Pochi giorni fa, sulle pagine di Trucioli.it, affrontando la vicenda del ripetitore di Boissano, è stata posta una domanda che andava oltre la singola pratica amministrativa. Titolo: Se il malgoverno si trasforma in lesione della reputazione e credibilità dell’ente pubblico agli occhi di 1.200 cittadini. Busillis unico in Italia? Forse sì (1.416 visualizzazioni)
Il ragionamento non si è limitato al merito tecnico della vicenda, non spetta alla stampa stabilire eventuali responsabilità sul piano penale o contabile, saranno gli organi competenti, nel caso e nelle sedi proprie, a valutare ogni profilo. Anche se le delusioni di chi chiede giustizia non mancano e si danno tutte le colpe ‘alle toghe rosse’. Procure della Repubblica, Tribunali, Corte dei Conti.L’attenzione è stata rivolta a un altro piano, spesso sottovalutato: quello della reputazione dell’ente pubblico. Perché un’amministrazione non vive soltanto di atti formalmente adottati, ma anche della fiducia che riesce a costruire nei liberi cittadini.
Così come ricostruita negli anni attraverso ricorsi, interventi istituzionali e pronunciamenti amministrativi, la vicenda ripetitore telefonico ha mostrato quanto una gestione percepita come poco trasparente possa produrre conseguenze che vanno oltre il singolo procedimento. Il richiamo alla trasparenza e al corretto rapporto tra amministrazione e cittadini diventa allora un valore democratico prima ancora che un tema tecnico.
La domanda che emergeva era se quelle “zone d’ombra” fossero episodi isolati, alla ribalta per una combinazione di fattori particolari, oppure il sintomo di un problema più ampio: quanto spesso certe situazioni riescano a emergere e quante, invece, rimangano invisibili.
Il caso ha voluto che, pochi giorni dopo, esplodesse il bubbone Ceriale, conseguenze imprevedibili, con un’indagine che coinvolge l’amministrazione comunale (o parte di essa) e che, indipendentemente dagli esiti giudiziari (la verità giudiziaria non sempre collima con quella reale) che saranno stabiliti dalla magistratura, ripropone un tema analogo: quello della credibilità e della reputazione di un’istituzione pubblica quando, a causa dei suoi comportamenti, viene investita da sospetti e accertamenti che non sono mai casuali.
Anche qui vale una premessa doverosa: le indagini non sono sentenze e le responsabilità individuali devono essere accertate nelle sedi competenti. Ma la dimensione pubblica del problema esiste già nel momento in cui una comunità si interroga sul funzionamento della propria amministrazione civica, quella che rappresenta il primo tassello nei rapporti con lo Stato.
Colpisce che tutto questo accada in un territorio ristretto, quello della provincia savonese e negli ultimi anni non sono mancati episodi che hanno alimentato discussioni, polemiche sempre presenti, a volte polveroni, sul rapporto tra cittadini, politica e istituzioni.
Chi segue Trucioli.it (ci sia riconosciuto almeno il ‘senza bavaglio’) conosce bene il tema delle zone d’ombra amministrative: non necessariamente perché ogni ombra nasconda un illecito, ma perché ogni volta che le decisioni pubbliche diventano difficili da comprendere, ogni volta che il cittadino percepisce disparità, eccezioni o percorsi poco leggibili, molto di opaco, si indebolisce qualcosa di essenziale: la fiducia, poco importa se anche nell’informazione mediatica non mancano i vassalli.
Situazioni che partendo dal “basso” delle amministrazioni locali possono arrivare a coinvolgere l’immagine di quella provinciale. E Savona non fa eccezione.
Sempre nelle pagine di Truciol.iti è stata ironicamente esposta la vicenda delle procedure antisismiche legate alle sopraelevazioni a Boissano e alle interpretazioni introdotte dalla Provincia di Savona. Nessuna smentita, rettifica o almeno chiarimenti per i cittadini. Senonché accade ciò che per il nostro blog è quasi un ‘abbonamento‘. Ricevere, da studi legali, per conto dei clienti citati negli articoli, diffida a rimuoverli per il ‘diritto all’oblio‘. Avete capito bene. Non reagiscono quando vengono citati con nome e cognome, lo fanno quando la notizia perde l’interesse pubblico e l’attualità. E lo contestiamo, resistendo a nostra volta attraverso un legale. La giurisprudenza, in genere, ritiene che si possa richiedere la deindicizzazionedopo 2-5 anni dalla pubblicazione.
In quel caso (procedure antisismiche connesse alle sopraelevazioni) il registro scelto è stato quello dell’ironia, proprio per evidenziare una percezione: quella di un iter descritto come talmente particolare, da suscitare interrogativi e sorpresa. Non si è trattato di anticipare giudizi sulla legittimità degli atti o sulle competenze degli enti coinvolti, aspetti che spettano agli organismi preposti, ma di mettere in evidenza il tema della comprensibilità delle decisioni amministrative.
Quando una scelta tecnica, una procedura o un’interpretazione normativa risultano difficili da spiegare ai cittadini, il rischio è che si alimenti una distanza, una perdita di fiducia anzichè di collaborazione, tra chi amministra e chi subisce o osserva le decisioni. Ed è proprio in quella distanza che possono nascere dubbi, percezioni di disparità e interrogativi sulla uniformità nell’applicazione delle regole. E’ quanto spiegano, spesso, gli avvocati ai loro clienti.
Il problema, ancora una volta, non è soltanto la correttezza formale dell’atto amministrativo, che deve essere valutata nelle sedi competenti, ma la capacità delle istituzioni di rendere comprensibili le proprie scelte e di preservare quel patrimonio immateriale che si chiama fiducia, a partire dal proprio sindaco, dal suo vice, dai membri di giunta, dalla maggioranza consiliare. A volte è silente la stessa minoranza (o opposizione) che ha il dovere istituzionale di esercitare il controllo e la vigilanza sull’operato della maggioranza, garantire la trasparenza amministrativa e proporre alternative concrete nell’interesse della collettività.
Salendo ancora di livello amministrativo è doveroso ricordare il ‘sistema Toti‘, l’ex presidente della Regione Liguria e che ha rappresentato il caso più evidente di una crisi di immagine delle istituzioni regionali, con un intreccio giudiziario e politico che ha avuto un forte impatto sulla percezione pubblica.
Dal vertice regionale fino alle realtà comunali, una successione di episodi differenti rischia di produrre una pericolosa assuefazione delle coscienze: la sensazione che ciò che dovrebbe apparire anomalo finisca progressivamente per essere considerato normale.
È anche in questo clima che si può leggere il progressivo allontanamento di molti cittadini dalla partecipazione politica a livello nazionale. Da una parte chi, scoraggiato, rinuncia al esercitare il diritto al voto; dall’altra chi sembra adattarsi a un’offerta amministrativa percepita come sempre più ristretta, con protagonisti che ritornano ciclicamente al centro della scena pubblica. Per il primo ventennio l’affluenza è oscillata tra l‘87,90 e il 92,2 degli aventi diritto al voto. Ora abbiamo toccato il fondo, sempre a livello nazionale, del 52,3%. Con punte del 34, 6% in alcune aree del paese, soprattutto al Sud.
Il problema più grave, forse, non è soltanto ciò che eventualmente verrà accertato dai tribunali. È ciò che accade prima: quando i cittadini iniziano a pensare che le regole non siano sempre uguali per tutti, che la trasparenza sia una concessione e non un dovere, che la distanza tra amministratori e amministrati diventi fisiologica. Domanda: è quanto sta accadendo a Boissano? O siamo di fronte a ‘qualunquisti’che hanno un certo seguito tra i cittadini informjati?
Quando si diffonde l’idea che per contare occorra appartenere al “giro giusto”, la conseguenza più pericolosa è che l’eccezione smetta di apparire tale. L’anomalia, lentamente, rischia di diventare sistema. E ciò che dovrebbe interrogare la politica e le istituzioni finisce per essere accettato come normale. Un ‘tutto il mondo è paese’.
Una democrazia vive anche della qualità della sua amministrazione quotidiana. Quella che parte dal basso si suole dire. La reputazione delle istituzioni non è un semplice dettaglio d’immagine: è parte integrante del loro patrimonio.
(redazione Trucioli.it).
2/Belfador: il diavolo che assicura protezione.
Carissmo ‘amico’ assessore (Carieri geologo e libero professionista che non vive di politica) hai gestito e pilotato i 100 mila euro di denaro pubblico nell’ll’invaso di Boissano. 100 mila per manutenzione ripristino e messa in sicurezza e poi 650 mila € per ‘liberarsene’. I cittadini di Boissano (e non) speriamo abbiano letto quanto hai scritto. I finanziamenti arrivano e sono approvati da Genova….
Cosa ne pensa del diavolo Belfagor la presidente del Consiglio comunale Laura Maiellano, impiegata contabile? Chiederà almeno consigli di buona amministrazione a ‘zia Enrica’ che da assessore fotogenica del Comune di Loano fa la guardia a come vengono spesi i soldini della comunità.
Il consigliere comunale Stefano Corona, collaboratore professionale sanitario, esperto del campo sportivo del paese, già consigliere comunale nel terzo mandato di Rita Olivari alla quale va riconosciuto il dialogo e collaborazione (elettorale?) con la Devincenzi.
Il capogruppo consiliare di maggioranza Angelisa Marengo, impiegata presso uno studio professionale di commercialista
Ingegnere Daniela Cabrini, studio tecnico a Loano ma non fa parte del ‘ghota pigliatutto‘ a Ceriale, Borghetto, Loano, Pietra Ligure, Borgio Verezzi. Da diavolo giuro che non ho letto delibere di approvazione varianti al Puc in cui è direttore dei lavori- progettista. Speriamo almeno che, come tecnico, a Boissano, non l’abbiano tenuto alla larga.
2/INFORMAZIONE UTILE PER I CITTADINI- Per chi fa compostaggio occorre superare l’esame per essere iscritti all’albo Compostatori del Comune di Residenza

