In questa storia non si tratta di misteri storici o di ‘gialli’ irrisolti. Ci sono carenze umane, procedurali o volontà italiote di nascondere la storia o di buttare quel che c’era prima per costruire qualcosa di nuovo, a volte inutile o dannoso.
di Ezio Marinoni

Partiamo dall’inizio. L’abate Goffredo Casalis, nel 1849, parlando dei torrenti savonesi, descrive il ponte delle Pile (o della Consolazione) e i resti più antichi di arcate e piloni ancora esistenti al di fuori dell’alveo del torrente Letimbro. Il ponte di cui ci occupiamo oggi è il quarto nella sua descrizione.
« Torrenti. Il Letimbro scorre a ponente di Savona, a piè del borgo da basso; scende dai gioghi di Montenotte, passa vicino al santuario della Madonna, a s. Bernardo in Lavagnola; si tragitta su quattro ponti principali, che sono:
1.° Quello che dà accesso alla piazza del Santuario: è di un solo e piccolo arco: si crede che sia stato eretto nel 1588 unitamente alla strada che a quel santuario conduce: veniva distrutto dalle piene nell’anno 1654.
2.° Il ponte d’Olivero tra s. Bernardo e Lavagnola.
3.° Il ponte di s. Martino presso Lavagnola che serviva all’antica strada del Piemonte: fu costrutto nel 1.264; formato di un solo arco in mattoni ha 22 metri di corda, e ha metri 60 di freccia.
4.° Il ponte della Consolazione, così nominato da una chiesa vicina: fu detto anticamente delle Pile, e venne riedificato nel 1312: ha due archi, uno di 25 metri, l’altro di 10 metri di corda. Due altri archi nascosti nell’orto attiguo appartenevano all’antico ponte, formati in pietre riquadre come il ponte lungo d’Albenga. »
Per collocare il contesto, specifico che la chiesa della Consolazione menzionata dal Casalis è l’attuale chiesa della Consolazione e di Santa Rita, fondata nel 1487 dagli Agostiniani Osservanti, dal 1995 in uso a favore della comunità ortodossa rumena.
Va, inoltre, precisato che i terreni che, allora, erano orti al livello del greto del torrente, dopo il 1926 vengono ricoperti dal terrapieno ferroviario utile a costruito l’edificio delle “Squadre Rialzo” (per la manutenzione dei locomotori dei treni delle Ferrovie), demolito pochi anni or sono.
Nel 2015, durante una campagna di scavi archeologici,emerge il lato sud di una prima campata interrata del ponte medievale;
In quello stesso anno, la Società Savonese di Storia Patria, benemerita associazione culturale locale fondata da Paolo Boselli, interviene sul tema, con una nota storica del 27 maggio:
Un articolo del quotidiano “La Stampa” (Savona e Provincia) del 19 agosto 2015, a firma di Elena Romanato, segnala i primi lavori sul ponte, per la “messa in sicurezza del Letimbro”. L’antico manufatto è denominato “ponte delle casse” e non “delle Pile”: non sappiamo se per un refuso giornalistico o per una errata comunicazione da parte del Comune di Savona.
Il Decreto emanato il 21 febbraio 2017 dalla Segreteria Regionale per la Liguria del Ministero dei beni e della attività culturali e del turismo si occupa di quanto riportato alla luce durante i citati scavi archeologici condotti negli anni 2015-2016 dalla Soprintendenza Archeologica, sotto la rampa di accesso che da via Luigi Corsi sale verso l’attuale ponte “della Consolazione”.
Il testo così recita e decreta:
« il bene denominato resti del ponte delle Pile, Provincia di Savona, Comune di Savona. località via Corsi (inglobato nel sedime del selciato stradale), distinto al C.T. al Fg. 8 mapp. s.n. (parte) è dichiarato di interesse culturale ai sensi dell’art. 10 comma 1 del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 e s.m.i., e rimane quindi sottoposto a tutte le disposizione di tutela contenute del predetto Decreto Legislativo. »

Nel 2018 il Comune di Savona, guidato dal Sindaco Ilaria Caprioglio, ottiene l’autorizzazione a rimuovere quanto tutelato dal citato decreto del 2017: e così avviene, fra omertà e indifferenza, che le antiche strutture vengono rimosse. Non ci sono notizie sul destino dei materiali: le pietre sono state numerate e immagazzinate in qualche luogo, oppure tutto è stato avviato a una discarica?
In questa lunga vicenda di misteri e meschinità umane e di poco rispetto verso la storia archeologica savonese, infine, nel mese di novembre 2025, viene portato alla luce il lato nord; ne abbiamo dato notizia il 5 marzo 2026 (Trucioli, Anno XIV, Numero 29):
Ora, dopo i danni prodotti dal fascismo e dalla Giunta Caprioglio, sullo stesso ponte vi è un progetto di piccola arginatura del torrente Letimbro nel tratto di circa settanta metri a monte del ponte stesso: sul cartello esposto, che tutti possono leggere lungo la rampa d’accesso al ponte sul corso Mazzini, è prevista la realizzazione di una “varice“, ovvero un’arginatura obliqua che dal muro (lato centro città’) della nuova campata del ponte realizzata nel 2018, sulla quale i savonesi passano a piedi e in auto da 8 anni, andrà a raggiungere l’argine attuale.
Ci auguriamo l’attuale amministrazione comunale (Sindaco Marco Russo) riesca a trattare con il dovuto rispetto un reperto archeologico che risale al Duecento, ma non è dato sapere nulla in più del nuovo progetto di lavoro e della modalità attuative e operative.
Si potrebbe concludere: quanti misteri, passati e presenti, aleggiano intorno all’antico “Ponte delle Pile” di Savona? Varrebbe la pena di ambientarci una storia o un film a sfondo giallo o, meglio, un “cold case” sulle pietre già scomparse.
Ezio Marinoni
2/DAL SITO INTERNET DI STORIA PATRIA-Il ponte della Consolazione, presente nel 1178 (forse anche prima?)

Da Savona mi giunge la segnalazione di questa interessantissima scoperta archeologica: alcune arcate ancora integre del trecentesco Ponte delle Pile, emerse nell’ambito della messa in sicurezza del torrente Letimbro. Mi si dice, però, che a tale ritrovamento debba seguire la demolizione, per altro autorizzata dalla Soprintendenza. La cosa mi sembra inverosimile e mi auguro che le mie informazioni siano sbagliate. Chiedo pertanto agli amici savonesi notizie in merito. La città ha già tanto perso con le devastazioni della modernità, e se dovesse perdere anche questa meraviglia, sarebbe davvero troppo!
27 MAGGIO 2015- Detto anche il ponte di Santa Rita: tanti nomi per un unico ponte in un luogo ben conosciuto ai savonesi perchè su una delle strade fondamentali tra le due sponde del Letimbro. Ed anche una occasione importante per conoscerlo meglio e per seguire i lavori in corso, augurandoci che quanto sarà rinvenuto possa essere tutelato al meglio.
Quante volte il ponte cambio nome? Da ottocento anni a questa parte ne ricordiamo almeno tre. Il primo è ponte delle Pille, nel pieno medioevo, con il dubbio toponomastico di che cosa fossero quelle pille nominate già il 13 marzo 1178, quando il savonese Arnaldo Iolta legò nel suo testamento la consistente somma di 20 lire per costruire il ponte (operi pontis, ad Pillas).
Poi ponte della Consolazione e di Santa Rita, dal nome della chiesa del quartiere omonimo, oggi sacrificata per il terrapieno dell’argine, in una posizione tale che chiunque avesse attraversato il famoso ponte doveva vederla. Visto che i ponti furono continuamente fatti e rifatti, non è detto che quello del legato del 1178 sia stato il primo ponte esistente in quel luogo: la speranza segreta degli storici e che qualche resto di un ponte precedente (romano?) possa vedere la luce.
L’immagine che proponiamo è una delle più antiche: risale agli anni intorno al 1625, ed è opera di uno dei grandi savonesi, Orazio Grassi, che ci ha restituito anche la prima pianta realistica di Savona. In alto possiamo vedere la chiesa di Santa Rita (il ponte arriva a sfiorarla) e prima via Luigi Corsi; intorno una campagna coltivata in cui esistono pozzi, case rustiche ed orti.
