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Genova 27 giugno 1524, muore Ettore Vernazza il più benefico del suo tempo. L’Ospedale degli Incurabili è nel solco di S. Caterina Fieschi


Ettore Vernazza: a Genova, una via ricorda il suo nome, e non rende giustizia alla tante benemerenze e opere di bene prodotte in una intensa vita di carità.

di Ezio Marinoni

Ettore Vernazza (Genova, 1470 circa – 27 giugno 1524) è stato un notaio e filantropo italiano, ricordato dallo storico Federico Donaver come «l’uomo più benefico del suo tempo»

Seguendo le tracce delle opere, scomparse e ancora presenti, magari trasformate come l’ospedale di Pammatone, nella zona di Portoria, si può entrare  nel clima di quel Quattrocento e Cinquecento genovese che non è poi così lontano dai nostri tempi travagliati.

Ettore Vernazza nasce a Genova intorno al 1470, dal notaio Pietro Vernazza e da Battistina Spinola.

Nel 1461 il padre è cancelliere della Repubblica, tra il 1466 e il 1475 scriba curiae.

Indirizzato fin da giovane verso la professione notarile, sappiamo poco della sua giovinezza, del periodo di formazione e degli incarichi lavorativi che precedono il suo operato in favore dell’opera del “Divino Amore”: un’esperienza totalizzante, documentata a partire dagli ultimi anni del secolo XV, intorno alla quale si sviluppa il suo intero profilo biografico.

Probabilmente nel 1496 sposa Bartolomea Risso, dalla quale ha tre figlie, Tommasa, Catetta e Ginevrina, tutte diventeranno suore: Tommasa entra in clausura all’età di 13 anni con il nome di Battista, Catetta assume il nome di Daniela e Ginevrina quello di Maria Arcangela.

In una lettera del 1581, Battista ricorda la personalità del padre, le sue attività e il suo ruolo nell’educazione delle figlie: ne risulta l’immagine di un uomo devoto, intenzionato a orientare verso le iniziative caritative i membri della famiglia.

Sul finire del Quattrocento, durante una epidemia, Vernazza conosce Caterina Fieschi, nobildonna di intensa spiritualità, che si sta dedicando all’assistenza degli ammalati dell’ospedale genovese del Pammatone, dove si è trasferita, della quale ho tracciato una biografia l’11 settembre 2025 (Trucioli Anno 14 N. 5): https://trucioli.it/2025/09/11/15-settembre-e-santa-caterina-da-genova-della-famiglia-fieschi-in-sposa-ad-adorno/

Vernazza guadagna subito il favore di Caterina Fieschi, entra a far parte del cenacolo dei suoi fedelissimi, religiosi e laici, diventa in breve tempo il suo “dolce figliolo”. In questo contesto nasce il Divino Amore di Genova, da lui istituito nel 1497 sul modello delle confraternite medioevali: è una associazione di chierici e laici dedita ad attività di apostolato nei confronti di poveri, malati e infermi, espressione di una carità devota e segreta vissuta al riparo delle istituzioni. I membri, oltre alla lettura delle Scritture e alla frequenza ai Sacramenti, sono dediti a pratiche di pietà. I laici sono in maggioranza e il Divino Amore si struttura come un luogo dove i membri della nobiltà e dell’emergente borghesia possono realizzare il desiderio di perfezione e salvezza.  Appartiene al primo nucleo di sodali una schiera di notai: insieme al fondatore si occupano di redigere gli atti necessari alla raccolta dei finanziamenti per la confraternita e alla fondazione di nuovi istituzioni caritative.

Con la creazione del Divino Amore, Vernazza indirizza il rinnovamento spirituale di cui si rende promotore e creare una riforma della carità della quale trarranno vantaggio i bisognosi e i «iuvenes» genovesi; il misticismo della Fieschi rappresenta il suo modello spirituale.

Tra il 1499 e il 1500 Vernazza patrocina la fondazione di un Ospedale (o Ridotto) degli Incurabili genovese, dove la pietà si salda con interessi collettivi, di sanità e di ordine pubblico. Fonda anche la Compagnia del Mandiletto, dedita alla raccolta di offerte ed elemosine per i poveri.

Rimasto vedovo intorno al 1508, si ritira nel Ridotto degli Incurabili, dove trasferisce il suo studio notarile. Con le figlie in convento, medita di dedicarsi alla vita consacrata, come Canonico Regolare Lateranense, ma si persuade che lo stato laicale lo renda più libero di seguire opere di beneficenza.

Nel 1512 fa rogare dal collega Battista Strata un instrumentum locorum, manifesto programmatico delle attività che intende realizzare negli anni a venire, quando si dedicherà alla accoglienza con la costruzione di opere pie. Nel documento vi è un paragrafo dedicato alla formazione dei medici, insieme a indicazioni per l’istituzione di un legato per l’insegnamento della teologia e della filosofia, per istruire i «iuvenes» notai e giuristi; questo documento è considerato tra gli atti fondativi dello Studium Generale di Genova e fa pensare a Vernazza come a un umanista del tempo.

La morte di Caterina Fieschi, avvenuta nel 1510, spinge il notaio a chiedere alla S. Sede il riconoscimento degli statuti del Divino Amore, per ampliarne i confini, durante il pontificato di Papa Giulio II.

Il viaggio di Vernazza a Roma avviene tra il 1514 e il 1515, con il sostegno dell’Arcivescovo di Salerno, il genovese Mons. Federico Fregoso, e la protezione del Cardinale Bandinello Sauli. Vernazza ha qui l’idea di fondare la sede romana della confraternita, che si riunisce nell’oratorio della chiesa di S. Dorotea in Trastevere. Tra i confratelli della prima generazione ci sono Marcantonio Flaminio, vicino a Stefano Sauli, fratello del cardinale anfitrione di Vernazza, e Gaetano Thiene (futuro santo).

Genova via Vernazza

La realtà romana è più complessa di quella genovese, emergono complicazioni di vario genere, intrighi politici coinvolgono i promotori. Nel 1517, la scoperta della congiura contro Papa Leone X, nella quale è coinvolto Bandinello Sauli, costringe Vernazza a lasciare la guida dell’oratorio e a farsi sostituire dal chierico bresciano Bartolomeo Stella, che ha guadagnato la sua fiducia; tra le sue carte sono state ritrovate le bozze degli statuti della confraternita romana e un elenco dei membri datato 1524.

Il 7 novembre 1517 Vernazza è a Genova, dove redige il suo testamento, con lasciti in favore di istituti assistenziali e luoghi pii, la quota legittima per le figlie e obbligazioni in favore delle opere di carità da lui istituite. Egli intende lasciare tutti i suoi restanti beni al Ridotto genovese degli Incurabili, per il sostentamento dell’ospedale e per la costruzione di una chiesa per la struttura.

Nel 1518 si reca a Napoli dove, l’anno successivo e con la collaborazione del canonico regolare lateranense Callisto Fornari, riforma la Compagnia dei Bianchi che si occupa dell’assistenza ai condannati a morte. Il modello è sempre quello genovese, come dimostra l’aggregazione alla compagnia di un Ospedale degli Incurabili e, successivamente, di un pio luogo per le convertite.

Nel 1520, su indicazione di Vernazza, Bartolomeo Stella ritorna a Brescia per fondare una congregazione simile al Divino Amore e un Ospedale degli Incurabili a essa associato.

Come scrive la figlia Battista, «l’ospedale degli Incurabili non ha se non diece milia lire d’entrata et ne spendono vintisei» (Alfredo Bianconi, L’opera delle compagnie del Divino Amore nella riforma cattolica, p. 70) e i debiti vengono sanati attraverso appalti e indulgenze, che nei primi Anni Venti attirano le critiche del potente Gian Pietro Carafa. Nel 1524, in polemica con gli altri confratelli, Carafa abbandonerà il Divino Amore e insieme con altri fuoriusciti, tra i quali Thiene, fonda l’istituto di vita consacrata dei Teatini, il primo ordine di chierici regolari.

Nel frattempo, nel 1521 Vernazza torna definitivamente a Genova; negli ultimi anni della sua vita si occupa della costruzione del lazzaretto per la cura e il ricovero degli appestati.

Muore nella sua stanza del Ridotto degli Incurabili il 27 giugno 1524, durante l’epidemia di peste che colpisce la città.

Ezio Marinoni

Bibliografia

Alfredo BianconiL’opera delle compagnie del Divino Amore nella riforma cattolica, Città di Castello, 1914.


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