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Cosio d’Arroscia, appello presidente Pro Loco e consigliere comunale: A Pasqua aiuta i pastori e mangia due agnelli. 2/Beni confiscati alle mafie di Bordighera


Il pianeta Facebook è una miniera dove si trova e si scarica di tutto. A Cosio d’Arroscia accade che il presidente Pro Loco e consigliere comunale posti una foto con carne d’agnello.2/Beni confiscati alle mafie di Bordighera.

Immagine corredata dalla scritta ‘A Pasqua salva un pastore…non mangiare un agnello….mangiane due !!!’

Qualche ristoratore e buongustaio ha apprezzato, ma molti altri si sono dichiarati contrari e persino indignati. La pagina Facebook di Fabio Gravagno (può contare su 2133 amici) riporta poche reazioni, mentre altri navigatori  a centinaia hanno espresso giudizi severi. Nel sito internet del Comune di Cosio d’Arroscia, quanto a promozione del paese, molti ‘navigatori’ non fanno mancare il sostegno e gli aggiornamenti. Gravagno tra i più ‘attivi’ – compie gli anni il 26 marzo (auguri !), classe 1973- risulta essere ‘disoccupato’, eletto nella LISTA CIVICA – PER COSIO PASSATO PRESENTE FUTURO.

Carla Amoretti- No questo proprio no.

Simona Donato- Mangiare? Nel nostro mondo gli agnelli vengono uccisi per essere buttati nell’umido perché la gente ha già mangiato 7 antipasti, tre primi e l’agnello se lo fanno mettere nel piatto ma poi non lo mangiano perché hanno la pancia piena.Lo spreco è il problema. E non riguarda solo l’agnello ma tutto.

Osservazioni- I cristiani celebrano la morte e la Resurrezione di Cristo sacrificando un agnello, e cibandosi della sua carne. In questa accezione l’agnello che essere considerato il corpo del Cristo. Dunque per i cristiani mangiare l’agnello a Pasqua è un modo per accogliere dentro di sé Cristo e il Suo sacrificio. L’agnello. Avendo dato la vita, secondo le Sacre Scritture, per l’Uomo, Gesù è stato sempre paragonato ad un mite agnello. Dunque se l’uovo è il simbolo della vita, l’agnello rappresenta il sacrificio compiuto dal Figlio di Dio.

“Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere”. Nell’area mediterranea l’agnello è considerato da sempre come il simbolo del candore e della fragilità della vita, soprattutto per le popolazioni seminomadi come quella ebraica.

L’agnello in pittura è utilizzato come emblema d’innocenza, purezza, semplicità e obbedienza. Questo animale è uno dei simboli principali dell’arte cristiana, compare soprattutto come metafora di Cristo e della cristianità intera.

Che siate sostenitori o accusatori vi siete mai chiesti perché si mangia l’agnello a Pasqua? Poche tradizioni suscitano, nella nostra gastronomia, gli stessi interrogativi e le stesse campagne di boicottaggio come il consumo dell’agnello. Chi, almeno per un attimo, non ha mai provato un sussulto di tenerezza rispetto a questo tenero batuffolo, cucciolo di pecora di età di un mese circa? Eppure l’agnello si consuma da sempre, al pari del “brutto” maiale, e la gastronomia italiana ci regala piatti del calibro dell’abbacchio a scottadito della cucina romana, dell’agnello al forno pugliese, oppure di quello con piselli e uova della tradizione napoletana. Senza contare le costolette d’agnello impanate al forno oppure fritte, l’agnello  in umido con i carciofi (alla Ligure), l’agnello al forno alla sarda (con patate, carciofi e mirto) oppure, dalla Toscana, lo spezzatino d’agnello alla cacciatora e quello in umido.

Perché si mangia l’agnello a Pasqua?

La risposta nella religione

Nell’Antico Testamento- Ma perché, a Pasqua, si mangia proprio l’agnello e quali sono i significati che si nascondono dietro questo rituale? L’agnello, per la religione cristiana e ancor prima per quella ebraica, è il simbolo di sacrificio per eccellenza, e come tale più volte compare nell’Antico Testamento. Come nel libro dell’Esodo (Esodo, 12, 1-9), quando a proposito della Pasqua ebraica Dio disse a Mosè e Aronne: “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa”. E poi ancora: “In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere”.
Simbolo di innocenza- Nell’area mediterranea l’agnello è considerato da sempre come il simbolo del candore e della fragilità della vita, soprattutto per le popolazioni seminomadi come quella ebraica. Con l’offerta di un agnello il credente donava a Dio ciò che aveva di più bello, puro e prezioso, come se offrisse sé stesso, in maniera non dissimile dall’ariete che Dio farà trovare ad Abramo dopo la terribile prova del sacrificio di Isacco (Genesi, 22, 1-18).
Il Nuovo Testamento: Giovanni Battista

Nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista accoglie così Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”, prefigurandone il ruolo sacrificale per la redenzione dell’umanità. Proprio “come agnello condotto al macello”, come profetizzava Isaia (Isaia, 53,7).

La svolta- Tuttavia, nei Vangeli e nel messaggio di Gesù Cristo non c’è traccia dell’ossessione per i sacrifici rituali, così frequenti invece nell’Antico Testamento. L’Agnello era Gesù stesso. Quindi molti credenti sostengono tuttora che mangiare l’agnello a Pasqua non sia affatto una tradizione cristiana. Già durante il dibattito di Laodicea (165) sulla Pasqua, si disse che il vero sacrificio era stato compiuto con Cristo, e che quello pasquale dell’agnello propugnato dagli Ebrei convertiti non aveva ormai più senso. Una cesura sottolineata nel 2007 anche dal Papa Benedetto XVI: “Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l’immolazione dell’innocente ed immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi è diventato insieme Agnello e Tempio”.

2/22 marzo- LEGALITA’. La Memoria e il PresenteCOMUNICATO STAMPA Siamo nei beni confiscati alle mafie di Bordighera e proprio qui proseguiamo dopo poche ore la Giornata della Memoria e dell’Impegno per le Vittime Innocenti delle mafie.

Tutto quanto noi facciamo oggi è dedicato a loro, alle oltre mille vittime innocenti, a noi che viviamo questo tempo così faticoso e inquietante e a chi verrà dopo di noi, alle nuove generazioni che hanno diritto a un mondo di Pace, Lavoro, Diritti e Legalità.

E’ un incontro importante, organizzato dallo SPI-CGIL, che ci ha sempre sostenuto in questo impegno per la restituzione dei beni alla collettività. E ci tornano ad ogni istante alla mente le parole di Don Pino Puglisi “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”.

Le bandiere rosse del sindacato con quelle variopinte di Libera, la presenza delle Istituzioni, degli amministratori pubblici, la Commissione Regionale Antimafia, i rappresentanti dei pensionati di ogni categoria, noi volontari di Libera, un gruppo di disabili della SPES e cinque ragazze dei Missionari Scalabriniani, mandate qui dalla Caritas Intemelia per il loro servizio.

I peschi, già carichi di boccioli rosa intenso sembrano essere d’accordo: è una giornata di primavera. Mentre altrove si respirano guerre e vendette, qui si sente oggi il valore della condivisione e della speranza.

Iniziamo con gli interventi istituzionali e il Viceprefetto Aggiunto Francesco Cardellicchio porta i saluti del Prefetto Valerio Massimo Romeo: si respira, in questo contesto di lavoratori che hanno dedicato la vita al servizio per le proprie famiglie e per il bene di tutti, la voce dell’Istituzione, presente e amica, al loro fianco anche e soprattutto in questo luogo in cui la violenza e il parassitismo della mafia hanno lasciato una profonda ferita che col tempo stiamo sanando insieme.

Seguono i saluti del Sindaco di Bordighera, Vittorio Ingenito, che ci dice dell’impegno attuale e futuro del Comune, da questa fase di transizione sino all’assegnazione definitiva. Dopo mesi di approfondimento di questa tematica, tanto nuova quanto complessa, ascoltiamo la sua determinazione: proseguiamo per l’educazione alla legalità dei nostri ragazzi e diamoci da fare per trovare i fondi necessari per poter al più presto iniziare i lavori di riadattamento a scopi sociali.

Apre gli interventi Giampiero Garibaldi, neosegretario dello SPI-CGIL Imperia, che propone un’ampia analisi sulla situazione dell’ordine pubblico nella nostra provincia e conferma il sostegno dello SPI alle attività di Libera, compreso il prossimo campo estivo.

Poi è il turno del Prof. Roberto Centi, Presidente della Commissione Regionale Antimafia; arriva da La Spezia e ha portato con sé molti plichi freschi di stampa contenenti la nuova legge regionale relativa alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie “un testo unificato, approvato all’unanimità il 19 marzo da tutto il Consiglio Regionale, che dà fondi certi (600.000 euro) annui per il riuso sociale dei beni confiscati, fondi, appartamenti, terreni, che in Liguria sono circa 450 distribuiti su tutte le province. La Legge prevede corsi di formazione per il personale dei Comuni, anche quelli più piccoli, accordi e protocolli da definire d’intesa con università, prefetture, associazioni ed enti del territorio per creare reti che possano rispondere al bando in modo sinergico e strutturato. La valorizzazione di questi beni non avrà solo un grande valore simbolico ma potrà rispondere alle emergenze abitative, ai bisogni delle associazioni impegnate nel campo della disabilità, della lotta alla criminalità, delle nuove e vecchie povertà, delle malattie terminali, con opportunità lavorative per chi ne ha bisogno.”

Mentre Centi termina il suo intervento, arrivano le giovani volontarie Scalabriniane a salutare. Hanno lavorato dalle 9 di stamane nella casa più lurida e maleodorante del complesso abitativo, con guanti e sacchi neri, per ripulire due stanze lordate dai mafiosi che avevano lasciato i segni tangibili di quanto fosse vera la frase di Peppino Impastato: la mafia è una montagna di m… Sì, è da agosto che cerchiamo di rimediare al danno lasciato da persone la cui vita sbagliata ha condotto a esprimere con le mazze e senza alcun ripensamento: “Se non è mio, non è di nessuno”. Le ragazze sono entusiaste e soddisfatte per aver restituito luce e bellezza a questo luogo che sta diventando, nella condivisione di tutti, un centro di legalità e giustizia, e di riscatto per la nostra Liguria.

Seguono poi gli interventi delle due Consigliere Regionali, Chiara Cerri e Mabel Riolfo, che confermano l’impegno di tutti gli schieramenti politici per la realizzazione di questo progetto sociale.

Poi interveniamo noi di Libera e dedichiamo la nostra azione alle Vittime Innocenti, un’azione di cambiamento e speranza, non di vendetta. Le mafie qui sono state sconfitte, la giustizia ha fatto il suo corso, le famiglie restituiscono il maltolto al Ponente ligure, la legalità che hanno disprezzato e violato e molti dei beni che hanno rapinato, così tutto ciò che hanno preso andrà ai più deboli: ai disabili, ai senza casa, ai malati, ai migranti e alle donne bisognose di aiuto. Qui mostriamo i simboli di violenza, di lusso smodato, di autocelebrazione e appropriazione indebita di santi, fede, religione e di Dio stesso. Sono gli stessi oggetti che facciamo vedere ai giovani che vengono in visita didattica, che li osservano con curiosità e disgusto, insieme con le insegne, i loghi, le sponsorizzazioni che le “loro aziende” usavano per travestirsi da “bravi e capaci imprenditori”. Ecco dunque i segni delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Nord, ecco la legalità che può vincere se ce ne occupiamo insieme.

Insieme con la SPES e la Caritas, alle quali saranno destinati questi beni. Ce ne parla il Presidente della SPES, Matteo Lupi. È arrivato con un bel gruppo dei suoi ragazzi che oggi ci allestiscono il pranzo, ma un domani potranno trascorrere qui ore serene in questo bel giardino tra il cielo e il mare.

Le conclusioni spettano ovviamente a Ivano Bosco, il segretario regionale dello SPI-CGIL, che completa il nostro percorso raccontandoci il difficile cammino compiuto dal Sindacato che ha scelto da sempre la via della Legalità e della Giustizia. La sua ampia relazione ricostruisce la storia delle battaglie dei lavoratori per i diritti e le garanzie di sicurezza. Ci richiama alla memoria momenti essenziali della nostra storia e figure di straordinario valore morale quali Pio La Torre, al quale dobbiamo la legge 646 dell’82 che per prima introdusse l’art. 416 bis (reato di associazione mafiosa) e le prime misure patrimoniali contro i mafiosi.

Bosco ha richiamato alla memoria anche quel periodo oscuro della nostra storia chiamato gli “anni di piombo” rendendo onore alla figura di Guido Rossa, il sindacalista dell’Italsider che aveva denunciato le infiltrazioni terroristiche ed era stato ucciso barbaramente dalle Brigate Rosse. Un lungo cammino, quello della CGIL che continua al fianco degli ultimi, dei lavoratori migranti e delle vittime del caporalato e del lavoro nero.

Concludiamo pranzando insieme, dandoci appuntamento per vedere l’avanzamento lavori e ritrovare tanti volti, diversi e fiduciosi, mentre le tv mostrano altra guerra e terrorismo. E’ vero,  forse stiamo correndo il rischio di diventare tutti assuefatti alle nuove guerre, come accadeva un tempo quando si parlava di ‘ndrangheta.  Ma qui le cose sono cambiate, e allora, anche per la PACE, speriamo che si possa lavorarci insieme…

Maura Orengo


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