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Liguria e Basso Piemonte

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Cultura: Regione Liguria a ‘marcia indietro’

Se qualcuno approntasse una lettura della legislazione regionale in tema di cultura potrebbe sicuramente rimanere esterefatto poichè nel 2006 (L:R: n. 33) fu approntato un riordino, che rimandava poi ad un piano pluriennale per l’individuazione dei settori privilegiati e delle scelte regionali.

di Danilo Bruno

Il presidente Toti e l’assessore Ilaria Cavo che è stata nominata nel maggio scorso “coordinatrice della Commissione Cultura, che ha il suo interno la valorizzazione dei beni culturali, promozione e organizzazione di attività culturali, spettacolo, cinema e audiovisivo, musei e biblioteche regionali, patrimonio culturale”

Purtroppo l’ultimo piano fu varato nel 2013 e non fu praticamente finanziato. Da allora il susseguirsi della destra alla sinistra al governo ha accentuato il carattere di completa assenza di azione regionale  sulla materia se non per il contributo a qualche mostra, atta più a favorire l’inutile “mostrificio nazionale” (definizione dello storico dell’arte Tomaso Montanari) che a favorire una reale conoscenza dei temi e delle opere oggetto dell’esposizione o a favorire interventi quanto meno discutibili come il “museo della canzone” all’antico complesso monumentale di San Giuliano di Genova dove forse avrebbe potuto trovare  una sede idonea e dignitosa un museo archeologico regionale ad oggi purtroppo inesistente. Vorrei però porre l’accento sull’art. 7 della L.R. 33/2006 ove al secondo comma si individuano alcuni enti e istituzioni di interesse regionale ove ,tra l’altro, si prevedono:

Accademia Ligustica di belle Arti;
Società Ligure di Storia Patria;
Accademia Lunigianese di scienze “G.Capellini”;
Fondazione Civico Museo biblioteca dell’Attore;
Accademia Ligure di Scienze e Lettere;
Istituto Internazionale di Studi Liguri.
La legge sostanzialmente individua tutte le istituzioni scientifiche di maggiore prestigio in Liguria e soprattutto i luoghi dove sono conservate numerose memorie della storia,delle scienze e della cultura del territorio regionale, cercando di dare una ragionevole soluzione al quel “diritto alla memoria”, che è previsto dall’art. 2 della Costituzione ed è tutelato dall’art.9 allo scopo di garantire alle future generazioni il diritto di conoscere il passato per capire il presente e il futuro.
Tutte queste istituzioni,a cominciare dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri, conseravano importanti biblioteche,archivi e testimonianze della storia e dell’evoluzione della scienza del territorio e , come tali,dovrebbero essere tutelate e sostenute.
In Liguria invece si assiste ad una diversa visione delle cose per cui anche se l’art. 7 prima citato al comma 4 stabilisce che “la Regione eroga contributi annuali o pluriennali ai soggetti di cui al presente articolo per lo svolgimento delle attività istituzionali, secondo quanto previsto nel Piano Pluriennale” da tempo immemore le biblioteche delle istituzioni suddette aprono quando e come possono e soprattutto si basano largamente sul precariato e sul lavoro volontario in contrapposizione ad ogni logica di favorire le giovani generazioni e le professionalità dei settori scientifici, adeguandosi alla linea del Governo Centrale, che vira con il ministro Dario Franceschini nella medesima direzione (cfr la triste vicenda dell’Archivio di Stato di Genova costretto a chiudere per assenza di personale e dopo una campagna di stampa del Secolo XIX riaperto in pochi giorni con personale trovato immediatamente).
Purtroppo bisogna dire che la destra regionale in merito di diritto alla memoria storica, oltre ad averla molto corta (cfr le varie e brutte vicende sulla Resistenza) pare seguire un triste trend dove il patrimonio storico ed archivistico non è un bene comune da tutelare anche per le future generazioni ma una sorta di “peso” da non considerare o da evitare caldamente.
Sorge ora una domanda ma le associazioni indicate all’art. 7 della LR 33/2006 quanti contributi hanno ricevuto dal 2013 dalla Regione per le proprie attività istituzionali ?
Danilo Bruno
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