Briaco, orfano di convento e ladro per necessità, non è un eroe. È solo un ragazzo che ha imparato troppo presto che il mondo non premia i puri, ma li mette alla prova. E’ un notevole lavoro della coppia che scrive sotto lo pseudonimo di “Al Gancio”. Luca e Tigrena vivono a Stellanello. una piccola oasi di pace che non assoceremmo alla grande epopea della sci-fi (fantascientifica) . La loro opera, commercializzata su Amazon, si chiama Briaco. L’ultimo cavaliere.
di Simone Fresia
Il paese della Val Merula è una piccola oasi di pace che non assoceremmo alla grande epopea della sci-fi (fantascientifica) . La loro opera, commercializzata su Amazon, si chiama Briaco. L’ultimo cavaliere.
Gli autori sono intrisi delle letture della grande fantasy, dal Signore degli anelli a Dune, per passare ai mondi notturni di Lovecraft, ma anche, a parer mio, ai pianeti immaginifici di un Vance od anche di Mérou (il pianeta delle scimmie) o di Wells (isola del dottor Moreau). Si tratta di un mondo terribilmente reale, quello del pianeta Taurus, non utopistico né distopico, ma plausibile, in cui resti di gruppi di élite umani, sbarcati millenni fa, si contendono il predominio culturale, mentale e minerario. La fantasia degli autori raggiunge vertici quasi folli, sicuramente non conformati. Un romanzo adatto a tutti, leggibilissimo, mai gergale ma allo stesso tempo ideologico, o post ideologico.
Di seguito un estratto. Briaco guardò estasiato le nobili armature meccaniche, realmente indeciso su quale scegliere. Essendo prodotti artigianali, erano uno diverso dall’altro, e ognuno aveva il suo perché. Alla fine decise per un modello scarlatto come la spada sopra il suo medaglione.
La macchina aveva una mitragliatrice Gatling a vapore sulla destra e un braccio armato di una spada a catena sulla sinistra. Fra le gambe, un lanciafiamme. Indicò il mezzo al conte, che stava tracannando un’altra birra. “Ottima scelta, figliolo, ora il tuo mech ha bisogno di un nome…”
Briaco decise di chiamarlo “Zanne di Bellarius“, in onore a un eroe leggendario dei tempi andati. Il conte approvò. Da una bottega usci un omino minuto con una lancia termica e una scala, che usò per incidere il nome sulla macchina da guerra..
“Bene ragazzo,ora è tuo. Ricorda: hai diritto a un’incisione per ogni nemico ucciso in battaglia.” Poi, girandosi verso l’arena: “Quelli uccisi là dentro non valgono.”
Briaco entrò sul mezzo e chiuse lo sportello: ora vedeva il mondo dalla stretta fessura davanti a esso. Il conte gli parlò da una vecchia radio.
“Bel lavoro, ragazzo, è un nome strafico quello che hai scelto. Ora dirigiti nell’arena, vediamo se lo sai usare. lo ti osservo dalla sala di controllo.”
Briaco schiacciò l’acceleratore: la macchina iniziò a camminare verso la galleria che portava all’arena. II mech cremisi avanzò sbuffando olio e vapore, con passo pesante, lungo la galleria ad arco, fino ad arrivare a una grossa grata. Come da istruzioni, colpì la grata con la grossa spada a catena. Il conte, accortosi del suo arrivo, tirò una leva e “Zanne di Bellarius” entrò nell’arena.
Un’altra grata si alzò e un cromante spaventato fu spinto all’interno da bastoni elettrificati. La bestia lo guardò con un misto di odio e terrore, ma nei suoi occhi cangianti Briaco non riusci a trovare un minimo di umanità.
La voce del conte risuonò nell’abitacolo del mech. “Bene, ragazzo, non preoccuparti: è solo un vecchio. Vedi il mirino davanti a te? Portalo sulla sua testa e poi premi il pulsante sulla cloche che usi per ruotare il torso.”
Briaco segui le sue istruzioni: usando la cloche, ruotò il torso del mezzo fino a far collimare la testa del mostro con il mirino, quindi premette il pulsante. Tutta la cabina tremò quando il cannone Gatling iniziò a vomitare il suo carico di piombo sulla creatura.
Briaco aveva mirato bene, e la testa del mostro esplose in una macchia dell’orrendo e indefinibile colore del loro sangue. “Bel lavoro, ragazzo!” urlò il conte dalla sala di controllo. “Ora apri il portello refrigerato alla tua destra: c’è la tua ricompensa.”
Briaco obbedì e nello sportello trovò una birra ghiacciata che bevve con piacere.
Simone Fresia
