Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Morbelli, alessandrino, dipingeva ghiacciai
i giorni ad Albisola, estati a Val D’Usseglio


Incontriamo Angelo Morbelli che nacque ad Alessandria il 18 Luglio 1854, figlio di Giovanni, funzionario statale, originario di Casale Monferrato e di Giovannina Ferraris. Aveva casa nella zona del teatro; la tomba di famiglia è nell’ingresso del cimitero urbano di Casale. Cominciò l’attività artistica in campo musicale, ma dovette presto abbandonare in quanto affetto da una sordità progressiva. Si dedicò allora alla pittura.

Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Brera a partire dal 1867 dove fu allievo di Giuseppe Bertini. Si trasferì così a Milano ed abbandonò la città solo nei mesi estivi per rifugiarsi alla Colma di Rosignano. Cominciò ad esporre dapprima a Milano, (Alle annuali di Brera) nel 1874 con vedute di monumenti e paesaggio; in seguito organizzò mostre anche a Torino. I suoi temi prediletti spaziavano dunque dalla storia al paesaggio. Nel 1880 l’esposizione a Brera dell’opera <Goethe morente>, attualmente al museo di Alessandria, lo rese noto al grande pubblico. A partire dal 1883, i temi pittorici di Morbelli si orientano verso l’interpretazione della realtà. In particolare cominciò a rappresentare gli anziani ricoverati nel , tema che gli fu sempre particolarmente caro. Proprio in quell’anno vinse il premio Fumagalli con l’opera :< Giorni ultimi>.

Dall’impegno sul fronte di una pittura ispirata al vero, scaturì l’interesse di Vittore Grubicy, artista e mercante d’arte, che legò Morbelli con un contratto alla propria attività commerciale nel 1887. All’inizio degli anni’80 sposò Maria Pagani che gli ispirò molti quadri sul tema della maternità. Dalla moglie ebbe quattro figli. Dopo le esposizioni di Venezia del 1887, si recò a Genova nel 1888 per eseguire studi dal vero. Solo a partire dall’estate 1888 iniziò a sperimentare effetti di luminosità in opere ispirate alla vita rurale. Morbelli cominciò progressivamente ad adottare la scomposizione dei colori, ottenendo così gli effetti ricercati della verità luminosa. Intorno al 1890, abbracciò ufficialmente il Divisionismo e si applicò al perfezionamento di questa tecnica, attraverso la lettura di trattati di ottica,di fisica e di chimica arricchita da osservazioni puntuali sul vero. Strinse amicizia con Leonardo Bistolfi e Giuseppe Pelizza da Volpedo. Passò quindi a dipingere i paesaggi delle risaie del Casalese. Acquistò una casa a Colma, presso Rosignano Monferrato, fatta oggetto di molti quadri. Si dedicò anche alla rappresentazione dei paesaggi montani, durante i numerosi soggiorni estivi a Santa Caterina di Valfurva, effettuati per motivi di salute.

Fu soprattutto affascinato dalla visione dei ghiacciai, che diventarono il tema ricorrente della sua pittura. Nel 1897 vinse la medaglia d’oro di Dresda con :< Per ottanta centesimi> e <S’avanza>. Nel 1900, nuovamente, ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi con l’opera, intitolata: <Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio>. Decise così di trasferirsi nel capoluogo francese, impiantandovi uno studio nel quale eseguì:< Il poema della vecchiaia> in sei pannelli. Si trovò poi ad approfondire, attraverso lo studio delle tematiche veriste, le espressioni psicologiche dei personaggi in un’ottica più apertamente simbolista. I soggetti ritratti sono legati al tema della vecchiaia che, nel contempo, studiava anche con fotografie a forti contrasti luminosi.

Dai primi anni del Novecento trascorse lunghi periodi ad Albisola, dedicandosi allo studio di paesaggi marini, a temi legati alla maternità e alla vita a cui affianca la ripresa di vedute veneziane, cercando di focalizzare l’attenzione sulle forti valenze emozionali e suggestive. Con il nuovo secolo, riprese il tema del Pio Albergo Trivulzio, dei paesaggi marini e gli aspetti legati alla maternità e alla vita. Nel 1908-1909 entrò in contatto con Carrà e Boccioni. La sua ricerca divisionista fu accompagnata negli ultimi anni da alcune note stese su un diario, intitolato:<La Via Crucis del Divisionismo>, con appunti, riflessioni e citazioni databili al 1912 – 1917 e poi al 1919. Trascorse gli ultimi anni tra gli inverni milanesi e le estati alla Colma e in Val D’Usseglio, luoghi che continuarono ad ispirarlo nella sua attività pittorica.

La sua vena creativa lo sostenne fino agli ultimi giorni della sua vita. Morì a Milano il 7 novembre 1919.


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