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J’accuse di Lombezzi: ‘Se le donne sono emarginate dalle donne nel progetto di Savona Capitale della Cultura’


Giovedì 14 marzo, alle 18, presso lo spazio di coworking “COSA” in via Paleocapa, Cristina Bicceri (Più Europa) ha raccontato il percorso della candidatura di Savona a Città Capitale della Cultura per il 2027.

di Mimmo Lombezzi

Da quando Cristina ha lanciato l’idea, due anni fa durante le elezioni amministrative, Savona-Capitale-Della-Cultura è diventata una sorta di talismano, una formula magica con cui la nuova giunta benedice ogni iniziativa pubblica, dall’inaugurazione di un giardino all’installazione di un paracarro.

Dopo anni di stagnazione economica e di letargo culturale, dove la destra aveva risanato il bilancio ma investito poco in cultura, forse pensando, con Tremonti, che “non si mangia“, la prospettiva di trasformare un’area di crisi industriale complessa nella “Capitale della cultura 2027″ ha offerto alla sinistra una formidabile bandiera politica per il quinquennio del suo mandato, oltre alla prospettiva di benefici economici per l’intera zona, come è successo per Matera e Parma.

Per descrivere la “Grande Azione Parallela” che oggi anima il dibattito pubblico a Savona, ci vorrebbe la penna di Robert Musil: ogni due settimane, un assessore, un consigliere o un maitre à penser lancia un convegno sul tema, e ogni volta compaiono nuovi relatori. Tutti tranne colei che ha avviato l’idea, ossia Cristina Bicceri. Certo, dopo più di due anni dall’insediamento della giunta, il sindaco Marco Russo l’ha ringraziata pubblicamente, ma è inspiegabile che nel comitato promotore del progetto lei non abbia alcun ruolo, nemmeno di cortesia, come ad esempio partecipare alle riunioni. Ciò sorprende per tre motivi:

1) L'”empowerment delle donne” è da sempre una bandiera della sinistra.

2) Un aspetto positivo della giunta è stata l’attenzione alle pari opportunità, come il riconoscimento dei figli di coppie gay.

3) La giunta si vanta del suo equilibrio di genere: cinque assessorati importanti sono guidati da donne – Elisa Di Padova, Nicoletta Negro, Ilaria Becco, Barbara Pasquali, Gabriella Branca, tutte impegnate nella promozione della donna, come nel festival “Donna-Scrittrice“. Tuttavia, pare che nessuna abbia considerato il ruolo di Cristina nel progetto più significativo dell’amministrazione.

Il 10 novembre 2022, la scrittrice Alessandra Bocchetti ha inviato una lettera aperta alla ministra Roccella: “Ministra, ho letto che ha accettato il suo incarico volentieri perché il ministero delle Pari opportunità è stato voluto dal movimento femminista. Mi permetto di correggerla. Noi femministe non abbiamo mai chiesto un ministero delle Pari opportunità. Lo abbiamo considerato un luogo pericoloso e ambiguo”.

Dava alle donne l’idea di avere una ‘stanza tutta per sé’, ma in realtà si trattava di isolarle. Le pari opportunità sono state la risposta istituzionale alla creatività del femminismo, un modo per contenere la sua potenza. Io parlo di femminismo di stato. Le donne non sono una categoria, sono fondamentali per la società, che senza di loro non esisterebbe. In quanto cittadine e contribuenti, meritano tutti i ministeri, non solo quelli ‘adatti’ a loro.

Ora le donne non si chiedono più se sono capaci di fare ciò che fanno gli uomini, ma se possono farlo meglio. Siamo oltre le pari opportunità. Sono lieta che lei si dichiari femminista, perché così potrà riconoscere la falsa politica e lavorare sulla forza delle donne, che è immensa, piuttosto che sulla loro presunta debolezza. Sarà difficile, perché le donne non hanno bisogno di pari opportunità, ma di opportunità maggiori.

“Mi chiedo come Alessandra Bocchetti giudicherebbe la vicenda di Cristina Bicceri, una piccola storia che riflette eloquentemente come funzioni l'”empowerment” delle donne in provincia, uno slogan che oggi riempie, con la sua sonorità bombastica, molte bocche. Nei giorni scorsi, Elly Schlein ha dichiarato: ‘Trasformiamo il Pd in un partito femminista‘. Forse dovrebbe fare un giro a Savona….

 Mimmo Lombezzi

2/SAVONA CAPITALE DELLA CULTURA 2027: SIGNIFICATO E SENSO DI UNA CANDIDATURA

di Franco Astengo (Associazione “Il Rosso Non è il Nero”)

E’ stata presentata ufficialmente l’ipotesi di candidatura di Savona “Capitale della Cultura 2027”: tema e logo sono da oggi patrimonio della Città e oggetto di confronto all’esterno. Così la Città potrà cercare di riconoscersi ancora nei suoi valori di solidarietà e di coscienza critica dell’esistente solcando la rotta indicata dalla Costituzione Repubblicana.

Sarà la Savona democratica, medaglia d’oro della Resistenza che dovrà presentarsi al traguardo di una scelta rispetto alla quale sarà necessario il massimo impegno collettivo. Il tema da sviluppare sarà quello delle “Nuove rotte per la Cultura” : un termine quello di “rotte” ben adatto a una Città di mare ma anche propedeutico a un discorso di scoperta e – quasi – di avanguardia.

L’occasione di avviare, sulla base di quanto già fatto, una discussione di merito non deve però riguardare tanto i contenuti da mettere in mostra e i programmi da realizzare (sui quali l’Amministrazione Comunale è fortemente concentrata) quanto piuttosto il senso e il significato profondo dell’iniziativa.

Si possono sintetizzare due punti:

1) A questo punto la presentazione della possibilità di candidarsi a Capitale della Cultura assume il significato di una fuoriuscita da una sorta di “minorità” che ha accompagnato la Città nella fase di fuoriuscita dall’identità industriale, in particolare nel primo decennio del XXI secolo quando la logica di scambio era apparsa l’unica via per cercare di giocare in difesa rispetto ad un declino accettato come apparentemente inevitabile. Diversa era stata la fase precedente, quella sì di difesa del tessuto industriale ma intrecciata e accompagnata da seri tentativi di ridefinire una soggettività prima di tutto culturale del nostro territorio. Una via poi abbandonata per rifugiarsi in una negativa miopia-

La candidatura a Capitale della Cultura può rappresentare adesso il punto d’appoggio per un salto in avanti di fase. Un salto in avanti posto sul piano della consapevolezza dell’essere in grado di agire come soggetto di innovazione e di trasformazione ben oltre la fondamentale cura di un territorio già piagato da scelte dettate dalla logica speculativa e incomplete sul piano della “visione”;

2) Il senso della scelta del tema riguardante le “Rotte” deve essere orientato verso la “Savona fuori di Savona” prima di tutto al riguardo di quanto esiste in prossimità e verso cui la Città è chiamata a svolgere una funzione fondamentale di coesione quale vero e proprio riferimento. Il richiamo alla “Savona fuori di Savona” dovrà però essenzialmente valere per il più ampio spettro di azione a livello geografico, storico, artistico.

I soggetti attivi sul territorio in tutti i campi saranno chiamati a trovare un’intesa principalmente perchè ci si ritrova, dopo tanto tempo, con un obiettivo che sarebbe semplicistico definire come condiviso ma che può,invece, essere riassunto nei due punti appena esposti:

a) il significato di uscita dalla fase di “smarrimento dell’identità” definendo assieme la prospettiva che questo impegno deve delineare per il futuro di Città che considera la cultura nella diversità e complessità del suo scibile come la “veste” da indossare trovandosi pienamente a proprio agio nonostante le differenze da salvaguardare come ricchezza (comprese quelle etniche, di religione, di cultura, di “status” sociale”);

b) il senso della “Savona fuori di Savona” che ritorna ad avere un ruolo in Liguria, in Italia, in Europa e nel Mondo rifiutando di rappresentare una semplice “espressione geografica” o punto di richiamo ad un “passato perduto”.


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Mimmo Lombezzi

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