Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Liguria, bandiera blu o a stelle e strisce


«La nostra regione – la Liguria – ha detto soddisfatto il governatore, Giovanni Toti – si conferma al vertice nazionale, incrementa il “bottino” e stacca ulteriormente la seconda in classifica. Si tratta della conferma di un percorso virtuoso». E a Maralonga, nella vicina Lerici, in tutta la baia del “golfo dei Poeti”, regna l’ordine e la pulizia, e si perché con gli “americani” non si scherza ! Così non accade in altri lidi della Liguria o almeno le eccezioni sono come mosche bianche.

La Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale, istituito nel 1987 Anno europeo dell’Ambiente, che viene assegnato ogni anno in 49 paesi, inizialmente solo europei, più recentemente anche extra-europei, con il supporto e la partecipazione delle due agenzie dell’ONU: UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) con cui la FEE ha sottoscritto un Protocollo di partnership globale e riconosciuta dall’UNESCO come leader mondiale per l’educazione ambientale e l’educazione allo sviluppo sostenibile.

Bandiera Blu è un eco-label volontario assegnato alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. Obiettivo principale di questo programma è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Maralunga è una penisola sita tra la Caletta e il seno di Lerici, ad est del castello dove un tempo sorgeva la Chiesa Convento degli Agostiniani. Per arrivare, bisogna seguire da Lerici le indicazioni per Fiascherino e Tellaro, quindi all’incrocio segnalato proseguire per Maralunga. Secondo una leggenda che si tramanda da tempo, nell’anno 1406, tre pescatori di Lerici, trovarono sugli scogli della punta di Maralunga una tavola dipinta, probabile naufragio di un brigantino, raffigurante una doppia immagine di Madonna con il Bambino.

In seguito al ritrovamento, per devozione, venne costruita nel 1410 sul posto una cappella con 6 altari dedicata a Santa Maria Annunziata. Intorno al 1500 gli Agostiniani costruirono un convento e si presero cura del Santuario, che divenne molto importante a partire dall’anno 1560. Nel 1526 venne fusa una bombarda di bronzo ricevuta in donazione, che divenne una campana detta “la bronzina” che fu usata come avvertimento per i marinai quando il tempo diventava burrascoso.

Nel 1799, autorizzato dal Governo della Repubblica Ligure, il generale francese Miollis diede ordine agli Agostiniani di abbandonare il monastero, che l’hanno successivo venne demolito assieme alla cappella. Al suo posto, in seguito, venne installata una batteria militare ancora oggi esistente, anche se ora è diventata centro di villeggiatura per le famiglie dei militari.

La tavola raffigurante le due Madonne, probabilmente dipinta da due artisti diversi, venne trasferita nella chiesa parrocchiale di Lerici dedicata a San Francesco d’Assisi, dove ancora oggi si trova e si può ammirare nella nicchia sopra l’altare nella cappella del transetto sinistro. Il 25 marzo a Lerici si celebra la festa patronale di Nostra Signora di Maralunga preceduta da una novena con predicazione straordinaria. Il 31 maggio invece si compie la processione al luogo del ritrovamento in località Maralunga. Quisi trova oggi un piccolo campeggio ubicato tra gli olivi, che domina una delle più belle insenature del Golfo dei Poeti, con accesso diretto al mare lungo la scogliera che altrimenti si può raggiungere solo via mare. Si può accedere ad una bellissima e piccola spiaggia, solitamente frequentata da gente locale, che si affaccia sulla baia di fronte al castello di Lerici, l’accesso non è dei più comodi attraverso un vecchio cancello e un sentierino esposto in cui si deve fare attenzione, ma ne vale comunque la pena, sia per il bellissimo mare che per il panorama. La spiaggia è esposta ad ovest, e quindi il sole arriva a tarda mattinata. Maralunga è uno di quei tanti siti italiani che sono occupati o da conventi o da militari, e per militari s’intende truppe americane e rispettive famiglie. Zone franche che non riconoscono la sovranità dello Stato Italiano e dipendono solamente dall’amministrazione degli Stati Uniti.

  1. 27
  2. Maralunga del Comune di Lerici
  3. Comprensorio Marina militare
  4. foglio 22 mappali 216 – 217 – 218 – 219 – 220 – 222.
  5. 9.950
  6. area di riconosciuto preminente interesse per la sicurezza dello  Stato e in consegna alla Marina Militare per fini istituzionali.

In Italia ci sono 59 basi militari americane. Si tratta del quinto avamposto statunitense nel mondo per numero d’installazioni militari, dopo Germania, con 179 basi, Giappone con 103, Afghanistan con 100 e Corea del Sud con 89. E se la fine della Guerra Fredda ha imposto un graduale disimpegno delle forze americane impegnate in Europa, negli ultimi vent’anni il Pentagono ha invece continuato ad investire sulle basi italiane, divenute negli anni vere e proprie rampe di lancio per operazioni in Africa e Medio Oriente. Mentre in Germania il numero di truppe americane è sceso dai 250.000 del 1989 ai 50.000 di oggi, in Italia il numero è rimasto invariato – 13.000 il personale militare – ma sono cambiate le proporzioni. Tradotto, se durante la prima Guerra del Golfo del 1991 la percentuale delle truppe americane era del 5% di quelle di stanza in tutta Europa, oggi è tre volte tanto, il15% .

A rivelarlo è in un lungo articolo la rivista Mother Jones, che ha quantificato in più di 2 miliardi di dollari la spesa del Pentagono negli ultimi vent’anni per le basi di Napoli, Aviano, Pisa, Vicenza e per quelle in Sicilia. Basi che ufficialmente non sono classificate come americane, ma come avamposti NATO che ospitano oggi materiale, equipaggiamento e personale militare americano.

A contraddire le linee ufficiali che parlano di semplici “garrisons”, presidi, ci pensano i numeri. La base italiana di Vicenza – oggi rinominata caserma del Din – è stata recentemente ampliata grazie ad un progetto che in 8 anni è costato 304 milioni di dollari ai contribuenti americani. Duemila i militari al lavoro nella base, due garage a più livelli che ospitano più di 800 mezzi militari, e c’è persino una zona relax chiamata con impareggiabile gusto per l’iperbole “Warrior Zone” . Insomma una struttura all’avanguardia dove al suo interno c’è “tutto quello che ti aspetti da un’installazione del 21esimo secolo”, per dirla con le parole del Colonnello David Buckingam, al comando del U.S. Army Garrison di Vicenza. Ora è il caso di Aviano, fino ai primi anni ’90 definita “valle addormentata”, divenuta poi pienamente operativa grazie ai 610 milioni di dollari spesi per il progetto di ampliamento con la costruzione di 300 nuove strutture. Un progetto reso possibile anche grazie alla concessione dello Stato italiano di 85 ettari a titolo gratuito e allo stanziamento nel 2004 di altri 115 milioni di dollari. Numeri che hanno fatto di Aviano la più grande base aerea americana del mediterraneo, che ospita uno stormo di cacciabombardieri F-16 – trasferiti dalla Spagna nel 1992 – e un arsenale di 50 bombe atomiche.

Da Aviano era  partito  il 3 febbraio 1998 alle 14:36 un Grumman EA-6B Prowler del corpo dei Marines. Il piano del velivolo, pilotato dal capitano Richard Ashby, era di svolgere un volo di addestramento a bassa quota. L’incidente sarebbe avvenuto nei pressi di Cavalese, località sciistica delle Dolomiti a 40 km nord-est di Trento, in Val di Fiemme, per permettere ai piloti statunitensi di “divertirsi” e “riprendere filmati del panorama”

Alle ore 15:12:51 l’aereo tranciò le funi del tronco inferiore della funivia del Cermis. La cabina della funivia, con venti persone, precipitò da un’altezza di circa 150 metri schiantandosi al suolo dopo un volo di sette secondi. Il velivolo, danneggiato all’ala e alla coda, fu comunque in grado di tornare alla base.

Nella strage morirono i 19 passeggeri e il manovratore, cittadini di paesi europei: tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese.

Da Aviano a Napoli in F-16 è un attimo, dove si può atterrare sulle piste della base di supporto navale all’interno dell’aeroporto di Capodichino, ampliata nel 1996 grazie ad un finanziamento del Pentagono di 300 milioni di dollari. Qui, dal 2005 si è insediato il quartier generale europeo della Us Navy che collabora in piena sinergia con AFRICOM, il comando Usa per l’Africa.

La finestra sull’Africa prediletta dagli americani rimane per ovvie ragioni geografiche la Sicilia. Dall’ottobre del 2001, con l’avvio del nuovo anno fiscale, il Pentagono ha stanziato 300 milioni di dollari per i lavori di ampliamento della base di Sigonella . Numeri che ci dicono che gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno investito di più in Sicilia – eccezion fatta per Vicenza – che in altre basi italiane. Uno sforzo economico che ad oggi ha portato Sigonella ad essere il secondo aeroporto militare più trafficato d’Europa e la prima pista da cui nel 2002 sono decollati in perlustrazione i droni Global Hawk.

L’utilizzo dei droni è poi diventato regolare prassi grazie ad un accordo Italia-Usa che dal 2008 consente agli americani di utilizzare gli hangar di Sigonella come base per i droni. Negli ultimi cinque anni, il Pentagono ha sborsato altri 31 milioni di dollari per la sola manutenzione dei Global Hawk. E per rimanere in tema, da Sigonella partono anche i droni del programma  Alliance Ground Surveillance system della NATO. Progetto da 1,7 miliardi di dollari che consente di monitorare un raggio di 16.000 chilometri dalla base siciliana. Dal 2003 poi, un’altra operazione prevede che dalle piste di Sigonella partano i pattugliatori spia P3 per monitorare il nord-ovest africano. Mentre in tempi più recenti, nel giugno scorso una commissione del Senato americano ha autorizzato l’arrivo in Sicilia dalla Gran Bretagna di forze speciali e aerei da trasporto CV-22 Ospreys, e si lavora per costruire a Niscemi il MUOS, sistema di comunicazione satellitare voluto ad Washington e Roma, un po’ meno ai dalla popolazione del luogo .

Le ragioni di un tale interesse sono essenzialmente geografiche: gli americani non rinunciano ad avere accesso diretto alle acque internazionali e allo spazio aereo del Mediterraneo, il tutto con una velocità di dispiegamento di forze che non ha eguali in qualsiasi altro punto sulla cartina europea. Ma c’è di più: l’Italia – come rivelato a Mother Jones da un ufficiale americano – è un Paese che offre flessibilità operativa, con poche restrizioni e piena libertà d’azione. Un paese dove, per utilizzare le parole dell’ex ambasciatore Usa in Italia Melvin Sembler, il “governo dà al Pentagono tutto ciò che vuole”.

Il tutto ha inizio inizia con la vittoria militare americana nella Seconda Guerra Mondiale. L’Europa occidentale, cioè quella parte di continente rimasta fuori dall’orbita sovietica, venne ricostruita attraverso i fondi provenienti dal piano Marshall e le prime forme di mercato unico europeo, cioè la CED e la CECA che furono l’anticamera dell’attuale UE, si realizzarono in un sistema in cui l’economia europea era fortemente vincolata a quella americana. Gli Stati Uniti non hanno mai nascosto che la creazione di un’Europa unita e da loro controllata fosse la premessa della propria politica estera. Per costruirla hanno utilizzato e utilizzano la NATO. Dal primissimo dopoguerra ad oggi ogni Paese europeo che voleva entrare a far parte del processo di integrazione europea ha prima dovuto diventare membro dell’Alleanza Atlantica.

Il nodo così stretto che lega gli Stati Uniti all’Europa è ampiamente dimostrato dai domini extra stati e dalle basi aereo navali presenti su ogni territorio nazionale. Il Vecchio Continente resta massimo teatro geopolitico, culturale ed economico del pianeta. Posta irrinunciabile per Washington, pronta a tutto pur di impedire che altri l’annettano ai propri domini. La similitudine con l’Italia del Rinascimento.

Nel 1951 gli Stati Uniti d’America e l’Italia firmarono un primo accordo di cooperazione militare: gli Stati Uniti avrebbero rimesso in sesto il sistema di comunicazione militare in tutta Italia in cambio di circa mille ettari di terreno, tra Livorno e Pisa, da dedicare ad una base militare e la concessione ad operare militarmente, con proprie truppe, in Italia. Il 15 novembre 1952 quei terreni divennero la base militare statunitense di Camp Darby, che prese il nome del brigadiere generale William Orlando Darby, ucciso in azione sulle rive del Lago di Garda a Torbole il 30 aprile 1945.
Nel 1955 a seguito della firma del trattato di pace tra gli Stati Uniti e l’Austria, che si era dichiarata neutrale, tutte le truppe d’occupazione statunitensi dovettero lasciare il Paese, e furono ridislocate, compresi i mezzi e le attrezzature, in Italia presso Camp Darby.

Con l’Austria oramai neutrale, il fianco orientale dell’Italia settentrionale era diventato vulnerabile ad eventuali attacchi da parte del blocco sovietico: per ridurre il pericolo in questo settore, gli Stati Uniti decisero di istituire una specifica forza militare, ed il 2 ottobre 1955 fu creato l’U.S.A.S.E.TA.F. – United States Army Southern European Task Force. Il 25 ottobre 1955 la prima sede della S.E.TA.F. fu stabilita a Camp Darby, ma la maggior parte della truppa fu acquartierata a Vicenza. . Poco dopo la sua creazione la S.E.TA.F. spostò la propria sede a Verona.

Un secondo accordo fu firmato tra gli Stati Uniti e l’Italia e portò ad un aumento delle truppe statunitensi fino a circa 10.000 militari. Nel 1959, in seguito alla visita a Roma del presidente statunitense Dwight D. Eisenhower, fu firmato un terzo accordo che portò a significativi cambiamenti in seno alla S.E.TA.F..
Cui si aggiungono territori e paesi prossimi che ne fanno di fatto un territorio extra sovranità italiana.  ogni anno gli italiani versano in media 400 milioni di euro per mantenere ufficiali e soldati dell’esercito Usa sul nostro territorio, da Aviano alla Maddalena, da Ghedi a Camp Derby. Non solo: esistono in Italia, oltre alle oltre 120 basi dichiarate, più di 20 basi militari Usa totalmente segrete: non si sa dove sono, né che armi e che mezzi vi siano. Ciò che esiste al suo interno, uomini e materiali, è difficile, quando non impossibile, da conoscere nel dettaglio. Una base si configura come un’isola incastonata all’interno del nostro territorio nazionale, una porzione di superficie alla quale non si può avere libero accesso (cosa che sarebbe, invece, legittimo concedere, se non altro, alle Autorità pr

Per rimanere nella nostra regione, le porzioni di territorio più amene e sfruttate da pochi .(americani e loro famiglie) sono:

Colle Del Melogno – Sul valico sono tuttora presenti le fortezze della piazza militare del Melogno (detto anche “Sbarramento del Melogno”), realizzata nel 18831895 dal Regio esercito italiano per difendere l’accesso del passo: accanto al forte Centrale del Melogno – che occupa la depressione del valico – sorgono il forte Tortagna, il forte Settepani (zona militare) e la batteria di Bricco Merizzo.

Il Settepani è sede di una ex base militare italiana collocata di fronte alla base militare statunitense sita a sua volta sul monte Pian de Corsi. La base italiana venne edificata probabilmente per opera dell’Aviazione Militare nel 1956. La struttura era estremamente grande. Era dotata di due pozzi e di un sistema di scolo per l’acqua piovana. La condizione attuale della struttura fa presumere che il luogo sia stato bonificato e ridotto in modo tale da escludere un suo utilizzo recente. All’interno si identifica chiaramente un hangar e l’asportazione di una pavimentazione idonea a tale scopo.

Il prof. Massimo Macciò docente di economia ha investigato sulle Bombe di Savona e sul monte Pian de Corsi inoltrando specifica richiesta alla CIA e alle forze militari statunitense. La Cia ha risposto che non può “né confermare né smentire” la conoscenza di informazioni in merito alla base militare di Pian de Corsi, mentre le forze militari hanno negato il possesso di documentazione utile.

Finale Ligure (SV) – Stazione di telecomunicazioni dell’US-Army.

La Spezia (SP) – Base NATO dove fanno abitualmente scalo unità navali americane.

S. Bartolomeo (SP) – Centro addestramento antisommergibile di Saclant, che effettua studi oceanografici attinenti alla ricerca di sommergibili. Centro ricerca NATO per la guerra sottomarina. (Comando Undersea Research Center- Saclantcen). composto da tre strutture: il Saclant, il Maricocesco e la Mariperman.

Anche in Italia l’attuale governo con il susseguirsi di “liti” alimenta l’instabilità, mina lo stato di diritto e sopprime i processi democratici.

Quindi le “Bandiere Blu” sono le bandiere dei “poveracci”, di coloro che si accollano ore ed ore di treno o auto per potere vantarsi con i vicini di casa “siamo stati al mare o ai monti in una località classificata bandiera blu” dove di blu ci sono solo i prezzi di trattorie, pensioni o ristoranti, ….., pedaggi autostradali e prezzi dei biglietti. Dove le spiagge se sono presso stabilimenti balneari, sono care, in località non di “grido” due lettini + ombrellone, in prima fila, si arriva a 85 € al giorno; se sono su arenili liberi, il più delle volte sono sporche ed invase dai “vu comprà”.

A Maralonga, nella vicina Lerici, in tutta la baia del “golfo dei Poeti”, regna l’ordine e la pulizia, e si perché con gli “americani” non si scherza !

Alesben B.


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