritto internazionale, aggravata, nella misura in cui si colpiscono i civili, da una violazione del diritto umanitario.

Nel frattempo all’interno della Chiesa americana si riproponeva, davanti alla nuova guerra del Golfo, la questione dell’obiezione di coscienza del soldato credente. Era stata evocata dall’ordinario castrense Timothy Broglio davanti ad un’eventuale aggressione alla Groenlandia (cf. SettimanaNews). In un’ulteriore intervista lo stesso Broglio, pur ammettendo che era assai difficile far rientrare il conflitto contro l’Iran nei canoni di una guerra giusta, precisava la sua valutazione.

Ricordava che l’ordinamento giuridico statunitense, consentendo l’obiezione di coscienza per ragioni religiose all’uso delle armi, comporta che, una volta accettato l’arruolamento, il soldato cristiano non possa sottrarsi, nel corso di una guerra in cui è coinvolto, a un ordine dei superiori. Esiste una sola eccezione: il caso che tale ordine sia palesemente immorale, cioè preveda la distruzione di intere città o regioni.

Se ne deduce che, nella fattispecie bellica in cui gli Stati Uniti risultavano in quel momento coinvolti, l’obiezione di coscienza non appariva praticabile, perché, pur comportando vittime civili – e al proposito Broglio sosteneva, con stupefacente serenità, che i cappellani militari avrebbero offerto, come di consueto, tutto il supporto spirituale a superare i traumi da ciò provocati nei soldati – la guerra americana non giungeva agli estremi di violare il diritto umanitario.

Domenica 5 aprile, il presidente Trump ha espresso, in un linguaggio particolarmente sguaiato – in evidente spregio di una linea papale che ha molto insistito sull’eliminazione della violenza dalle parole come via per il raggiungimento della pace – la minaccia che, in mancanza di una adesione iraniana alle trattative avrebbe distrutto quella civiltà, facendola ritornare all’età della pietra.

Il lunedì successivo, Leone XIV, uscendo da Castelgandolfo, ha asserito che la messa in pratica di queste minacce renderebbe la guerra «inaccettabile». Infatti non si tratterebbe più di una trasgressione del diritto internazionale, ma di una violazione dei criteri morali che impongono, nella conduzione delle operazioni belliche, la tutela degli innocenti.

L’inusuale ripetizione in lingua inglese dell’intervento sembra attenuare la portata del discorso: la frase «una guerra che molti hanno definito ingiusta» ridimensiona infatti il giudizio, espresso invece in italiano, sul carattere «veramente inaccettabile», proprio perché giudicato ingiusto dalla Santa Sede, del conflitto.

È probabile che la variante – pur lasciando immutata la delegittimazione etica di ogni pratica bellica a danno dei civili – trovi ragione nella volontà di mantenere aperto un canale di dialogo diplomatico con gli Stati Uniti. Il riguardo peraltro non è stato apprezzato dal presidente.

Nella dichiarazione sul suo social network, al di là del giudizio negativo sul papa, cerca di precostituirsi una posizione di forza nei riguardi della Santa Sede attraverso due propagandistici travisamenti della realtà: l’auto-attribuzione del merito dell’elezione di Prevost e la disponibilità vaticana ad accettare l’armamento nucleare dell’Iran. Ci si può chiedere cosa abbia portato Trump ai limiti del delirio.

A suo dire il papa avrebbe presentato la sua amministrazione come un «fear», un pericolo. In realtà, sul piano pubblico, Leone ha soltanto invitato i cattolici a due iniziative: intervenire presso i rappresentanti del popolo al Congresso al fine che inducano il Governo americano ad assumere una diversa posizione in merito a una guerra diretta contro i civili innocenti; mobilitarsi per una veglia di preghiera indetta per sabato 11 aprile allo scopo di pregare per la pace.

Il tema del ricorso al Congresso è stato ripreso, con forza, anche dall’arcivescovo di Washington, cardinal Robert McElroy, nella sua omelia per la veglia per la pace. È probabile che qui stia la ragione principale della esternazione presidenziale: il suo potere potrebbe vacillare. Vedremo gli sviluppi. Ma sul piano generale interessa sottolineare un altro aspetto dell’omelia tenuta sabato scorso da Leone XIV.

Nella tradizione della preghiera per la pace in tempo di guerra, inaugurata da Benedetto XV durante il primo conflitto mondiale, essa si legava alla dottrina della guerra giusta. Intendeva infatti tener aperto nella coscienza dei credenti il nesso tra pace e Vangelo, anche quando essi dovevano, per dovere, esercitare la virtù dell’obbedienza all’ordine di uccidere. Insomma la Chiesa, nel momento in cui giustificava il ricorso alla violenza bellica, non voleva si dimenticasse il valore della pace.

Leone XIV ha mutato questa impostazione. Ha presentato la preghiera non solo come via per l’accoglimento del dono della pace nella vita interiore del credente, ma anche come canale per l’educazione dei fedeli a una concreta azione. Partendo dalla cancellazione di ogni traccia di violenza nelle relazioni della vita quotidiana, essa giunge a fare dei cristiani fattivi operatori di pace sulla scena pubblica.

Al di là dei contingenti rapporti diplomatici tra Santa Sede e Stati Uniti – certamente tesi, anche senza immaginare scenari di improbabili minacce – la semplice realtà dei fatti ci restituisce un aspetto rilevante del presente ecclesiale: nella guerra aperta da Trump, il papa americano ha compiuto un altro passo nel processo, aperto da Francesco, verso un superamento della dottrina della guerra giusta.

Daniele Menozzi

(professore emerito nella Scuola Normale Superiore di Pisa)

2/NOTA DI TRUCIOLI.IT – Trump che rappresenta 345 milioni di americani. Dopo aver insolentito UE e 450 milioni di europei (il presidente Orban escluso) ha ritenuto fare di meglio: schierarsi contro 2,5 miliardi di cristiani, dopo le ostilità a 2,1 miliardi di musulmani.

Pare che gli unici “amici” rimasti siano Netanhyau con gli ebrei oltranzisti, Putin e il manipolo ridotto d’oltreoceano che impreziosiscono la schiera dei suoi elettori. Il dovere di cronaca ripropone quanto Trucioli.it ha ripetutamente pubblicato sulle esibizioni pubbliche del signor Angelo Vaccarezza, loanese, a sostegno di chi in Italia, nell’ambasciata a Roma, rappresenta il governo estremista di destra (e oltre) di Netanyau. I sindaci che con fascia tricolore hanno condiviso la fede del politico consigliere regionale. A quale si è poi aggiunto il signor Rocco Invernizzi, alassino, che siede, eletto, nel parlamentino della Liguria e di Alassio. Le loro esibizioni, il loro silenzio di fronte allo sterminio di bambini palestinesi innocenti, non era smargiassate.

Non sono poi tanto le persone diversamente inadeguate a ricoprire cariche pubbliche di potere (anche a livello locale e la Liguria ne sa qualcosa). Ma chi l’ha sostenute e li sostiene per affinità. E ora si saranno almeno pentiti a livello politico, etico e morale?
Sarebbe utile ricordare come indica Platone che il governo deve essere affidato a chi non brama il potere, poiché solo chi non lo desidera è adatto a detenerlo. Non è moralismo sostenere che i rappresentanti del popolo devono governare per dovere e non per interesse personale o di parte. E quanto mettevano in pratica i nostri avi.
I ‘CATTIVI MAESTRI’ DI CASA NOSTRA SONO TRA I PENTITI? SONO TRA CHI DIFENDONO IL CATTOLICESIMO? IN TEMPI CHE NON HANNO PRECEDENTI NELLA STORIA DELL’UMANITA’ OPPURE LA VERGOGNA CHIUDE LE LORO COSCIENZE? IL RADUNO A IMPERIA NON ERA PURTROPPO UNA BURLA! E SE LA ERA LO RENDANO NOTO ALMENO DI FRONTE AI CITTADINI CHE RAPPRESENTANO E A QUANTI HANNO DATO LORO FIDUCIA NELL’URNA ELETTORALE
ULTIMA ORA-Il Secolo XIX- Alassio: Melgrati difende il Papa e scarica il suo ex idolo Trump: “È ovvio che Leone XIV difenda la pace”.  Il sindaco di Alassio (pio fedele praticante di Santa Romana Chiesa e tenore in parrocchia ndt) ha fondato il primo Trump Club Italia ma ora si chiama fuori dal gruppo dei trumpiani: “Si crede onnipotente, sono in totale disaccordo con ciò che fa”. L’idillio è finito e il “Club Trump” finisce in soffitta. Se l’elezione e poi la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti avevano suscitato un mai nascosto entusiasmo nel sindaco alassino Marco Melgrati (“fondatore” con il professor Giuseppe Cannata del club che venne inaugurato con una sontuosa cena con tanto di torta, anzi di “Trump Cake”) e negli ambienti del centrodestra savonese e imperiese, le ultime vicende belliche e ancor più la critica aperta nei confronti di papa Leone XIV sembrano avere raffreddato gli entusiasmi rivieraschi nei confronti del presidente. Melgrati, che ne aveva salutato con entusiasmo la rielezione, adesso prende le distanze. Eppure fino alle dichiarazioni sulla Groenlandia, il primo cittadino alassino pensava di invitare Trump sulle rive della Baia del Sole e naturalmente di fargli firmare una piastrella da posizionare sul celeberrimo Muretto. Da allora sembrano essere passati secoli e lo scenario è completamente cambiato, se non ribaltato.
NOTA DI TRUCIOLI.IT – In occasione della cena (vedi sotto) si parlava di due probabile nomine nel club. L’ex sindaco scajolano di Pieve di Teco, geom. Alessandro Alessandri e il capogruppo in minoranza (candidato sindaco) nel consiglio comunale di Diano Marina, nonchè dirigente e comandante della Polizia locale di Alassio dott.  Dott. Francesco Parrella.  Uno vice presidente e l’altro cerimoniere.
IL 23 GENNAIO 2025, ANGELO VACCAREZZA, SCRIVEVA SULLA SUA PAGINA FACEBOOK A PROPOSITO DI ISRAELE E DEL SUO GOVERNO DELL’ESTREMA DESTRA, CON DUE MINISTRI ‘FALCI’ DELL’ULTRADESTRA E DELLA ‘PULIZIA ETNICA’
……
Sono davvero grato a questi cinque giorni che mi hanno permesso di vedere cosa è realmente Israele (accadeva nei giorni senza fine delle stragi di bambini e famiglie sulla Striscia di Gaza ndt); un concetto su tutti: solo visitando i territori possiamo dire di conoscere davvero la storia e le storie delle molte persone che hanno incrociato il nostro cammino: i media, i canali di informazione, spesso raccontano una verità distorta, ad uso di chi vuole una narrazione lontana, molto lontana, dalla realtà.
Realtà fatta delle giovani studentesse beduine del College “Sapir”, degli studenti drusi dell’Universita di “Ariel”. Realtà fatta di abbracci come quello con il padre di Sivan Elkabetz, 23 anni, assassinata insieme al fidanzato il 7 Ottobre del 2023 nel Kibbutz “Kfar Aza”, o con uno dei tanti poliziotti arabi in sevizio di vigilanza al “Nova Festival“, che hanno combattuto contro i tagliagole di Hamas per salvare piu’ vite possibile.
Non esiste nulla, nulla che possa aiutare i miei occhi e la mia mente a comprendere le ragioni di un massacro, perchè di questo si e’ trattato, di donne, uomini, giovani, anziani, donne incinte, bambini, neonati (MA NON UN ACCENNO AL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE NDT).
Non ho la capacità di immaginare la crudeltà mentale di chi ha deliberatamente pensato, organizzato ed eseguito tutto l’orrore che ho ascoltato da chi lo ha vissuto.
Lo Stato di Israele è un complesso multisfaccettato di esistenze, realtà e difficoltà, dove ognuno ha la libertà di poter essere se stesso, dove ognuno professa la sua religione, dove lo stato da la concreta possibilità a tutti di dotarsi dell’arma più potente per cambiare il mondo: la cultura, la formazione scolastica, l’unico strumento per superare davvero divisioni, chiusure, intolleranze. Auguro a tutti una volta nella vita, di visitarlo, di visitare a Gerusalemme “Yad Vashem” il museo della Shoah.
…..Lezioni che dovrebbero far riflettere in un momento storico come questo, in cui l’antisemitismo torna preponente ad infiammare le piazze del mondo.
……Ma quello che mi ha colpito piu’ di tutto, e che a essere sincero non avrei mai immaginato, è la gioia di vivere degli israeliani, la serenità con cui conducono le loro esistenza, la facilità con cui fanno amicizia; forse conoscono più di noi il concetto di aleatorietà della vita.
…..Ecco quindi la nascita di case, spazi (NON UNA PAROLA SULLA CRUDELE ESPULSIONE DALLA LORO TERRA, IN CISGIORDANIA, DI MIGLIA DI PASTORI E CONTADINI, CON INSEDIAMENTI ABUSIVI, CON L’AIUTO DI MILIZIE DEI COLONI, TOLLERATE DAL GOVERNO, SOBILLATE DA DUE MINISTRI OLTRANZISTI NDT), per accogliere sempre più coloro che in Israele tornano, stanchi di vivere sulla propria pelle l’antisemitismo che, specie in Europa sta crescendo a macchia d’olio.
A difendere la loro incolumità l’esercito, che in Israele è formato dal popolo: i ragazzi effettuano il servizio di ferma di leva che dura tre anni, per le ragazze è ridotto a due, ma la maggioranza di loro diventa riservista.
Ho incontrato, durante gli ultimi giorni, uno studente dell’Università di “Reichmann”, che mi ha confidato due cose: la difficoltà di far convivere due anime, quella del ragazzo con sogni e aspirazioni, e quella dell’ufficiale della I.D.F. che durante una perquisizione a seguito di uno scontro con i miliziani di Hamas, ha trovato una copia del libro straniero maggiormente tradotto in lingua araba: Il “Mein Kampf”.
Credo tutti conosciate l’autore, credo tutti sappiate di cosa tratta, credo non ci sia bisogno di aggiungere altre parole allo stupore di questa dolorosa ma soprattutto illumimante scoperta.
Ma l’immagine con cui vi voglio lasciare è quella del carrubo, l’albero che è’ stato scelto per il viale dei giusti, il carrubo è’ l’albero i cui frutti non possono essere visti da colui che lo pianta, ma colti da chi ne seguirà le orme, come da generazioni hanno fatto i figli di Israele”.

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