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Boissano “a dispetto dei santi”. Il Comune ‘sfida’ il Consiglio di Stato? Il balletto di chi deve eseguire la sentenza: disattivare antenna del vice sindaco


A tre mesi dalla sentenza n. 4973/2026 del Consiglio di Stato, la seconda avversa al comune di Boissano sulla vicenda, il ripetitore Iliad di località Zurmagli risulta ancora acceso.

Al centro l’antenna Iliad, fronte case, installata sul terrena della mamma del vice sindaco che tutela gli interessi di famiglia anche con il ‘segreto professionale”

La pronuncia del 23 giugno 2026 ha annullato, per difetto di istruttoria e motivazione, gli atti con cui era stata consentita l’installazione, imponendo al Comune di Boissano e SUAP di riesaminare la pratica applicando il noto Piano Antenne comunale. Una conclusione accompagnata dalla formula che chiude la sentenza: “Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa», ovvero dall’amministrazione comunale.”

Ai primi di luglio i cittadini ricorrenti avevano così chiesto al Comune di darvi esecuzione, chiedendo lo spegnimento dell’impianto. Il Comune pur riconoscendo l’immediata esecutività della decisione, ha sostenuto tuttavia che dovesse essere Iliad a provvedere alla disattivazione e che non fossero necessari ulteriori atti comunali.
I controlli ARPAL del 27 agosto 2026 e del 15 settembre 2026 hanno però accertato che l’antenna era ancora attiva. La stessa Agenzia ha trasmesso gli esiti al Comune «ai fini dell’adozione dei provvedimenti di competenza». Da qui il nuovo ricorso al Consiglio di Stato.
Il sindaco De Vincenzi, l’assessore regionale Simona Ferro, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Rocco Invernizzi e Angelo Vaccarezza, capogruppo di Forza Italia e delegato di Bucci per ” relazioni europee e internazionali e gli enti locali”.
È l’ennesimo capitolo di una vicenda iniziata nel 2021 e segnata da anomalie, difficoltà documentali e ripetuti contenziosi. La pratica originaria dell’impianto risultò non considerata dagli uffici comunali; altrettanto travagliata fu la ricerca del Piano Antenne, chiesto da 1200 abitanti tramite una petizione, inizialmente dichiarato non disponibile, e successivamente recuperato e pubblicato dopo un intervento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.
Nel dicembre 2023 il Consiglio di Stato aveva già escluso la validità del silenzio-assenso formatosi sulla pratica Iliad e imposto l’esame dell’istanza. Nel giugno 2026 lo stesso Consiglio di Stato è intervenuto una seconda volta, annullando parte degli atti del successivo riesame perché il Piano Antenne era stato erroneamente dichiarato non valido. La sentenza ha confermato che il Piano era ancora vigente e che il progetto doveva essere rivalutato alla sua luce.
A questo punto emerge un dato difficile da ignorare: da anni, nei diversi passaggi amministrativi della vicenda, gli effetti concreti delle decisioni assunte, o delle decisioni non assunte, delle conseguenze del segreto professionale del vicesindaco Ramona Siri, avvocato con studio legale a Loano, hanno continuato a consentire la permanenza dell’impianto nell’attuale collocazione, e non in modo regolare. Alcuni di quei passaggi sono stati successivamente corretti dall’intervento dell’ANAC sul piano della trasparenza, e soprattutto da due pronunce del Consiglio di Stato che hanno censurato gli atti amministrativi adottati.
Ora si attende l’esito del ricorso per ottemperanza alla disattivazione. Senza attribuire intenzioni che spetterebbe eventualmente ad altre sedi accertare, la sequenza degli eventi presenta comunque una costante: fino ad oggi gli effetti dell’azione amministrativa hanno finito per favorire il mantenimento dell’installazione, mentre le contestazioni avanzate dagli abitanti e dai ricorrenti hanno richiesto ripetuti interventi esterni per ottenere una diversa valutazione degli atti.
La visita a Boissano dell’assessore Marco Scajola, del consigliere Angelo Vaccarezza e della collega Sara Foscolo: il sindaco Paola De Vincenzi, l’addetto stampa del Comune di Loano, Luca Berto, redattore di IVG

Sul fondo rimane inoltre un elemento che accompagna la vicenda fin dall’inizio: l’impianto è stato realizzato su un terreno appartenente alla madre della vicesindaco Ramona Siri, circostanza riportata dalla stampa locale e che contribuisce a spiegare la particolare attenzione pubblica riservata alla trasparenza e alla correttezza dell’intero procedimento. Ma che non ha scalfito ragioni di opportunità politica e morale. ovvero un più che opportuno passo indietro e liberare il sindaco, a sua volta avvocato, dall’imbarazzo delle scelte. A meno che, vado detto a chiare lettere, sindaco, assessori, consiglieri di maggioranza, non siano convinti che, nel superiore interesse della comunità, l’antenna delle discordia rappresenti un servizio sociale di cui si possa andare fieri. Francamente, con il peso di 60 anni di professione giornalistica, mai prima d’ora ci siamo trovati di fronte un caso di cronaca “a dispetto dei santi“.

Ed è proprio per questo che il dato di oggi assume un peso ulteriore: dopo due pronunce del Consiglio di Stato e dopo le successive richieste di esecuzione, l’impianto risulta ancora in funzione. Il nuovo ricorso chiede ora ai giudici non più soltanto di stabilire quale disciplina debba essere applicata, ma di assicurare concretamente che una sentenza già pronunciata venga eseguita.

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