Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Pietra Ligure, pensieri e considerazioni “caso spiagge” e concessionari


Non c’è da meravigliarsi o stupirsi. Non solo a Pietra Ligure. In molte altre realtà rivierasche italiane di mare&bagni, stabilimenti balneari, come documentano le cronaca dei media, le nuove concessioni o i rinvii hanno avuto risvolti. Ora accesi con strascichi di polemiche, oppure ricorsi al TAR di esclusi che non è finora successo a Pietra. Polemiche e mozioni consiliari sì.

Ci sono alcune situazioni che hanno suscitato interrogativi. Se fossimo un quotidiano on line, come altri presenti nella nostra provincia, sarebbe utile approfondire, con visure alla Camera di Commercio. Affidarci a commercialisti e gente del mestiere che sa leggere ed interpretare le dinamiche societarie. Visionare date e bilanci.

Trucioli.it è un piccolo blog, della Liguria e del Basso Piemonte, scritto unicamente da volontari, nei limiti umani e professionali. Forse unici ‘affetti’ dalla libera informazione. Tutti i collaboratori, molti in pensione, sono laureati nelle più disparate Facoltà.

Sul ‘caso Pietra‘ appare doveroso un ulteriore approfondimento che rinviamo al prossimo numero con l’auspicio della collaborazione (e trasparenza) degli interlocutori.

Sembra che per le spiagge “Bagni Lido” e “Bagni Gino,  ‘vinte’ da due società che hanno soppiantato i vecchi concessionari, facciano parte di una rete di interessi e di società. Un ‘filo rosso’ per “Fondocasa”? All’intero di una pagina del Secolo XIX-Savona, eccezionalmente scritta del capo redazione e del suo vice, proprio il colosso ligure-savonese ‘Fondocasa’ ha categoricamente escluso presunti tentagli diretti e indiretti. Nella ‘giostra’ non manca un esercizio alberghiero di 4 stelle sul lungomare di Pietra e che da lustro alla città.

Non viene comunque citato, né interpellato (?) chi siede al vertice della Spa: il Presidente Alessandro Pollero, residente a Borgio Verezzi. Nel 1988 nasce Fondocasa. Oggi, l’azienda si posiziona come leader nel settore del real estate.  La presentazioni sul web:”Con il terzo millennio, per rispondere alle crescenti esigenze del mercato immobiliare e creditizio, Fondocasa si propone di consolidare e rafforzare la propria leadership sul territorio nazionale. Con oltre 500 consulenti, oggi Fondocasa è un network immobiliare unico nel suo genere capace di presentare un nuovo e innovativo modello di business che unisce tre diverse competenze: immobiliare, creditizio e assicurativo. Tra le acquisizione in quel di Pietra Ligure  l’ex Hotel Capri  “che cambia pelle con la rigenerazione a pochi passi dal mare”

Quali le spiagge che sarebbe utile “attenzionare con approfondimenti giornalistici “? Peccato ci sia da escludere la ‘scuola di giornalismo‘ seguita dal popolare editore pietrese di IVG.it che presta grande attenzione al ramo pubblicità, ovvero introiti necessari per gli stipendi dei dipendenti e la ‘salute’ dei bilanci di fine anno.

Eccole. I bagni “Villa Paolina ponente” e “Villa Paolina levante”. In concessione ad Altamura, legale rappresentante della società “GMH srl” con sede a Vermezzo Con Zelo (Mi), acquistate dalle suore di villa Paolina. Interrogando l’Intelligenza artificiale si legge. “La figura di Altamura (noto storicamente come “Pippo” o “da Umberto”) Bagni Villa Paolina da Umberto è riconducibile al gestore di lungo corso degli omonimi stabilimenti balneari Bagni Villa Paolina da Umberto,Bagni Villa Paolina di Ponente. Vedi Tripadvisor.” C’è confusione nelle sequenza della lettura? Ci sono errori che è utile correggere?

Per la spiaggia “villa Paolina ponente” gareggiava la sola “GMH srl”  aggiudicataria.

Per la spiaggia “villa Paolina levante” molto più ampia, erano tre i contendenti.  Aggiudicata alla società “R.A.F. beach” di Ferrara Luciano. Quest’ultimo era bagnino di Altamura? Pare proprio di sì. E ancora, c’è chi ipotizza che società sia solo  “veicolo” del vecchio concessionario. Curiosamente (?) il bando prevedeva che se la stessa persona avesse partecipato a due o più gare per spiagge diverse, sarebbe stato esclusa dalle gare stesse.

I bagni “villa Paolina levante con i  “villa Paolina ponente” sono stati entrambi riaffidati in concessione provvisoria al vecchio concessionario, in attesa degli esiti del bando stesso, che ora si troverebbe a ri-gestire le due spiagge. Cosa che, ripetiamo, sarebbe vietata dal bando attuale.

E ancora. I bagni “villa Paolina levante” sono stati ri-allestiti dopo la metà del corrente mese (avrebbero dovuto esserlo il 1⁰ Giugno ?). Il ritardo avrebbe potuto essere giustificato con una richiesta di rinvio per motivi gravi (morte, malattia, estero, ecc.), ma la motivazione addotta è stata: “problemi organizzativi”.  Una formula generica, vuol dire tutto e niente. Almeno vista sul fronte giornalistico.

Non diciamo nulla di inedito se, ascoltando voci dello stesso ambiente balneare, c’è chi sostiene che “...tale spiaggia per la stagione estiva 2026 avrebbe dovuto essere libera oppure non dello stesso soggetto che ne conduce già un’altra”. Anche in questo caso ci ripromettiamo di approfondire, chiarire, ascoltando anche la voce di chi può parlare da parte in causa.

Ci rivolgeremo pure all’assessore al Demanio, il geologo Francesco Amandola figura di spicco del Partito Democratico (PD) nel savonese, con una lunga carriera sia professionale che politica. Il papà Tommaso è stato ai vertici del Psi locale e provinciale negli anni più turbolenti e difficili nel partito durante la deleteria ‘stagione Teardo‘.

Ben 15 arresti e 12 condanne fino alla Cassazione, non pare superfluo ricordare che Tommaso Amandola, tra l’altro pubblico amministratore nella sua città, più volte interrogato come testimone non è mai stato coinvolto con avvisi di reato.

E il decano cronista di giudiziaria che scrive queste righe rimane l’ultimo giornalista che ha seguito l’esordio dell’inchiesta fino alla Cassazione, oltre alla ‘Teardo bis‘ (archiviata). Un ‘terremoto’ che ha sconvolto la Liguria. Precedette l’inchiesta ‘Mani Pulite‘ di Milano che segnò anche la fine della Prima Repubblica.

Al ‘clan Teardo‘ (abita ad Albisola capo affetto da cecità) le contestazioni mosse (citiamo le più gravi): associazione a delinquere tra pubblici ufficiali, mentre decadde già in primo grado l’associazione mafiosa per via di alcuni attentati a imprese. Concussione, corruzione, abuso d’ufficio. E’ in vita, sempre lucido, il decano degli avvocati savonesi, Renzo Brunetti, che ha conservato le copie, migliaia e miglia, volumi, degli atti processuali. Fece scalpore la notizia che accettò di rinchiudersi una o più notti nel Palazzo di Giustizia proprio per acquisire tutta la documentazione giudiziaria.

Nello ‘scandalo Teardo’ all’epoca presidente della Regione Liguria tra i condannati anche il Presidente della Provincia, il presidente dell’Istituto Case Popolari della provincia di Savona, sindaci, liberi professionisti, assessori- la somma delle tangenti superava i 19 miliardi di lire. I titolari delle maggiori imprese interessate ad appalti pubblici, in qualche caso licenze edilizie, sostenevano e denunciavano, solo a posteriori, di aver subito estorsioni e minacce, indotti a pagare. Tutti si sono costituiti parte civile, compresi enti locali. La difesa degli imputati principali invocava l’assoluzione dei reati più gravi in quanto non si trattava di tangenti ed estorsioni, corruzione, bensì finanziamento al partito.

L’indagine sui movimenti bancari tuttavia non hanno sciolto un interrogativo. Il denaro ‘sporco‘ sarebbe finito, in parte, anche al Psi di Craxi, oppure ad un esponente del partito ai massimi livelli? Di quale corrente? Come non fu possibile sapere chi ‘impose’ la candidatura di Teardo al parlamento a meno di un mese dagli arresti (giugno 1983) e con l’inchiesta che si protraeva dall’autunno 1980 dopo due esposti del massone pentito (loggia di Imperia), Renzo Bailini, all’epoca collaboratore de Il Lavoro per il ponente savonese, la famiglia gestiva un albergo a Borghetto S. Spirito. Trasferitosi a Milano denunciò presunte azioni persecutorie.

Nonostante il clamore dell’inchiesta e delle manette, il candidato ottenne oltre 7 mila voti. Si sussurrava che dalle intercettazioni sarebbe emerso che, se eletto, poteva contare sulla ‘promozione’ a sottosegretario del governo. Si aggiunga che il dossier finì anche Commissione Antimafia del Senato, oltre a quella sulla P2 risultanto inoltre iscritto nel corso degli anni in due logge savonesi di diversa obbedienza. Il Secolo XIX pubblicò l’elenco di tutti i massoni iscritti in provincia di  Savona, in successione in provincia di Imperia e diversi nomi del levante Ligure.

Nel nostro umile ‘mestiere’ non sono mancati giorni assai difficili. Nell’ambito di una querela per diffamazione, conclusasi con l’assoluzione in tre gradi di giudizio (una condanna pecuniaria prescritta per atti coperti dal segreto istruttorio), Alberto Teardo e il coimputato ‘cassiere del clan’ Leo Capello, socialista, albergatore di Spotorno, nella costituzione di parte civile,  con richiesta danni morali e materiale, richiesero miliardo e mezzo lire, chiamando pure in causa l’editore e  il direttore responsabile del Secolo XIX.

Ovviamente somma che pesava sull’editore e sull’assicurazione, con gli onorari dei due difensori. Il mitico ‘maestro del foro genovese‘, penalista Ernesto Monteverde che si accontentava, da anni, per amore al giornale e alla famiglia Perrone, solo delle spese vive sostenute. Il secondo, l’avvocato genovese, ancora in vita, Romano Raimondo, penalista nei maggiori processi genovesi e liguri con imputati ‘illustri’ per le loro attività.

Luciano Corrado 

 

 

 

 


L.Corrado

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