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Liguria e Basso Piemonte

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Loano, dopo 154 anni, rinuncia alla stazione ferroviaria. L'”ingegnere improvvisato” colto in fallo (di memoria) dal Comitato Territoriale


E’ lui o non è lui il popolare ‘ingegnere improvvisato’, a corto di memoria storica e di atti comunali? Parliamo del sessantennale progetto binari a monte si o no, mantenere la stazione con i suoi 154 anni di vita oppure rinunciarvi a favore di Borghetto, ai confini con Toirano, a 6 km dal centro di Loano.

Via stazione, via passaggi a livello, via deprezzamento di alloggi costruiti a ‘protezione'(?) della ferrovia. Tutti in marcia sulla ciclopedonale che gli oracoli annunciano come manna dal cielo: ritorno al turistica di qualità che non lesina spese per la gioia di commercianti ed esercenti. Nell’imperiese la ciclovia non riesce ad interrompere la chiusura senza fine di attività. Con qualche delusioni di chi si era illuso. Ma non accadrà a Loano dove studi socio economici di valenti architetti, gratificati da molte decine di progetti di ‘dolce cemento’, prevedono un’esplosione di benessere ed investitori in corsa per lavorare nella città dei Doria. Con un doveroso riconoscimento agli artefici che hanno scongiurato consumo di suolo con una galleria che attraversa il territorio. Unica città ad avere questo indiscusso privilegio. Altre località tra Finale e Andora devono fare i conti con migliaia di ettari espropriati e occupati dalla nuova linea ferrata. Almeno un piccolo grazie a chi non ama mettersi in mostra di fronte ai meriti, Claudio Scajola e Angelo Vaccarezza.

Una scelta condivisa dall’amministrazione comunale, maggioranza e minoranza. Uniti per il bene della comunità, dell’industria turistica, del treno a servizio dei pendolari. Il treno destinato a diventare un pilastro sempre più centrale e strategico della mobilità futura, guidato da investimenti massicci, innovazione tecnologica e imperativi di sostenibilità ambientale.

necessario riportare la discussione su un piano di realtà, al di là di slogan e proposte prive di concretezza”. Spiega Cepollina: “Si continua a sostenere che a Loano  ‘si possano fare i sottopassi’ come alternativa allo spostamento a monte. Si tratta di una tesi che non tiene conto della storia recente della città: una soluzione analoga è già stata studiata alla fine degli anni ’90 ed è stata respinta dai cittadini, perché avrebbe comportato un impatto urbanistico pesantissimo – nessun impatto pesantissimo invece per le nuove 400-500 seconde case realizzate in palazzoni graziosi e presto avremo pure un sfavillante grattacielo nel cuore urbano ndr, con rampe, tunnel e sovrappassi tali da dividere fisicamente la città e comprometterne la vivibilità. Riproporre oggi quella stessa ipotesi come soluzione innovativa significa ignorare dati concreti e scelte già compiute dalla comunità loanese”.

“Colpisce inoltre una contraddizione evidente nel dibattito: da un lato si sostiene il ‘no’ allo spostamento a monte, dall’altro si continua a evocare il raddoppio in sede – sottolinea Cepollina -. Su questo punto va fatta chiarezza una volta per tutte: no, non si può fare il raddoppio in sede a Loano. E prospettare la demolizione di edifici per far spazio a una seconda linea ferroviaria è, francamente, una follia. Al contrario, il raddoppio a monte tra Finale Ligure e Andora rappresenta oggi l’unico progetto reale, che ha già avviato il proprio iter autorizzativo e che si inserisce in una strategia complessiva di ammodernamento della linea ferroviaria nel Ponente. Le cosiddette ‘alternative’ raddoppio in sede, soluzioni sotterranee sotto l’attuale linea, sottopassi diffusi non esistono nella realtà operativa. Non esiste un progetto approvato, non esiste un percorso autorizzativo, non esistono tempi certi né coperture finanziarie. Nel frattempo, resterebbe in esercizio una linea ferroviaria risalente al 1872, che attraversa i centri abitati con numerosi passaggi a livello, generando problemi quotidiani in termini di traffico, sicurezza e qualità urbana”, sottolinea. Va inoltre ricordato un aspetto spesso ignorato dove il raddoppio ferroviario è già stato realizzato a ponente, il sedime della vecchia linea è stato trasformato in una straordinaria infrastruttura turistico-ambientale, la Pista Ciclabile del Ponente Ligure, oggi uno degli elementi di maggiore attrattività del territorio. Un esempio concreto di come un’infrastruttura moderna possa generare benefici non solo sulla mobilità, ma anche sul turismo e sulla qualità urbana. È quindi necessario essere chiari con i cittadini: o si realizza il raddoppio a monte progettato, oppure si accetta di mantenere l’attuale infrastruttura per i prossimi decenni. Non esiste una terza via concreta. Il confronto è sempre legittimo, ma deve basarsi su proposte realizzabili e non su ipotesi che, nella pratica, servono solo a rinviare ogni decisione”.

IL COMITATO TERRITORIALE RISPONDE: “Nel 1994 il Comune di Loano, nella persona del vice sindaco prof. Pietro Oliva, invitò l’ingegnere Ferrando De Simone  che illustrò le tecniche innovative di costruzioni sotterranee già realizzate in Europa e atte a risolvere il raddoppio nel tratto Finale- Loano…..La proposta tecnica prevede……”

2/FERROVIA A MONTE E SENTENZA CONSIGLIO DI STATO
 ALBENGA, NICOLA PODIO: “FALLIMENTO TOTALE E SOLDI PUBBLICI BUTTATI
L’architetto Nicola Podio capogruppo di minoranza con il centro destra

Il consigliere di minoranza, candidato sindaco del centro destra,  critica duramente l’amministrazione dopo la sconfitta in Consiglio di Stato: “PUC da rifare è una sconfitta per la città. Undici anni buttati e centinaia di migliaia di euro sprecati”

“Siamo di fronte all’ennesimo fallimento dell’amministrazione Tomatis. La recente sentenza del Consiglio di Stato sui terreni dove sorgerà la nuova stazione ferroviaria di Albenga certifica due fatti. Innanzitutto il PUC è definitivamente morto, e qualcuno dovrà spiegare ai cittadini albenganesi i soldi spesi per uno strumento che non solo non è mai stato operativo, ma soprattutto non ha tutelato i cittadini e le aziende del territorio. È inaccettabile che un’amministrazione comunale abbia costretto un’azienda privata a difendere i propri diritti fino al TAR e poi al Consiglio di Stato, dopo una prima sentenza già sfavorevole al Comune. L’amministrazione, invece di fermarsi, come la correttezza e il buon senso avrebbero suggerito, ha scelto di andare avanti, con il risultato di arrecare ulteriori danni a un soggetto privato che non ha potuto programmare la propria attività a causa di uno strumento urbanistico ritenuto lesivo delle sue legittime aspettative. A questo si aggiunge il danno economico: il Comune di Albenga è stato condannato a pagare le proprie spese legali e, come sempre, a farne le spese sono i cittadini. Se si costringono le imprese a difendersi in tribunale, come si può pensare che possano investire sul territorio? Questa è la pietra tombale sul PUC: dopo undici anni è rimasto chiuso in un cassetto e oggi va rifatto da zero. Centinaia di migliaia di euro pubblici spesi inutilmente, risorse che potevano essere utilizzate molto meglio. Presentato nel 2015 come un fiore all’occhiello, si è rivelato nei fatti tutt’altro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non abbiamo nulla, abbiamo speso ingenti somme pubbliche e ora si deve ripartire da capo. Gran bel lavoro, sindaco”.
LA RISPOSTA DEL SINDACO TOMATIS e dei consiglieri di maggioranza
“Spiace dover constatare, ancora una volta, che  il consigliere di minoranza Podio, oltre a non perdere occasione per polemizzare contro l’Amministrazione, dimostri di non saper interpretare correttamente una sentenza del Consiglio di Stato che, pur essendo di natura tecnica, risulta di facile comprensione, a differenza del suo comunicato.
La sentenza, infatti, non “boccia” il PUC – che sarà comunque utilizzato quale base di partenza per riprendere il percorso di pianificazione urbanistica,- ma non accoglie la parte di questo nella quale non è stata prevista la pianificazione delle aree circostanti la stazione di proprietà del privato.
Non si comprende pertanto quali siano i “soldi buttati” ai quali il consigliere Podio fa riferimento mentre costituisce una naturale prassi amministrativa quella di ricorrere al Consiglio di Stato di fronte a qualsiasi iniziativa giudiziaria intrapresa nei confronti dell’Ente.
Nessun ulteriore aggravio di spese é stato previsto per il Comune tanto è vero che il Consiglio di Stato ha previsto la compensazione delle spese del grado di giudizio.
Le scelte di fondo sono state comunque confermate tanto è vero che il Consiglio di Stato non ha contenstato la localizzazione della Stazione Ferroviaria a Bastia e ha anzi dato atto che il Comune di Albenga si è adeguato a scelte fatte da Enti sovraordinati.
Ringraziamo in consigliere Podio per l’attenzione che sempre ci dedica, ma come già fatto in altre occasioni, gli consigliamo di studiare meglio le pratiche ed informarsi presso gli uffici, prima di pubblicare certe notizie.

 


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