E’ difficile immaginare che una storica città dove l’industria del ‘cemento, mattone, cazzuola’ ha prosperato e prospera in lungo e in largo, terra di costruttori oggi senza operai, si ritrovi a ricordare l’ultimo veterano artigiano muratore. Aldo Olmi ora riposa nel camposanto del capoluogo dove ha realizzato diverse cappelle per famiglie loanesi, altre nel nuovo camposanto delle Berbene.
Aldo Olmi una vita nei cantieri, soprattutto nelle costruzioni o ricostruzioni famigliari. Un’attività da professionisti del mestiere che non conosceva orari e costava fatica. E ai nostri giorni i loanesi muratori non sono neppure più mosche bianche. Sono quasi tutti romeni, albanesi, bulgari, moldavi, egiziani. Sono loro gli unici titolari di imprese edili che lavorano in appalto e subappalto. In città operano ancora un paio di piccole imprese di famiglie calabresi.
I famigliari, i parenti, gli amici si sono ritrovati nella chiesa parrocchiale per l’ultimo addio a Aldo Olmi, 91 anni. Una testimonianza di affetto e vicinanza anche ai famigliari colpiti dal lutto.

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Aldo apparteneva alla generazione delle persone rette, rispettose, leali, empatiche, premurose, coerenti. La virtù del lavoro onesto, del ‘basta la parola‘ per rispettare un impegno. L’esempio del buon padre e marito, del nonno, della famiglia unita. Aldo ha lavorato una vita nell’edilizia che negli anni ho ‘prodotti’ ricchezze, ricchi e spesso sviluppo fine a stesso tenuto conto che nella stragrande maggioranza dei giovani laureati e diplomati trovano un impiego fuori città, provincia, regione o persino all’estero. E non mancano i giovani capitani di navi da crociera e non.
Alla fine del 2022, i cittadini del comune di Loano iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) erano 556 (su un totale di circa 10.700 residenti effettivi). La Camera di Commercio indicava 248 maschi e 308 femmine. Nel frattempo se ne sono aggiunti una settantina.
Aldo non si è arricchito speculando, approfittando del boom di seconde case, la sua ditta famigliare non aveva bisogno di ‘conoscenze e spintarelle’ per fare affari, assicurarsi un malloppo da bengodi. Ha realizzato per se e per i suoi cari un tetto di proprietà a cui tutti aspirano, ma per molti resta purtroppo un miraggio. Aldo ha trascorso una vecchia serena, accanto alla sua Lorenzina e assistito nella mobilità, tra le poche cittadine/i di Peagna (Ceriale) ancora in vita. Aldo che si è preoccupato fino agli ultimi giorni del futuro dei nipoti e pronipoti, i risultati a scuola e quella domanda abituale: cosa vuoi fare da grande? Un’apprensione affettiva, quasi una tutela educativa, così come aveva cresciuto all’onore del mondo la figlia e i due figli. Aldo che non si era mai tirato indietro nell’aiuto e nel supporto e che poteva essere orgoglioso del genero Luciano Lazzari, uno dei due giornalisti professionisti, ora pensionati, ancora in vita a Loano. I coniugi Lazzari che hanno pure scelto la seconda casa nel relax dei ‘Laghetti’ di Calizzano. Lontano, si direbbe, dal logorio della vita moderna in città.
La messa funebre è stata celebrata da don Antonello Dani che ha ricordato, senza enfasi e panegirici, la figura di Aldo, ‘cittadino qualunque’, che non era stato attratto dai salotti e salottino amici degli amici, con le virtù del lavoro, dei sacrifici, e perché no, delle ansie, che ci accompagnano lungo il commino della vita. Aldo amava Loano, felice quando con la carrozzina elettrica raggiungeva il centro città e poteva incontrare qualche conoscente. Un saluto, un sorriso, un augurio.




2/IL LIBRO DI SERGIA MONLEONE- Cresciuto in Piemonte, di famiglia siciliana, il commissario Primo Miraggio studia a Genova e lì intraprende la carriera in polizia. La sua vita trascorre placida, posto che tale si possa considerare l’esistenza di un uomo tanto testardo, acuto, intransigente. Adagiata sul conto alla rovescia verso la pensione, la vita del commissario collide con quella di Mirna, una donna diversa in tutto, opposta e complicata anche più di quanto il commissario pensi di essere disposto a tollerare, in un Big Bang devastante proprio perché inaspettato. Primo e Mirna sono reciproca fonte di sorpresa, gioia, preoccupazione, paura, complicità, confidenza, rispetto, considerazione e amore: due vite capovolte, sconvolte, messe sottosopra a vicenda tra le fitte maglie di una trama a tinte gialle. Perché “ciò che nasce tondo non muore quadrato. Può diventare ovale, se proprio insiste…”.Ha vinto il premio speciale della giuria nella sezione inediti di Garfagnana in Giallo 2025 questa terza indagine del commissario Primo Miraggio creato da Sergia Monleone, scrittrice italo-tedesca.
In primis per la perfetta caratterizzazione psicologica del commissario di cui è impossibile non innamorarsi sin da subito. E poi per quella di sua moglie Mirna, medica ospedaliera, della suocera tedesca Gìsela (e con lei si diverte l’anima tedesca dell’autrice…), del suo magico staff, soprattutto di Ilaria Saccardi della Scientifica: complimenti!
Deliziosa anche l’ironia cha caratterizza i dialoghi tra Primo e il suo staff, piena di affetto, di riconoscenza per la collaborazione e di scherzose prese in giro sulla non conoscenza delle lingue straniere: brava!
E complimenti, naturalmente, per la trama alquanto intrecciata e densa di numerosi/e co-protagonisti/e che potrebbero essere tutte/i colpevoli, per motivi diversi, del rapimento che dà il via alla storia e che è il perno centrale attorno a cui ruota la vicenda; perfetto l’epilogo con un finale a sorpresa, un vero colpo di scena: standing ovation!
4/PELLEGRINAGGIO – Medjugorje, piccolo paese nella Bosnia-Erzegovina, diventato famoso in tutto il mondo per le apparizioni della Beata Vergine Maria iniziate nel 1981. Questo luogo di pace e preghiera attira pellegrini da ogni angolo del globo, offrendo un’esperienza spirituale profonda. l Vaticano ha concesso il “Nulla Osta” per il culto pubblico a Medjugorje, approvato da Papa Francesco. La Chiesa riconosce l’abbondanza dei frutti spirituali (conversioni, vocazioni, preghiera), ma non si esprime sulla soprannaturalità delle apparizioni né sull’origine dei messaggi. I fedeli sono liberi di credervi o meno. 
