In Italia stiamo vivendo un periodo di forte preoccupazione per quanto riguarda i costi dei trasporti ed i costi dell’energia sempre in rialzo: petrolio e gas ai massimi.
di Carlo Garnero
Si è cominciato a parlare di indipendenza energetica, si è rispolverato il nucleare come se fosse una panacea, e molti, in buona fede lo pensano veramente.
Vorrei focalizzare alcuni punti chiave della strategia energetica per il prossimo decennio (cfr. Piano Nazionale Integrato per l’Energia e Il Clima – PNIEC 2024-) e fare un po’ di chiarezza ove fosse necessario sulle diverse fonti energetiche disponibili.
Il dibattito sull’energia in Italia contrappone due visioni strategiche del mix energetico nazionale: da un lato chi sostiene una transizione basata esclusivamente su fonti rinnovabili, accumuli e idrogeno verde, e dall’altro chi promuove un approccio integrato che includa il nucleare di nuova generazione (SMR/AMR) come fonte programmabile di base.
A distanza dai referendum del 1987 e del 2011, la discussione è tornata centrale nei piani energetici (come il PNIEC 2024 e le recenti iniziative legislative) per diversi fattori tecnici ed economici:
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La sfida della programmabilità: Sole e vento sono fonti abbondanti e a costo variabile quasi nullo, ma soffrono di intermittenza (mancanza di produzione notturna per il fotovoltaico e periodi di calma di vento).
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Limiti dei sistemi di accumulo: Le batterie di grande scala e i pompaggi idroelettrici sono fondamentali, ma al momento coprono esigenze di poche ore o giorni. Gestire prolungati periodi di bassa produzione con soli accumuli richiede investimenti infrastrutturali ingenti.
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I reattori modulari (SMR –Small Modular Reactor- , LFR -Lead-cooled Fast Reactor- /AMR –Advanced Modular Reactor- ed i MMR -Micro Modular Reactor- ): Rispetto alle grandi centrali tradizionali di III generazione EPR (European Pressurized Reactor), l’attenzione si è spostata su reattori di piccola taglia (SMR) modulari (ma sempre di terza generazione cioè con produzione di scorie radioattive che decadono in centinaia di migliaia di anni) e reattori veloci di IV generazione (questi sì a basso impatto ambientale) raffreddati a piombo LFR (come i progetti sviluppati da filiere italo-europee). L’obiettivo di questi sistemi di IV generazione, ancora in fase di studio, è di consumare scorie e attinidi minori (cioè gli scarti dei reattori di III generazione), riducendo significativamente sia il volume dei rifiuti radioattivi che i tempi di costruzione e soprattutto il tempo di decadimento delle scorie residue (300 anni cioè siamo sulla scala umana 4-5 generazioni).
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Indipendenza e sicurezza della catena di fornitura: Sebbene l’uranio sia d’importazione, la sua elevatissima densità energetica consente di stoccare scorte di combustibile per anni all’interno del Paese. Di contro, la filiera del solare e delle batterie dipende attualmente in larga misura da materie prime e componentistica cinesi.
Chiariamo quindi subito che, come indicato nel PNIEC 2024, questi reattori nucleari di nuova generazione (IV) sono ancora allo studio e non esiste in pratica oggi la possibilità di sfruttare questa tecnologia se non, se andrà bene, tra una decina di anni. Quindi parlare oggi di risolvere un problema energetico contingente (risolvere la dipendenza dal GAS e dal Petrolio) con il nucleare vorrebbe dire realizzare reattori ancora di III generazione (benché modulari) con produzione di scorie altamente radioattive da gestire. E noi sappiamo bene che in Italia sono decine d’anni che ancora si deve decidere in quali siti depositare le scorie radioattive prodotte dalle centrali di Trino V.se , di Caorso, di Latina e di Sessa Aurunca perché tutti concordiamo sul fatto che le scorie altamente radioattive devono essere conservate in sicurezza purché, come dicono gli inglesi, “not in my garden”.
I reattori veloci di IV generazione, in particolare quelli raffreddati a piombo (LFR) o a sodio (SFR) gestiti a ciclo chiuso del combustibile, trasformano la natura della gestione dei rifiuti radioattivi.
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Parametro |
Reattori Tradizionali (III Gen) |
Reattori IV Gen (Ciclo Chiuso / Trasmutazione) |
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Componente critica prodotta |
Attinidi Minori (Nettunio, Americio, Curio) e Plutonio. |
Principalmente Prodotti di Fissione (Cesio, Stronzio, ecc.). |
| Tempo di decadimento |
100.000 – 300.000 anni (prima che la tossicità torni al livello dell’uranio naturale). |
300 – 500 anni (livello di radiotossicità trascurabile). |
| Volume finale da stoccare |
100% del combustibile esausto (senza riprocessamento) o grandi volumi cementati/vetrificati. |
Ridotto dell’80% – 95% in termini di ingombro e densità radiotossica a lungo termine. |
| Destinazione del combustibile esausto |
Depositi geologici di profondità per tempi geologici. |
Depositi di superficie o di media profondità gestiti su scala umana. |
I reattori di IV generazione non eliminano del tutto la necessità di un deposito definitivo, ma ne stravolgono la scala e la complessità:
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Sulla gestione temporale: Monitorare una struttura per 300 anni (equivalenti a circa 4-5 generazioni umane) è un problema di ingegneria civile affrontabile, rispetto all’impossibilità di pianificare l’integrità geologica per 100.000 anni.
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Sullo spazio necessario: Poiché le scorie residue generano calore per un tempo nettamente inferiore, i contenitori di decadimento possono essere posizionati molto più vicini tra loro, riducendo l’impronta territoriale del deposito geologico fino al 90%.
Riassumendo: il nucleare di IV generazione NON è scevro di complessità ma è sicuramente più umanamente gestibile rispetto al passato. Ovviamente quando sarà stato sviluppato, testato in impianti pilota, e gestito in sicurezza. E purtroppo ben sappiamo quali siano in Italia i problemi legati alla sicurezza e alla manutenzione preventiva (il ponte di Genova è una prova inconfutabile di come gli interessi delle società di gestione possano compromettere l’integrità delle strutture con buona pace delle 43 vittime inconsapevoli)
Ma tornando a ragionare sulla dipendenza dell’Italia dalle diverse fonti energetiche (fonte Terna) anno 2025
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Quota globale di Fonti Energetiche Rinnovabili (FER): Le rinnovabili nazionali coprono complessivamente circa il 41% – 43% dei consumi elettrici totali (pari a oltre il 45% se si considera la sola produzione netta nazionale escludendo le importazioni).
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Dipendenza dal Gas Naturale e dall’Estero: Il Gas Naturale e l’energia importata attraverso le connessioni di rete estere coprono ancora quasi il 60% del fabbisogno nazionale complessivo, evidenziando il ruolo residuo delle fonti programmabili fossili nelle ore in cui le fonti rinnovabili non sono disponibili.
Per raggiungere i traguardi della transizione energetica e le direttive europee (Fit for 55 e REPowerEU), l’Italia ha aggiornato il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), fissando obiettivi sfidanti per la fine del decennio.
Confronto: Mix Elettrico Attuale vs. Target PNIEC 2030
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Parametro / Fonte |
Situazione Attuale (~2025/2026) |
Obiettivo PNIEC al 2030 |
Scostamento da Colmare |
| Copertura Elettrica da Rinnovabili |
~41% – 43% |
65% |
+22 – 24 punti % |
| Fotovoltaico (Capacità Installata) |
~35 – 37 GW |
80 GW |
+43 – 45 GW |
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Eolico (Capacità Installata) |
~12 – 13 GW |
28 GW |
+15 – 16 GW |
| Sistemi di Accumulo (BESS – Battery Energy Storage Systems + Pompaggi) |
~7 – 9 GW |
22.5 GW / 71 GWh |
~3x la capacità attuale |
| Carbone (Produzione Elettrica) |
~2% – 3% |
0% (Phase-out) |
Dismissione completa |
Le ragioni di chi spinge per il 100% Rinnovabili
I sostenitori di una transizione fondata unicamente su sole, vento e idrogeno evidenziano criticità concrete del modello nucleare:
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Tempi di realizzazione e costi d’impatto: Anche con l’adozione di reattori nucleari SMR modularizzati, i tempi per definire il quadro normativo, autorizzativo, la scelta dei siti e la costruzione industriale superano spesso i 10–15 anni.
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Costo dell’energia (LCOE – Levelized Cost of Energy): Il costo livellato dell’energia prodotta da solare ed eolico (anche offshore) è crollato negli ultimi anni. Investire ingenti capitali pubblici o privati nel nucleare potrebbe drenare risorse dalle rinnovabili, la cui installazione è invece immediata.
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Progetti Eolici Offshore ed Idrogeno Verde: Iniziative come i parchi eolici galleggianti nell’Adriatico (al largo della Puglia) abbinati a distretti di produzione dell’idrogeno (Puglia Green Hydrogen Valley) dimostrano come sia possibile convertire l’eccesso di energia rinnovabile diurna/stagionale in idrogeno per decarbonizzare l’industria pesante.
Sebbene tutto ciò si scontri con i limiti e le potenzialità delle risorse nazionali
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Risorsa |
Punti di forza |
Limiti strutturali |
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Solare ed Eolico |
Risorsa gratuita, installazione rapida, zero emissioni operative. |
Intermittenza diurna e stagionale; occupazione del suolo/specchi acquei e necessità di rinforzi di rete (es. Tyrrhenian Link). (*) |
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Idroelettrico e Pompaggi |
Ottima risposta ai picchi, accumulo naturale di energia. |
Risorsa ormai saturata sul territorio; vulnerabile ai periodi di siccità e al cambiamento climatico. |
| Eolico Offshore + H2 |
Vento costante e prolungato in mare aperto (es. Canale d’Otranto e Adriatico). |
Elevati costi di connessione, complessità delle piattaforme galleggianti e perdite di efficienza nel ciclo dell’idrogeno. |
| Nucleare (SMR / IV Gen) |
Produzione continua 24/7 su impronta di suolo ridotta, stabilità di rete. |
Costi iniziali elevati, tempi pluriennali, dipendenza da combustibile estero e gestione delle scorie residue. |
(*) Il Tyrrhenian Link consiste nella realizzazione da parte di Terna di due linee elettriche sottomarine, concepite per stabilire un collegamento tra la Sardegna e la Sicilia (tratta Ovest) e la Sicilia e la Campania (tratta Est) con una capacità di trasporto di 1000 MW in corrente continua per ciascuna tratta riducendo drasticamente le perdite di trasporto di energia elettrica rispetto alle tradizionali linee a corrente alternata
Sintesi del confronto strategico
L’orientamento espresso da gran parte della comunità tecnica ed energetica internazionale (inclusa la pianificazione del PNIEC) non vede rinnovabili e nucleare come soluzioni mutuamente esclusive, bensì come tecnologie complementari:
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Il percorso a breve-medio termine (2026–2035): L’Italia punta ad accelerare al massimo su fotovoltaico, eolico (onshore e offshore), idroelettrico, accumuli a batteria e rafforzamento della rete nazionale.
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La prospettiva a lungo termine (2035–2050): Se l’obiettivo è la totale neutralità carbonica senza fare affidamento sui combustibili fossili (come il gas naturale con cattura di CO₂), il nucleare SMR/AMR viene valutato come un’opzione per fornire la copertura della quota di carico di base permanente, riducendo l’over-dimensionamento complessivo della rete di accumulo.
Ma veniamo al punto critico del ragionamento: l’Idrogeno Verde come “Nuovo Petrolio”
L’idrogeno verde, prodotto tramite elettrolisi dell’acqua alimentata da solare ed eolico, è oggi considerato l’elemento chiave per accumulare l’energia stagionale e decarbonizzare i settori cosiddetti Hard-to-Abate quali acciaierie, chimica, raffinerie, trasporti pesanti, …
I Vantaggi Strategici
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Stoccaggio a lungo termine: A differenza delle batterie, adatte per accumuli giornalieri, l’idrogeno può essere stoccato per mesi in caverne saline o depositi sotterranei esauriti, fungendo da riserva strategica nazionale.
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Sfruttamento delle infrastrutture esistenti: Può essere miscelato (blending) nella rete di trasporto del gas naturale o trasportato via idrogenodotti dedicati (come il progetto europeo SoutH2 Corridor, che collegherà il Nord Africa all’Italia e alla Germania.
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Zero emissioni e indipendenza: Prodotto in Italia da sole e vento, azzera la dipendenza da Paesi terzi per il combustibile (qualsiasi combustibile che non abbiamo come ad es. l’uranio).
Gli Ostacoli Economici e Rendimenti- Il vero motivo per cui l’idrogeno verde viene integrato con cautela nei piani elettrici risiede nel rendimento della catena energetica (round-trip efficiency): Energia Rinnovabile -> Elettrolisi -> Idrogeno -> Compressione/Trasporto -> Riconversione in Elettricità via Turbina/Fuel Cell
A causa di questa catena di conversione, per ottenere 1 kWh di energia elettrica da idrogeno verde di notte, occorre produrre circa 2.5–3 kWh di energia rinnovabile di giorno. Questo richiede un sovra-dimensionamento enorme dei parchi eolici e fotovoltaici.
A questo punto può essere introdotta una nuova prospettiva per gestire la transizione energetica
La Visione Integrata: Idrogeno per l’Industria, SMR per la Rete- L’ipotesi di ripartire i ruoli in modo specializzato — idrogeno come vettore di accumulo e carburante industriale, con i minireattori (SMR/AMR di IV generazione) dedicati ad applicazioni strategiche — è al centro di molti studi di settore.
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Idrogeno Verde: Ideale per sostituire il gas nei processi industriali ad alta temperatura e per coprire i picchi di richiesta stagionale o prolungati periodi di bonaccia solare/eolica.
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Minireattori (SMR/AMR): Anziché per la sola rete elettrica generale, l’impiego dei reattori veloci al piombo può essere mirato a:
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Produzione combinata di calore ed elettricità (Cogenerazione): Fornire vapore ad alta temperatura direttamente ai distretti industriali senza perdite di conversione.
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Alimentazione continua di elettrolizzatori: Far funzionare gli impianti di idrogeno 24/7 ad altissima efficienza.
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Infrastrutture critiche: Servire basi militari, porti, data center e sistemi di desalinizzazione dell’acqua.
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E su queste 2 ultime infrastrutture energivore vale la pena di spendere ancora due parole:
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DataCenter cioè il cuore della rivoluzione tecnologica che stiamo oggi vivendo o per meglio dire subendo stante la pressochè totale arretratezza dell’Europa sull’intelligenza artificiale e
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Desalinizzazione dell’acqua dove siamo leader al mondo nella costruzione di questi impianti ma non ne installiamo in Italia dove sempre più la siccità avanza.
Vorrei chiudere questa breve dissertazione sui reali problemi che il Paese deve affrontare e sintetizzare una
Prospettiva 2035–2050
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Dirottare la maggior parte degli investimenti verso la filiera Rinnovabili + Elettrolisi + Idrogeno cosa che consente di accelerare l’indipendenza energetica sfruttando le risorse naturali dell’Italia.
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Al contempo, destinare una quota di ricerca e sviluppo ai minireattori autoestinguenti di IV generazione che permette di disporre di una tecnologia di supporto per utilizzi ad alta densità energetica, evitando che l’intero sistema elettrico debba sostenere i costi dell’infrastruttura di riconversione dell’idrogeno su piccolissima e grandissima scala.
Quindi non mi resta che augurare Buon Lavoro a tutte quelle forze politiche che dovrebbero lavorare nell’interesse del Paese o Nazione che dir si voglia.
Carlo Garnero
