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Ahimé o meglio: ahinoi! “Acque pubbliche savonesi”. Pietra rinuncia ai periti del Tribunale con possibili conseguenze sui cittadini 2 / Assegnazione spiagge finora tra “morti e feriti”


Due eventi che peseranno sulla vita di Pietra Ligure: l’accettazione della fusione di Servizi Ambientali in Acque Pubbliche savonesi e l’assegnazione delle spiagge private. Ahimé o meglio:…Ahinoi!

di Mario Carrara*

La FUSIONE tra Acque pubbliche Savonesi ScpA, S.C.A e Servizi Ambientali:

Il Consiglio Comunale di Pietra Ligure ha dato la propria approvazione alla fusione di “Servizi Ambientali“, di cui è socio, e di S.C.A. di Alassio, nella nuova società “Acque pubbliche savonesi“. Società quest’ultima, che mantenendo inalterata, tale e quale, la denominazione, si trasforma, però, da S.C.P.A. (Società consortile per Azioni) in una S.R.L. (Società a responsabilità limitata).

Uno scenario che apre prospettive inquietanti (nel senso che non possono “lasciar quieti”) i cittadini. Ecco dei dati, tanto per capirci: oggi, il Comune di Pietra Ligure nella “Servizi Ambientali” ha una partecipazione dello 0,93%, su un capitale sociale di €.2.242.260. Partecipazione che nella nuova società passerà allo 0,26%, su un capitale sociale, però, ridotto a soli €.1.000.000.

Non sembra davvero un grande affare per Pietra Ligure, che passa da una partecipazione che era già “minima” ad una nuova che diventa: “inconsistente“” ed “irrilevante“.

Per di più, una partecipazione in una nuova società che, pur dovendo gestire tutto l’intero ciclo delle acque della stragrande parte della Provincia, vede ridotto il suo capitale sociale a solo €.1.000.000, rispetto, a quello di “Servizi Ambientali” che esercitava la propria attività su una parte soltanto (e neanche la più grande…) della stessa Provincia, disponendo di un capitale sociale di €.2.242.260.

Qui, sorge subito spontanea una conseguente domanda. Che fine ha fatto il milione e 242.260 euro di differenza tra il vecchio ed il nuovo capitale? C’erano dei debiti per i quali questa ingente somma è stata utilizzata a ripiano? Non si sa. Si dovrebbe dedurre che finisca nelle riserve del patrimonio netto della nuova società A.P.S. S.r.l.? E poi: com’è possibile che a garanzia della gestione delle acque di una parte soltanto del territorio provinciale occorresse e fosse disponibile una cifra che è molto più del doppio di quella che ora viene individuata per la nuova società che si occuperà della gestione delle acque di tutta la Provincia di Savona?

Non solo. Qui si tratta di una questione che riguarda non interessi “privati” fra due o più contraenti, bensì è una questione che concerne interessi “pubblici” diffusi, che coinvolgono decine di migliaia di persone, come utenti.

Come si può, quindi, con indifferenza, far approvare, nel testo della delibera del Consiglio di Pietra Ligure la rinuncia unilaterale all’esercizio di alcuni importanti “diritti” che il codice civile pone a tutela dei contraenti, specie in un caso delicato come questo?

A “che cosa” il Comune di Pietra Ligure, ha deliberato espressamente di “rinunciare?

Risposta: a molte “garanzie” che il codice civile mette a disposizione per chi sia in procinto di compiere un “passo” del genere.

Ad esempio, tra le più significative, la rinuncia alla situazione patrimoniale”, la rinuncia “alla relazione illustrativa e giustificativa, sotto il profilo giuridico ed economico, del progetto di fusione ed in particolare del rapporto concambio di cui all’art. 2501, c1 cod civ).

Ma, soprattutto, la rinuncia alla verifica di congruità del rapporto di concambio di cui all’art.2501, riconoscendosi come
adeguatamente determinato quello di cui alla relazione predisposta dai consulenti (
di parte) incaricati (in pratica: se è congruo, cioè corretto ed adeguato il valore delle azioni tra quelle che si possedevano nella vecchia società incorporata (la Servizi Ambientali) e quelle che vengono riassegnate (in questo caso “quote“) nella nuova società (la Acque pubbliche Savonesi).

Per tutte queste situazioni, c’è una relazione tecnica fatta dai periti di parte delle tre società in fusione che attesta la congruità.
Ma chi assicura che queste attestazioni siano corrette e prive di vizi giuridici, essendo “di parte”?

In casi complessi come questo si dovrebbe andare coi “piedi di piombo” e chiedere che l’attestazione sulla correttezza giuridica di tutta l’operazione fosse effettuata da periti super partes nominati dal Tribunale, proprio perché le conseguenze sono per tutti i cittadini/utenti della Provincia di Savona, ma, più in particolare per quelli che fino adesso lo sono stati della Servizi Ambientali. Infatti, con la fusione per incorporazione di “Servizi Ambientali” nella nuova SrL “Acque Pubbliche Savonesi” il detentore delle quote di maggioranza sarà proprio il Comune di Savona che riuscirà così ad imporre le sue determinazioni a tutti gli altri. Specie a quelli che, come Pietra Ligure, hanno accettato di vedere ulteriormente ridotto il loro “peso” nella nuova società, passando allo 0,26%, cioè a divenire pulviscolo dell’irrilevanza, pur conferendo alla nuova società che gestirà le acque, la materia prima in grande abbondanza, cioè l‘Acqua!

Fa specie leggere poi, dagli atti del Consiglio, che tutta questa operazione garantirebbe la realizzazione del collettamento di Pietra Ligure, della Val Maremola e Borgio Verezzi al depuratore di Borghetto S.Spirito. Opera che, nell’Aprile 2021 il CdA e l’Assemblea della “Servizi Ambientali” avevano valutato per un costo complessivo di 5 milioni di euro.

Tuttavia, opera mai fatta, nonostante, per finanziare lo stesso intervento, le Amministrazioni comunali, tra cui Pietra Ligure, abbiano autorizzato dal Gennaio del 2022 la “Servizi Ambientali” ad aumentare le tariffe del 53%!

Aumenti in bolletta che, per quella stessa finalità sono ancora in corso nonostante in questi 4 anni l’opera non sia stata realizzata.

Ora, si apprende dagli atti che il costo dell’opera è aumentato fino a ben 7 milioni e 200 mila euro! (Un aumento di 2.200.000 euro in 5 anni che sembra spropositato!).

Vedremo, dall’approfondimento della documentazione per cui chiederemo tutte le copie, come intendono finanziare effettivamente quest’impresa.

Quello che è certo è il fatto che, se nell’operazione della “‘fusione” tra le varie società verranno riscontrate delle irregolarità giuridiche e finanziarie, saranno i consiglieri della maggioranza a risponderne personalmente per aver essi voluto votare la rinuncia unilaterale alle garanzie che le attestazioni del Tribunale avrebbero potuto garantire e che la legge pur metteva a disposizione.

La questione dell’acqua, della depurazione e delle bollette si riapre adesso.

Le CONCESSIONI delle spiagge assegnate in esito al bando. L’altra notizia “fragrante” e rilevante riguarda l’assegnazione delle spiagge in esito al bando pubblico. Com’era da aspettarsi, oltre ai “tranquilli” per le spiagge per le quali c’erano solo le uniche domande dei concessionari “uscenti”, per quelle, invece, che andavano “in competizione” ci sono stati, ci si passi la frase paradossale, “morti e feriti“, ovviamente solo in senso metaforico.

Sono usciti di scena storici gestori di stabilimenti balneari
che esercitavano questa professione da anni.

C’era da aspettarselo, con un bando com’era quello di Pietra Ligure che si contraddistingueva per alcune peculiarità: era difficilissimo da interpretare; era costosissimo da sostenere; prevedeva tempi di concessione ventennali, cioè, “massimi“, che comportavano corrispondenti progetti molto impegnativi: sia tecnicamente, che finanziariamente, che giuridicamente; ciò conseguiva ancora la necessità dell’indispensabile assistenza di professionisti sia nel campo economico, che finanziario e tecnico; ma, pure, conteneva requisiti e norme che apparivano e appaiono in contrasto con lo stesso spirito della direttiva Bolkestein, alla quale il bando stesso si voleva, in teoria, ispirare.

Per restare a quest’ultima circostanza, basti ricordare l’esistenza di quella norma “ad excludendum“, fatta appositamente per limitare la partecipazione, che prevedeva la possibilità di presentare una sola offerta
di gara per un’unica spiaggia, a pena, se qualcuno l’avesse fatta per due o più spiagge, l’esclusione totale dalla gara.

E questa è una “penalità” eccessiva e sproporzionata, che pare andare contro proprio lo spirito della direttiva Bolkestein! Quest’ultima, lo ricordiamo, non è rivolta solo ad aprire al “mercato” anche il mondo delle concessioni balneari, bensì, ad aprirlo alla libera concorrenza tra liberi competitori economici. E “libera concorrenza” significa “la libertà di concorrere a conseguire tra più contendenti un risultato economico satisfattivo delle proprie ambizioni commerciali ed ottimale per la controparte”.

Che fondata ragione economica e giuridica sussisteva per impedire la possibilità di fare più domande di concessioni? Non avrebbe potuto il Comune, invece, consentirla, riservandosi, però, in caso di una pluralità di aggiudicazioni in capo allo stesso richiedente, di assegnarne una sola? Magari, quella giudicata con il progetto migliore o più conveniente? O quella arrivata prima al Protocollo? O quella che avesse scelto l’aggiudicatario stesso? O una estratta a sorte? Tanto per fare delle semplici ipotesi.

Ovviamente, per evitare che più domande avessero comportato per il richiedente impegni economici spropositati, si sarebbe potuto limitare la prestazione delle garanzie cauzionali e fideiussorie soltanto alla prima, cui le ulteriori domande si potevano collegare in quanto in capo allo stesso soggetto proponente. Come si vede, c’erano varie possibilità di contemperare l’esigenza di lasciare aperta al mercato la possibilità di partecipare liberamente alle gare, con quella di garantire che non si formassero situazioni di predominio di un solo concessionario su una pluralità di arenili. Una possibilità del genere avrebbe consentito a chi esercita da anni questa attività di avere una o più chances di riserva, nel caso che la spiaggia sulla quale aveva lavorato per anni e per la quale aveva fatto naturalmente un progetto ed un’offerta, fosse stata aggiudicata ad un altro.

Ora, tuttavia, costringendo all’obbligo di fare una domanda soltanto, chi ha perso si vedrà costretto o a cambiare mestiere o a fare il bagnino dipendente, oppure ….a fare ricorso. Un ricorso che, come abbiamo scritto più volte, due mesi fa, potrà, sussistendone le condizioni, essere rivolto contro l’esito della singola aggiudicazione, oppure, in via generale, contro lo stesso bando, che, come abbiamo scritto più sopra, contiene prescrizioni che potrebbero essere interpretate come contrarie alla stessa direttiva Bolkestein, nel suo spirito e nelle sue finalità più autentiche. Oltre che contro molte norme “cervellotiche” che lo stesso bando contiene, alle quali, tuttavia, chi aveva in animo di competere ha dovuto, suo malgrado, assoggettarsi.

Ma la questione delle spiagge dell’arenile di Pietra Ligure non si risolve con l’aggiudicazione delle concessioni balneari.

Resta sempre il problema del mancato rispetto della quota del 40% di spiagge libere, che non è per nulla stata raggiunta.

Ricordiamo che questa percentuale deve essere individuata entro il termine ultimo del 30 Settembre 2027.

Abbiamo letto pochi mesi fa, sconsiderate dichiarazioni rassicuranti dell’assessore che vantava una percentuale di spiagge libere intorno al 38% del totale complessivo. Tuttavia, si è visto che questa era solo una millanteria, visto che gli atti progettuali ufficiali depositati e redatti dall’ufficio tecnico comunale individuavano questa percentuale nell’attuale 35,43% che sarebbe passato al 37,62%; percentuali, tuttavia, “artificiose“, ottenute tramite la sommatoria di fantomatiche spiagge libere come quella irraggiungibile di 12 metri, sugli scogli sotto il palazzo del cantiere o quella tra i bagni Flora ed i bagni Gino, classificata “libera”, di m.16,20, ma riservata al campo solare, che, quindi, segue un po’ le regole come se fosse una colonia ed è di fatto preclusa alla frequentazione dei bagnanti per quasi tutta la giornata.

Oppure, quelle spiagge considerate “libere” poste nel levante, ma sostanzialmente degli interstizi tra le spiagge private o accessi polverosi alle scogliere dei moli. Il fatto che per una spiaggia di soli 9 metri lineari non siano state fatte richieste di concessione e, quindi, sia rientrata nel novero delle “libere” non cambia nulla. Vista la situazione, ben altre, per ottenere la percentuale del 40% di spiagge libere, avrebbero dovute essere le disponibilità di metri di arenile. Come si vede, al di là della propaganda dell’Amministrazione comunale, la “questione spiagge” a Pietra Ligure è ancora ben lungi dall’essere risolta. “Molti nodi importanti devono ancora venire al pettine“….

*Mario Carrara, consigliere comunale della Lista Indipendente per Pietra


M.Carrara

M.Carrara

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