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Templari: per gloria e potenza dell’ordine. E il teste notaio Sicci di Vercelli


La Storia dell’Ordine templare ci dice che questi cavalieri crociati avevano una mentalità plastica, spesso opportunistica, che si adattava alle esigenze del momento. La finalità perseguita era chiara: agire per la gloria e la potenza dell’Ordine.

di Michele Allegri

La Storia dell’Ordine templare ci dice che questi cavalieri crociati avevano una mentalità plastica, spesso opportunistica, che si adattava alle esigenze del momento. La finalità perseguita era chiara: agire per la gloria e la potenza dell’Ordine.

Le basi della dottrina glielo consentivano. Come è ben rappresentato dal sigillo templare, i due cavalieri in groppa ad uno stesso cavallo, c’era un’immagine pubblica dell’Ordine: pio, devoto, agli ordini del papa, pronto per la guerra agli infedeli mussulmani e per la protezione dei pellegrini cristiani che si recavano in Terra Santa a lucrare le indulgenze. Poi c’era una parte nascosta, che agiva per il suo tornaconto stringendo accordi commerciali, compravendite di terre ed immobili, prestiti ad usura, e celebrava nei Capitoli notturni riti magici e idolatrici in spregio alla religione cristiana. È questa seconda parte, magico-esoterica, gestita dal vertice all’insaputa della base, il punto di forza di questa cavalleria.

Come si sa, l’ipocrisia e la prassi bifida nei comportamenti rispetto agli enunciati è una caratteristica patologica dell’uomo, non si deve quindi pensare che i Templari fossero gli unici ad utilizzare questo tipo di prassi a quell’epoca. Nonostante, infatti, il messaggio evangelico di Gesù fosse rivolto ai candidi di cuori, ai poveri, ai semplici e agli ultimi, i re cristiani del medioevo erano ricchi e superbi, molti uomini di Chiesa vivevano nella corruzione e si davano a interpretazioni bizantine del messaggio cristiano. Non è un caso che l’Europa fosse dilaniata dalle eresie, e in essa sopravvivevano aspetti della religione pagana che furono estirpate dal potere laico ed ecclesiastico solo con l’uso della forza e della violenza.

Anche nell’ambito delle relazioni di potere dell’epoca, l’Ordine templare manifestò questa duplicità: si appoggiava ora al potere laico, come a quello di Baldovino II o di Guido da Lusignano, entrambi re di Gerusalemme in epoche diverse, ora al potere ecclesiastico, da San Bernardo a San Luigi passando per papa Innocenzo II. Nel caso della nota vicenda di Anagni, l’Ordine quasi si sdoppiò, volutamente: il vertice dell’Ordine si schierò apertamente con re Filippo IV il Bello contro papa Bonifacio VIII ma inviò una guarnigione di Templari per fare da “guardia del corpo” al Pontefice, che comunque dovette subire una grande umiliazione da parte del De Nogaret, il celebre schiaffo che il magistrato e funzionario del re francese assestò al pontefice che rimase incredulo e turbato.

Nel campo dei rapporti con il mondo mussulmano, l’ambiguità dei Templari si manifestò sin da subito. Nonostante i cavalieri avessero ricevuto in donazione terre, castelli, fortezze e forzieri di oro dai sovrani di Spagna e Portogallo per aiutarli nella riconquista della penisola iberica contro i Saraceni, i templari rimasero tiepidi all’invito e combatterono contro voglia e senza impegno.

In Terra Santa, poi, non dettero prova di grandi capacità militari. Eccone gli esempi più evidenti.

Ad Ascalona, nel 1138, i turchi mussulmani ebbero la meglio sulle truppe templari e li massacrarono. Nel 1153, i Templari con l’appoggio di re Baldovino III tentarono di nuovo di prendere Ascalona. I crociati ce la fecero ma il contingente templare fu totalmente massacrato. Lo storico ed arcivescovo Guglielmo di Tiro accusò il Maestro Supremo dell’Ordine (o Gran Maestro), Bernard de Tremelay, di aver sbagliato strategia militare e di aver martirizzato i suoi solo per l’avidità di prendere il bottino di guerra.

Nel 1144, caduta Edessa in mano agli “infedeli”, Il Maestro supremo del Tempio Everard de Barres si fece promotore di una riconquista della città ma i suoi uomini morirono durante la traversata dell’Anatolia per mancanza di viveri, per le malattie e gli attacchi dei turchi.

Nel 1167, il Maestro Supremo Bertand de Blanchefort, della Linguadoca, si oppose al re di Gerusalemme e al Gran Maestro dell’Ordine degli Ospitalieri che volevano intraprendere una guerra contro gli egiziani mussulmani.

Nel 1171, Il Maestro Supremo dell’Ordine del Tempio, Eudes di Saint Amand, per impedire ad Almarico, re di Gerusalemme, di stringere un accordo diplomatico con il Vecchio della Montagna, il celebre Melek-Shah e i suoi uomini, i cosiddetti Assassini, giunse ad uccidere l’ambasciatore di questa sètta ismailita. Il motivo era semplice: parte dell’accordo prevedeva l’esenzione dal pagamento di una gabella della sètta ai Templari. Almarico non la fece passare liscia ai Templari ed assalì con le sue truppe la commanderia templare di Sidone. Il re stava agendo poi per sopprimere l’Ordine in Terra Santa quando sopraggiunse la sua morte improvvisa.

Ed è proprio nella città di Sidone che cominciò a circolare uno strano racconto sui Templari che sarà esposto dal notaio Antonio Sicci di Vercelli, già al servizio dell’Ordine per 40 anni, nella sua deposizione davanti alla Santa Inquisizione nel marzo del 1311:

Nella città di Sidone ho più volte sentito questo racconto: un nobile cavaliere templare di questa città amava una ragazza armena. Da viva non la conobbe mai carnalmente, ma quando morì, violò la sua tomba, la notte dopo il seppellimento. Fatto ciò, udì una voce che gli diceva di ritornare dopo 9 mesi perché avrebbe trovato una testa, figlia del suo atto. Il cavaliere così fece e trovò una testa umana tra le gambe della donna sepolta ed in avanzato stato di decomposizione. La voce si fece sentire e gli disse di conservare la testa perché da essa gli sarebbe venuto ogni bene, ogni potere. All’epoca in cui udii questo racconto, il precettore templare di Sidone era fra’ Matteo le Sarmage, della Piccardia. Era diventato fratello del Sultano che regnava a Babilonia (il Cairo) perché l’uno aveva bevuto il sangue dell’altro, il che li rese fratelli, vincolati dal sangue.

Nel 1179, il principe mussulmano Saladino riuscì a catturare il Maestro Supremo del Tempio Eudes de Saint Amand, facendo giustiziare tutti i suoi uomini. Egli morì l’anno dopo in mano ai mussulmani. Anche in questo caso, lo storico Guglielmo di Tiro definì questo Gran Maestro “arrogante, colleroso, senza timor di Dio e rispetto per i suoi uomini”.

Nel 1185, il Maestro Supremo del Tempio Gerard de Ridefort s’intromise nella contesa trai due aspiranti al regno di Gerusalemme, appoggiando Guido da Lusignano e costringendo il nuovo re ad altre battaglie contro il Saladino, rivelatesi poi totalmente fallimentari. Il motivo era semplice: per ogni battaglia, i Templari ricevevano soldi dall’occidente cristiano, sia dal potere laico sia da quello religioso.

Sotto la guida del Gran Maestro Ridefort, i templari subirono una devastante sconfitta ad Hattin, nel luglio del 1187. 140 templari furono catturati dai mussulmani e fu loro tagliata la testa, mentre il Gran Maestro Ridefort scappò e venne poi catturato in seguito. Inspiegabilmente, Saladino gli risparmiò la vita e poi fu messo in libertà. Il sospetto e la voce generale parlarono di casse di gioielli dati dal Gran Maestro Ridefort al Saladino e della sua conversione, ipso facto, alla religione mussulmana.

Quando Roberto de Sablè, vassallo del re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, divenne Maestro Supremo dei Templari, ricevette in donazione dal suo protettore l’isola di Cipro e la popolazione locale si sollevò contro i cavalieri dalla croce patente, i quali dovettero rinunciare al possedimento. Le popolazioni cristiane, da molto tempo, avevano in odio i Templari, visti come corrotti, usurai, intrallazzatori ed indolenti verso gli infedeli.

I Maestri Supremi del Tempio, Guglielmo di Chartres e Pietro de Montaigu, tra il 1218 e il 1221, portarono i templari a sconfitte clamorose in Egitto ed in particolare a Diametta.

Cominciarono a quel punto anche aperte ostilità dei Templari verso l’Ordine rivale dei Giovanniti (ora SMOM), l’Ordine dei Cavalieri Teutonici e contro l’imperatore cristiano Federico II di Hohenstaufen, il quale attaccò il quartier general dei Templari ad Acri dopo che i cavalieri avevano snobbato la sua incoronazione, intimandogli di abbandonare il castello di Chateau-Pellerin. Lo storico Matteo Paris ha parlato anche di un complotto dei cavalieri templari per assassinare l’imperatore cristiano.

A seguito di ciò, ci furono continui e piccoli scontri armati nel campo cristiano, finché i Templari non giunsero ad appoggiare la crociata di Luigi IX, San Luigi, nel 1248. Fu un’ecatombe: Il Maestro supremo del Tempio Guglielmo di Sonnac fu accecato ad un occhio da un colpo di lancia mussulmana e morì in ritirata e 250 templari furono massacrati sul campo di battaglia.

Il successivo Maestro Supremo del Tempio, Rinald de Vichiers riprese accordi commerciali e diplomatici con i mussulmani attirandosi le ire di San Luigi, il quale pretese che il Maestro supremo sconfessasse i patti e si umiliasse pubblicamente. Cosa che non fece, preferendo dimettersi.

Nel 1291, ci fu la più clamorosa scoppola per i Templari: dopo due mesi di battaglie a San Giovanni d’Acri, i cavalieri assediati dai mussulmani vennero sepolti vivi dal crollo della Torre del Tempio da essi stessi progettato. I pochi superstiti se la diedero a gambe rifugiandosi di nuovo a Sidone per poi scappare a Cipro.

Con questa sonora sconfitta finì l’epopea ingloriosa della riconquista della Terra Santa da parte dei crociati e dei Templari in particolare.

Michele Allegri


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