Intorno agli anni ’70, quindi 50 anni fa, il Consiglio comunale di Pietra Ligure istituì la “Commissione Spiagge“; venne istituita “a furor di popolo“, nel periodo in cui si stava attuando la progressiva “privatizzazione” dell’intero arenile pietrese; commissione chiesta dalla Sinistra ed in particolare dal P.C.I di allora, per difendere quel che restava delle spiagge libere dall’essere date in concessione.
di Mario Carrara*
Chi lo ricorda, rammenterà che ne fece parte per anni in rappresentanza di quel Partito, il consigliere Gianni Lorenza. E la “privatizzazione” progressiva dell’arenile si fermò. Non vennero più rilasciate concessioni e le spiagge risultanti dall’intervento di quegli anni sono, grosso modo, tra libere e private, quelle che sono arrivate fino ai nostri giorni. L’azione della “Commissione Spiagge” di allora diede dei frutti positivi.
I nostri giorni…. Dopo 50 anni, nel 2026, si è posta, di nuovo ed in modo dirompente, la questione “spiagge“.
La direttiva “Bolkestein“, le leggi della Regione Liguria che nel 1999 e nel 2006 hanno stabilito le quote minime di spiagge libere in ogni Comune pari al 40% del totale e, in ultimo le sentenze del TAR Liguria che hanno annullato le delibere comunali che prorogavano illegittimamente la durata delle concessioni demaniali, sono gli elementi che hanno scatenato la rivisitazione di tutta la materia.
In questi giorni abbiamo assistito alle ultime puntate della vicenda. Il Consiglio comunale di Pietra Ligure, che il Sindaco da Gennaio aveva dato più volte, come di imminente convocazione per approvare il nuovo PUD, ma mai convocato, finalmente si è svolto perché autoconvocato a termini di legge dall’opposizione; in particolare, per discutere dell’istituzione di una commissione consiliare che redigesse quella cosa “delicatissima”, più che difficilissima visti gli interessi e gli equilibri che tocca, rappresentata dal nuovo PUD, il Piano degli Arenili.
La maggioranza “Devincenziana” del consiglio ha, tuttavia, “bocciato” l’istituzione della nuova Commissione “ad hoc” sul PUD. Le motivazioni? Sostanzialmente queste: nonostante la situazione di incertezza giuridica, l’Amministrazione De Vincenzi ha fatto tutto benissimo e, con i bandi pubblici, attribuirà le nuove concessioni che riguardano l’intero arenile demaniale di Pietra Ligure; solo successivamente al completamento dell’iter dei bandi per le concessioni private, l’amministrazione avrebbe portato in Consiglio, di fronte a tutti, il nuovo PUD per la sua approvazione. Anche qui, con una motivazione che ha lasciato allibiti perché puramente aleatoria
nelle sue conclusioni perché senza alcuna certezza, cioè: se, nell’espletamento del bando, ci fossero state “rinunce” a qualche spiaggia, nel senso che non fossero state presentate offerte, quelle spiagge sarebbero diventate “spiagge libere“, aumentandone, così, la percentuale disponibile.
Com’era da aspettarsi, tuttavia, questo esito dell’incanto non si è certo risolto nel modo sperato invano dall’Amministrazione comunale, bensì solo per una spiaggia, tra le più piccole, non ci sono state offerte, così i metri ad essa già corrispondenti sono entrati a far parte di quelli delle “Spiagge Libere”. Ma che importa? La spiaggia in questione era, “è”, appunto, una microspiaggia; il suo fronte totale è di soli 9 metri… L’apporto in termini di nuovi metri di spiaggia libera è, quindi, irrisorio. Sono ben altri, come quantità, i metri di arenile di cui ci sarebbe necessità per arrivare al fatidico 40% che non si raggiunge in ogni modo.
Il 38,5% di spiagge libere che non esiste.
E fa specie che anche durante la discussione consiliare la giunta abbia ancora parlato del 38,5% di spiagge libere già raggiunto, che è una cosa NON VERA, perché contraddetta dagli stessi documenti ufficiali redatti dal Comune, dove è scritto testualmente che la percentuale attuale di spiagge libere è del 35,43%.
Se negli atti ufficiali è attestata la percentuale del 35,43% e poi a parole affermare che, invece, è al 38,5%, significa dire una menzogna; utile solo a fare “propaganda” ed a dissimulare una situazione come “quasi regolare” o favorevole. Cosa che, invece, non è.
E la conseguenza dell’esito del bando attuale, poiché tutte le concessioni riguardano tutto il completo arenile e verranno rilasciate per tempi più o meno lunghi anche di vent’anni, sarà, nei fatti, quella di impedire che la percentuale di spiagge libere prevista dalla legge sia mai raggiunta.
Eppure, checché qualcuno sostenga la tesi che in seguito all’emendamento “Invernizzi“ quella percentuale del 40% non debba più essere rispettata, non è mica detto e sicuro che sia così. Il 30 Settembre del 2027 resta sempre la data ultima per il suo raggiungimento. Come si potrà fare se ci si accorgerà, invece, che si tratta di un dato imprescindibile da rispettare? A cosa saranno valse le tesi degli “azzeccagarbugli” che oggi vorrebbero che non si rispettassero le leggi, ma che si lasciasse tutto com’è? Si dovrà rimettere tutto in discussione a concessioni già “assegnate“? E con quali conseguenze? E con quali responsabilità? E di chi?
Essendosi riproposto, dopo 50 anni, con questa virulenza, il problema “spiagge”, non era questa l’occasione più adatta per riorganizzarle in modo razionale, approvando un nuovo PUD prima dei bandi ? Concessioni “squilibrate“, che passano da 9 metri a 82 metri di fronte mare?
Spiagge libere date sulla carta come tali, ma inutilizzabili.
E spiagge libere che sono tali solo sulla carta, ma che, in realtà non dovrebbero neanche essere considerate “spiagge“, come quei 12 metri sotto il palazzo del cantiere navale, che sono quasi inaccessibili e per di più composti solo da scogli dai quali emergono spuntoni di ferro? E che dire di quelle di pochi metri ricavate nei passaggi tra una concessione privata e l’altra o in prossimità degli scogli dei moli? E che dire della spiaggia di m.16,50 in centro, computata tra le “libere“, tanto per contribuire a fare la percentuale del 40%, ma che “libera non è” perché è inaccessibile a chiunque, visto che per la maggior parte del giorno è destinata al campo solare estivo, quasi fosse una “spiaggia riservata per una colonia“?
Quindi, la questione “Spiagge” non è stata risolta ed è ancora lontana dall’essere risolta da questa Amministrazione comunale, che in questi anni ha “tirato a campare” annaspando, senza un obiettivo chiaro e senza una politica di riorganizzazione degli arenili adeguata ai nostri tempi. Poi, è partita tardissimo e, quando sono arrivate le sentenze del TAR Liguria, è andata nel caos. Il bando, complicatissimo e dai costi elevatissimi, sta lì a dimostrare che si poteva far meglio. Ora alcune concessioni di diverse spiagge verranno “combattute” fra contendenti con offerte economiche diverse per peso e valore. Ci sarà chi perderà. Il non aver consentito agli imprenditori di fare offerte per più spiagge a pena di esclusione totale dalla gara, oltre ad essere cosa contraria al libero mercato, comporterà che chi, magari, si vedrà sottratta la spiaggia che aveva gestito da tempo, non avrà una possibilità di riserva, ma si dovrà rassegnare a cambiare mestiere, oppure a passare da concessionario a “dipendente” oppure a fare ricorso.
I probabili ricorsi- E visti i rilevanti interessi in gioco, i ricorsi “dei secondi” è molto probabile che ci saranno. Materia cui “attaccarsi” per fare ricorso, in teoria, ce ne potrà essere quanta se ne vuole. Vedremo se sulla validità dello stesso bando di gara (che rimetterebbe tutto in discussione), che su singoli contenuti dello stesso; o, magari sulle stesse decisioni della commissione aggiudicatrice, ma questo si vedrà a posteriori.
Per intanto, non resta che prendere atto che si è persa l’ennesima occasione per rimettere a posto, riorganizzandolo, un intero settore. Ma non lo si è voluto fare. Le conseguenze, se ci saranno, le vedremo. Abbiamo proprio l’impressione che la questione delle spiagge a Pietra Ligure non sia affatto conclusa.
*Mario Carrara, consigliere comunale della lista Indipendente per Pietra

