Si conclude il 25 settembre il “Settembre musicale dei Turchini” a Loano, organizzato dalla Confraternita delle Cappe Turchine con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune. Alle ore 21 si terrà un concerto d’organo con il maestro Sergio Militello, concertista internazionale, a chiusura della rassegna.
di Ezio Marinoni

L’ingresso alla serata, come alle precedenti, è libero. In altri tre sabati settembrini, si erano esibiti: 5 settembre 2026 – Coro Polifonico di Valleggia, direttore Maurizio Fiaschi. 16 settembre 2026 – Gruppo Livingospel, diretto dalla vocal coach Patrizia Borlotti. 19 settembre 2026 – Concerto d’organo con il maestro Luca Ferrari.
Questa manifestazione conferma l’impegno nel promuovere proposte musicali di qualità in spazi storico-religiosi, favorendo l’accesso alla cultura per la comunità e i visitatori.
A Loano la chiesa dei Turchini è l’Oratorio di Nostra Signora del Rosario. Scrive il FAI (Fondo Ambiente Italiano) nella pagine che riguarda questa chiesetta su “I Luoghi del Cuore”:
L’oratorio dei Turchini è una Chiesa ad unica navata del 1575 con all’interno opere pregevoli tra cui una statua lignea dell’Assunta dello scultore locale Bartolomeo Carrega. E’ legato all’omonima Confraternita, fondata nel XVI secolo per gestire il Monte di Pietà. E’ stato gravemente danneggiato nell’alluvione del 24 dicembre 2019 e sono stati successivamente avviati lavori di restauro.
Bartolomeo Carrega nasce alla Centuriona di Gavi il 29 marzo 1764, in uno degli edifici rurali che ospitano i massari, come la sua famiglia. L’atto di battesimo è trascritto nel Liber Baptizatorum della parrocchia di Gavi. La famiglia è originaria di Alice, frazione del paese piemontese, dove numerosi sono ancor oggi i Carrea, molti dei quali, a partire da un Bartolomeo del 1586, sono massari alla Centuriona. Giovanni Carrega e la moglie Caterina Picollo lavorano alle dipendenze dei Marchesi Cambiaso, che risiedono a Genova gran parte dell’anno. Bartolomeo ha talento e attitudini artistiche che i Cambiaso notano subito; sono proprio loro a mettere a disposizione le risorse per fargli frequentare l’Accademia di Belle Arti e lo conducono a Genova, dove morirà l’8 gennaio 1839. In età matura, sposa Rosa Bacigalupo (Genova 1798 – 1854), giovane e talentuosa pittrice neoclassica, in un intreccio fra arte e amore, come in un romanzo. Rosa diventa sua collaboratrice portando a compimento i suoi lavori quando questi è colpito da una progressiva cecità; sarà anche sua biografa, scrivendo il Saggio sulla vita e le opere di Giuseppe Bacigalupo pittore paesista, pubblicato nel 1827. Rosa raffigura il marito Bartolomeo munito degli attrezzi del mestiere nel quadro conservato all’Accademia Ligustica.
Come scrive il FAI, l’Oratorio dei Turchini di Loano è una chiesetta a navata unica, splendente di varie dorature, frutto degli interventi di restauro compiuti a partire dall’Ottocento, di proprietà della Confraternita delle Cappe Turchine, che incarna l’anima della città di Loano. Essa è la sede della Confraternita che ha fra i suoi scopi la manutenzione e la cura della chiesa stessa.
Il piccolo edificio di culto si trova sulla stessa piazza su cui affaccia la chiesa di San Giovanni Battista, di forma dodecagonale di cui richiama i colori della facciata. L’interno dell’Oratorio, seppure a navata unica, rifulge per lo sfarzo: gran parte della superficie è decorata a stucco dorato. Sull’altare maggiore si trova la pala con Nostra Signora del Rosario con ai piedi Santa Caterina da Siena e San Domenico, di Giovan Battista Gaulli detto “il Baciccio” (Genova, 8 maggio 1639 – Roma, 2 aprile 1709).
Gaulli, dopo aver perso tutti i familiari nella peste che infierisce a Genova nel 1657, si reca a Roma dove, grazie all’appoggio dell’ambasciatore genovese Agostino Franzoni, si trattiene per breve tempo nella bottega di un “pittore franzese” (secondo il biografo Pascoli) che potrebbe essere Guillaume Courtois, detto il Borgognone, o Francesco Maria Borzone, a lungo attivo in Francia. A Roma conosce Gian Lorenzo Bernini, che veglierà costantemente sull’ascesa professionale del Gaulli. E lui, intorno al 1666, esegue un ritratto, dello scultore che è andato perduto.

Torniamo all’Oratorio di Nostra Signora del Rosario di Loano, anche chiamato Oratorio dei Turchini. Esso presenta la particolarità di avere due campanili: uno, il proprio, sopra il presbiterio, mentre quello slanciato e laterale serve da torre campanaria per la chiesa di San Giovanni Battista, che ne è priva. Nell’unica cappella laterale, in una nicchia, è posizionato il gruppo ligneo raffigurante la “Visitazione della Beata Vergine Maria” portato in processione durante la festività della Visitazione (2 luglio).
All’interno si trovano diversi crocefissi processionali, tra cui uno con statua del Cristo di colore nero, di notevoli dimensioni
L’organo di N.S. del Rosario (o delle Cappe Turchine) è un pregevole esemplare della scuola organaria toscana del XIX secolo. È stato infatti costruito dall’organaro pistoiese Nicomede Agati nel 1850 e porta il numero d’opus 381. Dispone di una tastiera di 50 tasti in bosso ed ebano con estensione Do1 – Fa5 con prima ottava corta. La pedaliera a leggio conta 12 pedali con ambito Do1 – Si1 più quattro pedali per Do#, Mib, Fa# e Sol#. Tre pedali posti di seguito azionano rispettivamente il Cappello Chinese, la Grancassa col Sistro e il Timpano. Un ulteriore pedaletto aziona il Passeraio.
Chi erano i Turchini? Erano i fanciulli e gli orfani ospitati nell’antico orfanotrofio e poi conservatorio musicale di Santa Maria della Pietà a Napoli, così chiamati per via del colore blu turchino delle loro vesti.
Tutto nasce intorno la Congregazione napoletana dei Bianchi dell’Oratorio, che sottrae dalla strada alcuni fanciulli abbandonati nei pressi della chiesa di Santa Maria Incoronata a rua Catalana. All’allargarsi della comunità, l’opera si trasferisce in via Medina e fonda, accanto all’orfanotrofio, la chiesa e l’annesso conservatorio. I ragazzi assistiti dalla istituzione a favore dei minori indossano una sottana o una zimarra e una berretta di colore turchino.
L’istituto diventa famoso in tutta Europa come una delle grandi scuole di musica napoletana tra il Seicento e il Settecento, dove venivano educati i giovani. Qui si formano alcuni tra i più importanti musicisti napoletani, come Alessandro Scarlatti, Gian Battista Pergolesi e Giovanni Paisiello.
Nel 1808 i conservatori napoletani vengono unificati e trasferiti nell’ex convento di San Sebastiano, per essere poi spostati nel 1826 a San Pietro a Maiella.
Oggi la Fondazione Pietà de’ Turchini è un importante centro di musica antica con sede a Napoli, che promuove e valorizza il patrimonio musicale e teatrale dei secoli XVI – XVIII.
Ezio Marinoni
